Seguro sarà presidente del Portogallo, ma l’estrema destra non può lamentarsi: dove si arriverà?

  • Postato il 9 febbraio 2026
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di Giovanni Muraca

António José Seguro, candidato sostenuto dalla sinistra in Portogallo, prenderà il testimone di Presidente della Repubblica da Marcelo Nuno Duarte Rebelo de Sousa.

Una presidenza, quella di Seguro, che sposta l’ago della bilancia a sinistra dopo quasi vent’anni. Ma pur avendo vinto con oltre il 66% e soprattutto nei grandi centri, anche Chega!, partito di estrema destra, non può lamentarsi. André Ventura, leader del nuovo partito di stampo nazionalista nostalgico di Salazar, ha portato casa un risultato che supera il 30%.

Ventura si era già candidato alla presidenza nel 2021 portando a casa un risultato un 12%, risultato che quest’anno si è quasi triplicato. Il tema singolare di queste elezioni non sono tanto gli elettori residenti nella Lusitania bensì i fuori sede. Se il leader del partito di opposizione ha portato a casa un gran risultato alle presidenziali 2026 è grazie a loro. Chega! nasce dalla scissione della frangia più estremista del PSD (Partito Socialdemocratico) attualmente al Governo. Un partito che s’insedia nell’Assemblea della Repubblica grazie alla precedente carriera dello stesso leader nel partito governante (PSD) e che pian piano strappa voti alla destra moderata che, come in molti paesi europei, si spostano “più a destra”.

Chega!, in Europa, fa parte di Patriots.eu (“I Patrioti”) la coalizione di cui fanno parte l’AfD tedesca e, in Italia, la Lega di Salvini. Due storie, quelle del partito portoghese e quello italiano, che sono sotto la lente d’ingrandimento. Seppur con tempi – giustamente – diversi, vista la storia che precede il paese lusitano (il Portogallo esce dalla dittatura nel 1974 mentre noi quasi trent’anni prima), la voglia di tornare indietro è forte ed è quello che si può cominciare a evincere dalla rimonta di alcuni partiti in Europa che prima non potevano neanche essere menzionati.

Ma tornare indietro, dove? A cosa? A quei valori che, se vogliamo, incarnerebbero l’estrema destra o semplicemente che – come molti sociologi dicono – dopo un periodo dove tutto si mette in discussione – vedi durante il periodo pandemico – anche la propria vita, si ha bisogno di aggrapparsi a qualcosa dopo che quel periodo ci ha ridimensionati ricordandoci che non siamo immortali? Eppure, qualunque sia la paura, i risultati parlano chiaro: i partiti che una volta erano stati banditi rimontano.

Un altro tipo di comunicazione che soffia sulla pancia dell’elettorato e che mette in discussione – e in crisi – la sinistra mondiale. Un po’ per le continue metamorfosi dei valori che dovrebbe rappresentare che prendono derive elitarie e snob le quali fanno sì che il sangue dell’elettore ribolla e voti di pancia mentre deve barcamenarsi a sopravvivere davanti un’inflazione strisciante, che lo mette in ginocchio. Perlopiù parlando una lingua sconosciuta che rende tutta la situazione ancora più frustrante. Una comunicazione semplice che soffia sul sentiment generale di paura che la destra usa a suo favore, ma che effettivamente non risolve i problemi. Ma al pari dei risultati in generale, è efficace, fa centro.

Se quest’ipotesi sarà confutata, anche nel nostro paese vedremo l’ultima scissione avvenuta in casa Lega con “Futuro Nazionale” del generale Vannacci. Altro partito che si posiziona al livello del suo “cugino” portoghese Chega!, molto più a destra degli attuali partiti, il che potrebbe essere davvero una dinamite nella coalizione dell’attuale Governo mangiando voti dei delusi non solo leghisti: anche FdI di Meloni – e forse sarà quello più colpito – dovrà fare i conti con l’arrivo del nuovo fronte che potrebbe ricevere l’appoggio molti delusi. Delusi che potrebbero fare da assist al progetto di trasformazione moderata della Premier travasando la frangia “nostalgica” e tutte le sue declinazioni verso il nuovo “Futuro” senza che faccia niente.

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