Sempre più zecche nei boschi e nei parchi, attenzione dopo le passeggiate: dove si nascondono, come rimuoverle dalla pelle e quando chiamare il medico
- Postato il 15 agosto 2026
- Salute
- Di Il Fatto Quotidiano
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Passeggiare in un bosco, fare un’escursione in montagna o semplicemente stendersi sull’erba in un parco sono esperienze che riconciliano con la natura. Ma proprio in questi ambienti può essere presente un piccolo organismo capace di passare inosservato: la zecca. Minuscola, silenziosa e paziente, non vola, non salta e non insegue le persone. Aspetta semplicemente il passaggio di un ospite a cui aggrapparsi. Negli ultimi anni, complice anche la maggiore frequentazione degli spazi verdi e i cambiamenti climatici, l’attenzione è cresciuta. Ma è davvero il caso di allarmarsi? Gli esperti invitano a evitare inutili paure: conoscere il loro comportamento, sapere dove si trovano e imparare a prevenirne il morso rappresenta la strategia più efficace.
Il dottor Claudio De Liberato, entomologo e responsabile del Centro di riferimento di Entomologia Sanitaria della Regione Lazio presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Lazio e Toscana, spiega che le zecche vengono spesso scambiate per insetti, ma in realtà sono parte di un’altra famiglia. “Appartengono agli aracnidi, una classe di artropodi parenti di ragni e acari. Sono organismi vettori, cioè possono trasportare e trasmettere alcuni microrganismi responsabili di malattie nell’uomo e negli animali”. A differenza di zanzare e pappataci, però, le zecche non hanno una stagionalità ben definita. Possono essere presenti durante tutto l’anno, anche se alcune specie sono più attive nei mesi estivi, mentre altre prediligono temperature più fresche.
Come osserva De Liberato: “La loro presenza è strettamente legata alla vegetazione. Boschi, radure, pascoli e margini dei sentieri rappresentano gli ambienti ideali, soprattutto se frequentati da animali selvatici come cervi e cinghiali oppure da bovini, cavalli e pecore”. Anche alcuni parchi urbani possono offrire condizioni favorevoli, specialmente dove l’erba è alta e sono presenti arbusti e cespugli: “Le larve rimangono generalmente sulla vegetazione più bassa, mentre le ninfe (la fase intermedia tra larva e adulto) e gli adulti attendono sulle foglie o sugli steli più alti il passaggio di un ospite”, racconta l’entomologo. “Quando un animale o una persona sfiora la vegetazione, la zecca si aggrappa rapidamente con le zampe. Non salta e non vola: sfrutta semplicemente il contatto diretto. Può aggrapparsi agli abiti, allo zaino o direttamente alla pelle e raggiungere in poco tempo una zona favorevole dove nutrirsi”.
Il ciclo vitale di questi piccoli aracnidi è sorprendentemente lungo e può durare diversi anni. Tutto inizia con le uova deposte nel terreno. “Dalle uova nasce una minuscola larva che compie un primo pasto di sangue, poi muta trasformandosi in ninfa. Dopo un nuovo pasto di sangue diventa adulta. A questo punto, in molte specie, maschio e femmina si accoppiano direttamente sull’ospite e la femmina, dopo l’ultimo abbondante pasto di sangue, può arrivare a deporre fino a 12.000 uova, ricominciando il ciclo”.
Un processo lento, tanto che, spiega De Liberato: “L’intero ciclo può richiedere anche tre anni e una zecca è in grado di sopravvivere fino a un anno senza alimentarsi”. Il loro morso passa spesso inosservato; la saliva contiene infatti sostanze anestetiche e anticoagulanti che impediscono di percepire dolore o prurito. Una volta raggiunta la pelle, cercano le zone più calde, umide e meno esposte: ascelle, inguine, pieghe delle ginocchia, ombelico, cintura dei pantaloni, collo, dietro le orecchie e cuoio capelluto. Per questo motivo molte persone scoprono la presenza della zecca soltanto ore dopo il rientro a casa, o addirittura i giorni successivi. Se non viene disturbata, una zecca può rimanere attaccata anche per diversi giorni, arrivando fino a circa dieci giorni. Le principali patologie trasmesse dalle zecche in Italia sono tre e presentano una distribuzione geografica diversa.
Zecche e infezioni: dai primi sintomi alle cure, cosa sapere
La dottoressa Alessandra D’Abramo, responsabile della UOS Salute internazionale e infezioni emergenti e riemergenti ad alto impatto dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, chiarisce: “Tra le malattie che possono essere trasmesse principalmente dalla zecca dei boschi Ixodes ricinus, c’è la borreliosi nota come Malattia di Lyme. Il primo segno tipico è l’eritema migrante, una chiazza rossa che tende ad allargarsi assumendo spesso l’aspetto di un bersaglio. Possono comparire anche febbre, stanchezza, mal di testa, dolori muscolari e articolari. Se non trattata tempestivamente con antibiotici, la malattia può interessare nel tempo il sistema nervoso, il cuore e le articolazioni”.
La borreliosi è diffusa soprattutto nelle regioni del Nord-est in Italia e nelle aree collinari e montane, mentre nel Centro-Sud è più frequente la febbre bottonosa del Mediterraneo, provocata da un batterio del genere Rickettsia e trasmessa prevalentemente dalla zecca Rhipicephalus sanguineus. “In questo caso”, prosegue D’Abramo, “oltre alla febbre elevata, al mal di testa e ai dolori muscolari, compare spesso una caratteristica piccola lesione scura nel punto della puntura, chiamata tache noire. Anche questa infezione risponde molto bene alla terapia antibiotica se riconosciuta precocemente”.
Più rara, ma potenzialmente più grave, è invece l’encefalite da zecche, conosciuta come TBE (Tick-Borne Encephalitis), una malattia virale trasmessa principalmente dal morso di zecche infette. In Italia è presente soprattutto nelle aree alpine e prealpine del Veneto, del Friuli-Venezia Giulia e del Trentino-Alto Adige. “Nell’ultimo report del 2019, in tutta Europa sono stati censiti circa 3.400 casi. Nella maggior parte dei casi la prima fase assomiglia a una normale influenza, con febbre, dolori muscolari e stanchezza. Solo nel 10-20% dei pazienti che l’hanno contratta compare una seconda fase neurologica con infiammazione del cervello e delle meningi”, spiega l’infettivologa. “Per chi vive o frequenta abitualmente le aree endemiche, e in particolare in Triveneto, come guide ambientali, forestali o escursionisti abituali, è disponibile un vaccino in tre dosi, con una protezione della durata di circa tre anni, somministrato presso i centri vaccinali”.
Zecche, cosa fare dopo il morso: rimozione corretta e sintomi da non sottovalutare
C’è però un aspetto da non sottovalutare: più a lungo la zecca rimane attaccata alla pelle, maggiore diventa la probabilità che possa trasmettere possibili agenti patogeni. Per questo è importante individuarla e rimuoverla il prima possibile. Se durante una passeggiata si scopre una zecca intenta a fare il suo pasto di sangue, è importante intervenire nel modo corretto. La zecca va rimossa utilizzando una pinzetta a punte sottili. Claudio De Liberato raccomanda: “Bisogna afferrarla il più vicino possibile alla pelle e tirare lentamente verso l’alto con una pressione costante e una leggera rotazione, evitando di schiacciarla. Bisogna invece dimenticare i vecchi rimedi come olio, alcol, acetone o altre sostanze usate per soffocarla. Sono false credenze che possono avere l’effetto opposto: se la zecca viene stressata o muore mentre è ancora inserita nella pelle può rigurgitare parte del contenuto intestinale aumentando il rischio di trasmissione di eventuali agenti patogeni”. L’esperto consiglia inoltre di non gettare subito l’aracnide. Se possibile, è meglio conservarlo vivo in un piccolo contenitore. Ma anche morto può essere analizzato con tecniche molecolari negli istituti zooprofilattici italiani per identificare l’eventuale presenza di microrganismi.
Una volta rimossa la zecca non bisogna farsi prendere dal panico. La cosa più importante è osservare con attenzione la zona della puntura nelle settimane successive. “Non è raccomandato assumere antibiotici a scopo preventivo – precisa Alessandra D’Abramo – perché le linee guida internazionali non lo indicano come pratica routinaria nella maggior parte dei casi. È invece fondamentale informare il proprio medico di famiglia e monitorare l’eventuale comparsa di arrossamenti o altri segni caratteristici. Se si manifestano lesioni cutanee sospette, come il tipico eritema migrante della malattia di Lyme o la caratteristica escara nera della rickettsiosi, oppure febbre pari o superiore a 38 °C, dolori muscolari intensi o altri sintomi significativi, è opportuno rivolgersi tempestivamente a un ambulatorio o a un reparto di Malattie Infettive della propria regione, come l‘INMI Lazzaro Spallanzani di Roma per il Lazio. Qui gli specialisti potranno valutare il quadro clinico, richiedere gli accertamenti più appropriati e confermare la diagnosi quando necessario, evitando anche possibili falsi positivi dovuti a test eseguiti senza una reale indicazione clinica”.
Se invece troviamo sul corpo una zecca, piccola o grande, intenta a camminare ma non ancora attaccata alla pelle, è comunque consigliabile monitorare la zona nei giorni successivi. Anche se è molto probabile che non abbia ancora iniziato a pungere, un controllo permette di accorgersi tempestivamente dell’eventuale comparsa di arrossamenti o altri segnali sospetti. La prevenzione rimane comunque la migliore alleata. Durante le escursioni è consigliabile camminare al centro dei sentieri evitando il contatto con erba alta e cespugli. Meglio indossare pantaloni lunghi infilati nei calzini, scarpe chiuse e vestiti chiari, che permettono di individuare più facilmente eventuali zecche.
Escursioni sicure: repellenti, controlli e piccoli accorgimenti
La dottoressa D’Abramo spiega quali sono i repellenti più indicati: “Sui vestiti si possono utilizzare prodotti a base di permetrina, che devono essere spruzzati esclusivamente sui tessuti e mai direttamente sulla cute per evitare irritazioni. Per la pelle possono essere utilizzati repellenti contenenti DEET in concentrazioni comprese tra il 20 e il 30%, da riapplicare seguendo sempre le indicazioni riportate in etichetta e le limitazioni d’uso per età”.
Una volta rientrati a casa è importante effettuare un controllo accurato di tutto il corpo, poiché le zecche possono rimanere attaccate alla pelle per diverse ore prima di iniziare a nutrirsi. È bene ispezionare con particolare attenzione le zone più calde e umide, come ascelle, inguine, collo, dietro le orecchie e cuoio capelluto, dove tendono a nascondersi più facilmente. Anche gli indumenti indossati durante l’escursione dovrebbero essere lavati, mentre zaini e altri accessori è consigliabile scrollarli e controllarli con cura all’aperto prima di riporli, così da eliminare eventuali zecche rimaste tra le pieghe dei tessuti. Le zecche fanno parte degli ecosistemi naturali e non è possibile eliminarle con interventi di disinfestazione su larga scala senza alterarne profondamente gli equilibri. La loro presenza è una componente della biodiversità che caratterizza boschi, montagne, prati e campagne, habitat ricchi di vita che amiamo frequentare e che proprio grazie alla loro complessità ecologica mantengono la propria vitalità.
Come ricordano gli esperti, la grande maggioranza dei morsi di zecca non determina alcun problema di salute. Informarsi, adottare le precauzioni e sapere come comportarsi in caso di puntura permette quindi di vivere e frequentare gli ambienti naturali con serenità e consapevolezza, godendo di tutta la bellezza che ci circonda senza rinunciare al piacere di esplorare gli spazi aperti.
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