Sei anni per svezzare un piccolo: ecco perché gli oranghi rischiano l'estinzione
- Postato il 29 maggio 2026
- Cronaca
- Di Agi.it
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Sei anni per svezzare un piccolo: ecco perché gli oranghi rischiano l'estinzione
AGI - Gli oranghi del Borneo allattano i propri piccoli per almeno sei anni e mezzo, uno dei periodi di allattamento piu' lunghi mai documentati tra tutti i mammiferi. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Communications Biology da un gruppo internazionale coordinato dalla Graduate University for Advanced Studies (SOKENDAI) del Giappone.
Utilizzando per la prima volta una tecnica basata sulla proteomica fecale, i ricercatori hanno dimostrato che i giovani oranghi continuano a consumare latte materno fino ad almeno sei anni e mezzo di eta'. I risultati suggeriscono inoltre che il prolungato allattamento possa rafforzare le difese biologiche e favorire lo sviluppo di batteri intestinali benefici, contribuendo all'elevata sopravvivenza della prole e alla caratteristica strategia riproduttiva lenta di questi grandi primati.
La scoperta offre nuove informazioni sulla biologia degli oranghi e sottolinea la vulnerabilita' delle loro popolazioni, che impiegano tempi molto lunghi per riprendersi dai declini numerici causati dalla perdita di habitat. Gli oranghi sono noti per avere uno dei cicli vitali piu' lenti del regno animale. Le femmine partoriscono raramente e dedicano molti anni alla cura di ciascun piccolo prima di poter affrontare una nuova gravidanza. Tuttavia, fino a oggi la durata effettiva dell'allattamento in natura era rimasta difficile da determinare con precisione.
Studi precedenti avevano utilizzato tecniche basate sugli isotopi stabili dell'azoto o sulla presenza di elementi in traccia come il bario, ottenendo risultati talvolta contrastanti e non sempre in grado di distinguere chiaramente tra i segnali derivanti dal latte materno e quelli provenienti da altre fonti alimentari.
La svolta metodologica della proteomica fecale
Per superare questi limiti, il gruppo di ricerca ha sviluppato un approccio innovativo basato sulla proteomica fecale. La tecnica consente di identificare nelle feci specifiche proteine presenti esclusivamente nel latte materno. Poiché tali proteine non derivano da altre componenti della dieta, la loro presenza rappresenta una prova diretta del consumo di latte da parte dell'animale.
Lo studio e' stato condotto nella Danum Valley Conservation Area, nello stato di Sabah, nel Borneo malese, una delle aree piu' importanti per la conservazione degli oranghi selvatici. Nel corso di due anni e sette mesi i ricercatori hanno raccolto campioni fecali da individui identificati e monitorati sul campo. L'analisi ha riguardato venti campioni provenienti da giovani oranghi con meno di sei anni e mezzo di eta'. In tutti i campioni sono state rilevate proteine specifiche del latte materno, dimostrando che gli animali continuavano a nutrirsi del latte della madre anche a distanza di oltre sei anni dalla nascita.
I benefici biologici del latte materno prolungato
Lo studio ha inoltre esplorato le possibili conseguenze biologiche di questo allattamento prolungato. Confrontando la presenza delle proteine del latte con altri marcatori biologici, gli autori hanno osservato che i soggetti che consumavano quantità maggiori di latte presentavano anche livelli più elevati di proteine associate alla difesa dell'organismo e una maggiore abbondanza di batteri intestinali considerati benefici.
Questi risultati suggeriscono che il latte materno continui a svolgere un ruolo importante nella salute dei piccoli anche molto tempo dopo l'introduzione di altri alimenti nella dieta. Secondo gli autori, il lungo periodo di dipendenza dal latte potrebbe rappresentare uno degli elementi chiave che consentono agli oranghi di raggiungere elevati livelli di sopravvivenza durante la crescita.
Minacce di estinzione e sfide per la conservazione
Al tempo stesso, questa strategia comporta un costo riproduttivo elevato per le femmine, che possono dedicarsi a un solo piccolo per molti anni prima di generare un nuovo discendente. Questo contribuisce a spiegare perché le popolazioni di oranghi si riprendano molto lentamente dopo eventi di mortalita' o riduzione numerica. La ricerca evidenzia quindi un ulteriore elemento di fragilità per una specie classificata come in pericolo critico di estinzione.
La distruzione delle foreste tropicali, la frammentazione dell'habitat e le pressioni umane continuano infatti a minacciare la sopravvivenza degli oranghi del Borneo. La lentezza del loro ciclo riproduttivo rende particolarmente difficile compensare le perdite di individui attraverso la riproduzione naturale. Gli autori sottolineano che la conservazione delle foreste pluviali residue rappresenta una priorità fondamentale per garantire il futuro della specie.
Oltre alle implicazioni ecologiche, il lavoro dimostra anche il potenziale della proteomica fecale come nuovo strumento per lo studio dell'alimentazione e della fisiologia degli animali selvatici. La metodologia potrebbe essere applicata ad altre specie difficili da osservare direttamente, consentendo di ricostruire con maggiore precisione le strategie di allattamento e sviluppo nei mammiferi. La scoperta conferma infine che gli oranghi possiedono uno dei periodi di allattamento più lunghi mai osservati nel mondo animale, una caratteristica che riflette la loro complessa storia evolutiva e il profondo investimento materno richiesto per la crescita della prole.
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