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Scuola, il tetto agli alunni stranieri tra integrazione e possibili criticità. Meloni a Fenix

  • Postato il 20 settembre 2026
  • Politica
  • Di Paese Italia Press
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Scuola, il tetto agli alunni stranieri tra integrazione e possibili criticità. Meloni a Fenix

di Domenica Puleio

Roma – È stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, oggi 20 settembre, dal palco di Fenix, la festa di Gioventù Nazionale svoltasi al Laghetto dell’Eur a Roma, ad annunciare che il Governo porterà a breve in Consiglio dei ministri un provvedimento per introdurre per legge un numero massimo di studenti stranieri per classe. Al momento, però, il testo non è ancora pubblico e non sono state definite le modalità concrete di applicazione.
La novità, dunque, non consiste nell’introduzione per la prima volta di un limite. Una disciplina esiste già dal 2010. La circolare ministeriale n. 2 dell’8 gennaio di quell’anno indica, di norma, nel 30 per cento la presenza massima di alunni con cittadinanza non italiana nelle singole classi, con possibilità di deroga. Le stesse indicazioni precisano che il limite può essere superato quando gli studenti possiedono adeguate competenze linguistiche, come può accadere per chi è nato in Italia o ha già frequentato scuole italiane.


La differenza annunciata dal Governo riguarda quindi la forza della norma. Una circolare non ha il valore di una legge e il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha spiegato che l’intenzione è trasformare quel limite in una disposizione legislativa, affidando agli uffici scolastici un ruolo nella distribuzione degli alunni tra le diverse scuole.
L’obiettivo dichiarato è evitare una concentrazione troppo elevata di studenti stranieri nelle singole classi e favorire l’integrazione, soprattutto nei casi in cui siano presenti importanti difficoltà nella conoscenza della lingua italiana. Una distribuzione più equilibrata potrebbe, secondo questa impostazione, rendere più agevole il lavoro degli insegnanti e offrire agli studenti condizioni più omogenee di apprendimento.
Ma proprio sulle modalità di applicazione si concentrano gli interrogativi.
Il presidente dell’Associazione nazionale presidi Antonello Giannelli ha riconosciuto che la questione può avere una motivazione didattica, ma ha sottolineato la difficoltà di applicare concretamente un tetto nelle realtà in cui la presenza di alunni stranieri è particolarmente elevata. Le scuole, soprattutto dell’infanzia e primaria, devono infatti accogliere gli alunni del territorio. Se in un quartiere la maggioranza dei bambini è di origine straniera, trasferire alcuni di loro in altri istituti potrebbe diventare una soluzione difficile da realizzare. È anche per questo, secondo Giannelli, che il limite previsto dalla circolare del 2010 non ha trovato piena applicazione.
C’è poi un’altra questione che sarà necessario chiarire. Un eventuale limite basato sulla cittadinanza potrebbe produrre effetti diversi a seconda delle caratteristiche degli studenti. Un bambino nato in Italia, che parla italiano e ha frequentato regolarmente la scuola italiana, non presenta necessariamente le stesse esigenze linguistiche di un ragazzo arrivato da poco nel Paese.
La distinzione è importante perché gli alunni con cittadinanza non italiana sono ormai una presenza significativa nella scuola italiana. Come riportato dal Corriere della Sera, sono circa 930 mila, pari all’11,6 per cento del totale, con una concentrazione particolarmente elevata in alcune regioni e grandi città del Nord.
Per questo è ancora presto per stabilire quali saranno gli effetti della nuova norma. Potrebbe contribuire a distribuire meglio le situazioni di maggiore difficoltà linguistica e a evitare la concentrazione degli studenti più fragili in alcune scuole. Ma, se il limite fosse applicato in modo rigido, potrebbe anche creare problemi nelle zone dove la composizione della popolazione scolastica rende difficile rispettare una percentuale prestabilita.
È dunque legittimo interrogarsi anche sulla possibile penalizzazione degli alunni stranieri, senza per questo mettere in discussione l’obiettivo di evitare le cosiddette classi o scuole “ghetto”. La questione sarà capire se il criterio della cittadinanza sarà sufficiente a individuare le reali esigenze degli studenti e, soprattutto, quali deroghe e quali strumenti di distribuzione saranno previsti.
Il punto decisivo sarà nel testo della norma. Quale sarà la percentuale? Chi potrà derogare? Come saranno gestiti gli alunni che supereranno il limite? E quanto lontano dalla scuola del proprio quartiere potranno essere indirizzati?
Sono domande alle quali oggi non è ancora possibile dare una risposta. Ed è proprio per questo che, prima di giudicare gli effetti della nuova disciplina, sarà necessario conoscere nel dettaglio le sue modalità applicative.

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