Senza Sinner l'Italia s'è persa: il venerdì nero di Shanghai (Cobolli, Berrettini e Musetti) spaventa Volandri
- Postato il 9 ottobre 2026
- Di Virgilio.it
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Quando suona la sirena non è mai un bel segno. Non può esserlo per l’Italia del tennis, che questo 9 ottobre 2026 se lo ricorderà a lungo come uno dei più neri della sua storia recente. Quasi come se ci fosse una maledizione ad attanagliare le racchette tricolori: Cobolli, Berrettini e Musetti estromessi senza troppi convenevoli dal Masters 1000 di Shanghai, che per un popolo già orfano di Sinner (e ne avremo per almeno altri due mesi e mezzo, se non di più) è una mazzata di quelle che si sentono, eccome. Domani Darderi e Arnaldi proveranno a rendere il calice meno amaro, seppur Tsitsipas e Fritz siano due rivali che in questo momento darebbero fastidio a chiunque. Ma la verità è che in questa fase della stagione non ce la stiamo passando affatto bene.
- La doppia cifra di titoli stagionali è una chimera
- Cercasi disperatamente continuità
- Volandri, chi chiamare? Adesso è rebus Davis
La doppia cifra di titoli stagionali è una chimera
Un anno fa di questi tempi ci pensava Sinner a mettere tutti d’accordo. Da Pechino in poi sarebbero arrivati 4 titoli uno dietro l’altro, con Vienna, Parigi-Nanterre e le ATP Finals a completare una fine d’anno a fari accesi, al netto della numero 1 in classifica consegnata ad Alcaraz (che aveva ben pochi punti da difendere).
I trionfi di Sinner portarono a 11 il totale dei titoli ATP vinti nell’anno solare 2025, due in meno rispetto al favoloso 2024, incastonato in una nicchia tutta sua come il migliore di tutti gli anni che il tennis italiano abbia saputo raccontare. Quest’anno invero eravamo messi anche meglio: 8 titoli al 13 luglio, cioè con quello conquistato da Sinner a Wimbledon, il sesto stagione dell’altoatesino dopo Indian Wells, Miami, Montecarlo, Madrid e Roma. A febbraio c’avevano pensato Cobolli (ad Acapulco) e Darderi (a Santiago del Cile) ad aprire la via, come l’anno precedente gli unici vincitori alternativi a Jannik. Ma da 8 mesi a questa parte, nessun altro tennista italiano ha alzato un trofeo.
Cercasi disperatamente continuità
Pensare di avvicinarsi ai numeri dell’ultimo biennio appare oggi ragionevolmente impossibile, mancando Sinner che nell’ultima parte di stagione storicamente ha sempre fatto il grosso del lavoro. Ma a preoccupare l’ambiente azzurro è soprattutto la difficoltà dei big che non dovrebbero far sentire (o quantomeno mitigare) l’assenza del numero uno del mondo nel trovare un’adeguata continuità di rendimento.
C’è Cobolli ad esempio che dopo la finale di Parigi e i quarti conquistati a Wimbledon ha azzeccato soltanto Cincinnati, dove ha raggiunto la semifinale, altrimenti è quasi sempre uscito al debutto in ogni torneo. Musetti, ingabbiato tra un problema fisico e l’altro, ha raggiunto i quarti a Washington e Cincinnati, ma senza mai dare neppure lentamente l’impressione di essere tornato quello di gennaio (quando era in top 5). E se Darderi sulla terra estiva nordeuropea s’è difeso, facendo benino anche a New York (fermato da Zverev agli ottavi), Berrettini dopo lo stop forzato di Parigi nei quarti contro Arnaldi non è più riuscito a vincere due partite di fila, ad eccezione dei primi due turni a Wimbledon (poi fermato da Dimitrov al terzo turno).
Lo stesso Arnaldi, dopo la semifinale raggiunta a Parigi, non ha più vinto due partite consecutive (tranne che a Eastbourne a metà giugno, sconfitto alla terza da Hussey), così come Sonego dopo il terzo turno conquistato a Wimbledon (battuto da Fritz) è andato progressivamente perdendo fiducia, quasi sempre eliminato al debutto nei tornei affrontati.
Volandri, chi chiamare? Adesso è rebus Davis
Se non fosse che la Davis è tutta un’altra parrocchia (e la storia del torneo lo ha specificato più volte) verrebbe da pensare che questa Italia non abbia alcuna possibilità di infilare il quarto trionfo consecutivo.
I segnali ricevuti di recente da Volandri sono tutti tendenti al negativo: scegliere oggi su chi puntare, al di là delle questioni legate al ranking, è quanto mai complicato. Vero è che Berrettini in Davis si trasforma e che Cobolli un anno fa è sembrato indomabile, ed è anche vero che Darderi stavolta spinge forte per essere della partita, ma a un mese e mezzo scarso dall’appuntamento di Bologna il capitano sembra avere molte meno certezze che in passato. Ci fosse stato Sinner a risolvere i problemi sarebbe stata tutta un’altra storia. Ma la realtà, quella fotografata oggi da Shanghai, è ben distante dai desideri.