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Serie A, la nostra griglia: Inter favorita, poi il Napoli. Ma dipende tutto da Allegri

  • Postato il 22 agosto 2026
  • Sport
  • Di Libero Quotidiano
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Serie A, la nostra griglia: Inter favorita, poi il Napoli. Ma dipende tutto da Allegri
Serie A, la nostra griglia: Inter favorita, poi il Napoli. Ma dipende tutto da Allegri

Si ricomincia e chi siamo noi per venire meno alla griglia? Nessuno, quindi eccoci con il pronostico sbagliato per definizione. Le squadre hanno valori più simili rispetto all’anno scorso. Le otto per il vertice sono complessivamente migliorate, al contrario delle squadre di mezzo che sembrano peggiorate e scivoleranno nella lotta per non retrocedere. La spaccatura sarà ancora più netta. E l’ordine di arrivo molto diverso da quello di partenza. L’Inter parte davanti anche perché, diversamente dalle rivali, le piace avere questa responsabilità. La rosa è migliorata, più giovane e livellata verso l’alto nelle riserve. La Champions non toglierà energie ma fornirà motivazioni. Il Napoli riparte come secondo perché il blocco dei due scudetti è ancora lì. Dipenderà tanto da Allegri e il nostro dubbio è che Allegri stesso non ne sia consapevole. Se non evolve in un allenatore contemporaneo, il Napoli si ritroverà a lottare per un posto in Champions, non di più.

Il Como e la Roma possono confermarsi davanti a Juventus e Milan? Eccome. Non fosse per l’impegno Champions a cui non sono abituate, potrebbero anche ambire allo scudetto. Sul piano del gioco e dell’identità, dopo l’Inter, sono le due squadre più solide. Al Como manca una punta, alla Roma un trequartista e un esterno: ecco due casi in cui gli ultimi dieci giorni di mercato possono risultare decisivi. Quindi Juventus e Milan ripartono ai margini della lotta Champions.

Sulla carta non hanno colmato il gap. E l’Europa League toglierà qualche energia non compensando con l’entusiasmo delle notti di Champions. Tra le due, la Juventus è quella che ha più certezze, riparte da un percorso avviato con Spalletti, non da zero come il Milan che è tutto da testare.

 

 

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L’Atalanta pagherà la transizione dal nulla post-Gasperini a Sarri perché la rosa è la stessa. Servirà tempo ma difficilmente la Fiorentina che affascina tutti si inserirà. Bene il progetto sui giovani, ma ai viola manca qualcosa in difesa a fronte di una produzione offensiva ancora tutta da verificare. Tra le otto sorelle e il resto c’è l’Udinese, che ha lasciato andare Atta perché ha già Miller. Squadra solida e in continuità di progetto con Runjaic, è la linea di confine sotto alla quale finirà la Lazio. Giocherà nel silenzio o nella contestazione. Aveva senso un all-in su una guida tecnica ambiziosa ed entusiasta, l’esatto contrario del Gattuso post-Nazionale.

 

SINGOLARE

Il Bologna sta agendo in modo singolare sul mercato, lo vediamo scivolare giù. E il Sassuolo, con l’addio di Carnevali e il riassestamento societario, non ha potuto imbastire un salto di qualità per prenderne il posto. Sono i discorsi che da anni si fanno sul Torino che continua a risultare invisibile. La speranza è che Abate crei qualcosa di interessante. Idem De Rossi che si aspettava di più dal mercato per il suo Genoa: deve riuscire a motivarsi e a motivare i suoi giocatori di conseguenza a lottare nuovamente per l’obiettivo minimo. In tanti danno il Parma per compromesso, avendo perso Suzuki, Pellegrino e Circati, ma i sostituti erano già in rosa. E sono validi. Se Cuesta cambierà spartito, dando spazio al talento, alla velocità, al dribbling, sarà la sorpresa. Nel Venezia vediamo questa stessa scintilla. Un mercato sottovalutato, quello dei lagunari: Akor Adams può fare la differenza laggiù. Tra le neopromosse, è l’unica che non diamo per persa in partenza.

Di solito sono in quattro a lottare fino all’ultimo per evitare gli ultimi tre posti. Rischia il Cagliari: un mercato di soli prestiti non è un buon segnale, a fronte della cessione di Gaetano e dell’assenza di Palestra e Folorunsho. Il Monza non convince soprattutto per la scelta di Juric che peraltro non sembra avere una squadra adatta. Il Frosinone, invece, sembra non aver convinto Alvini: paradossale. Di Francesco è rimasto a Lecce per riprovarci, ma servirà molto di più di quanto fatto l’anno scorso. Troppo di più.

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Autore
Libero Quotidiano

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