Serie A, la soluzione al declino? Serve più calcio
- Postato il 1 maggio 2026
- Sport
- Di Libero Quotidiano
- 0 Visualizzazioni
- 7 min di lettura
Serie A, la soluzione al declino? Serve più calcio
Ecco i dieci sintomi dell’anno terribile del calcio italiano. Dieci manifestazioni a diversi livelli, non per forza coerenti tra loro, di una malattia che, per essere curata, va prima diagnosticata.
1) Non facciamo gol. La media gol dell’attuale serie A è la più bassa degli ultimi 32 anni: 2.4 reti a partita. Ed è il campionato in cui si segna meno considerando i top-12 più le seconde divisioni dei top-5 europei (compresa quindi la serie B) e le tre competizioni Uefa. In Champions si segnano 3.5 reti a gara. Vuol dire che noi procediamo in direzione ostinata e contraria rispetto al calcio che conta.
2) Crisi di punta. Se Lautaro non ne fa 4 nelle ultime quattro, non ci sarà nemmeno un giocatore sopra i 20 gol. La classifica marcatori non è mai stata così povera anche perché il contributo degli italiani è nullo: Scamacca è il “migliore” con appena 10 reti, l’unico azzurro in doppia cifra e a malapena nella top-10. Non ci sono più i centravanti di una volta o forse, più semplicemente, gli attaccanti sono abbandonati a loro stessi.
[[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47509696]]
3) Si salvi chi può. La proiezione della quota salvezza al momento è di soli 32 punti. Se Cremonese e Lecce frenano ancora, si potrebbe andare sotto i 31 punti che sono il minimo assoluto (2021/22). E c’è ancora chi parla di 40... È il sintomo di una formato invalidante: le 20 squadre sono troppe non tanto peri calendari ingolfati, quanto perché la competitività è data dagli ultimi, non dai primi.
4) Abuso di 3-5-2. Tredici squadre di A su 20 usano il 3-5-2 o un suo simile. Il problema è che quasi tutti lo usano per soddisfare la mania del controllo (del gioco, dello spazio, dell’avversario, dell’episodio) tipicamente italiana. È figlio dell’ansia, della paura e dell’incapacità di lasciarsi andare al calcio del momento che invece premia la convivenza con il caos e la reazione al caso.
5) “Disoccupazione” giovanile. La Fifa pensa di introdurre l’obbligo di un Under 21 cresciuto nel vivaio in campo, e a noi farebbe tanto bene. La serie A è il top-campionato europeo a dare meno spazio ai giovani, nessuna squadra supera il 10% di minutaggio e alcune big sono addirittura sotto l’1%.
6) Chi va piano... Nel nostro calcio il pallone circola lentamente (7,6 metri al secondo contro i 10,4 m/s della Champions e i 9,2 m/s nelle altre top leghe europee) e i giocatori si muovono al rallentatore: i metri percorsi da un calciatore di A a una velocità maggiore di 25 km/h sono 164 contro i 188 di un giocatore in Premier. Siamo fuori dalle top-10 leghe per metri percorsi in sprint.
7) Ma quali duelli? Raccontiamo un calcio fatto di “uomo-su-uomo” e “duelli per il campo”, quando in realtà è proprio il duello, l’uno-contro-uno, a mancare: la A è ultima per dribbling e PPDA (fattore di aggressività nella pressione) nei top5 campionati europei. Il sintomo, qui, è la bugia bianca.
8) Il circolino degli arbitri. Si mettono in mezzo le squadre quando, in realtà, il “circolino” che si è rivelato essere la classe arbitrale è sintomo di una malattia cronica: l’incapacità di governarsi secondo principi meritocratici. Serve una classe degna in campo, ma soprattutto al di fuori.
9) Nazional impopolare. La Nazionale sta passando per martire, ma non lo è. Vero che eredita diversi sintomi, ma dentro di sé aveva gli strumenti per sopravvivere. Non li ha usati nei playoff ed è questo che la rende impopolare.
10) C’è solo un presidente.
L’uscita di scena di un presidente federale che, a distanza di settimane, non si sente responsabile di niente, è il sintomo di un calcio malato di superbia e ancora convinto, nonostante questo elenco possa essere infinito, di avere la verità in tasca su come si fa.
[[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47518219]]
Continua a leggere...