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Scozia: opere d'ingegneria neolitica sommerse

  • Postato il 8 maggio 2026
  • Di Focus.it
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Scozia: opere d'ingegneria neolitica sommerse
Nelle acque di un remoto lago delle Isole Orcadi Esterne, in Scozia, un gruppo di archeologi ha fatto una scoperta di ingegneria preistorica: sotto quello che sembrava un mucchio di pietre sommerso, si nascondeva un crannog, una monumentale piattaforma di legno costruita oltre cinquemila anni fa, ben prima di Stonehenge.. Cos'è un crannog Si tratta di piccole isole artificiali costruite dall'uomo all'interno di laghi, tipicamente nell'arco di migliaia di anni. Non si trovano ovunque — sono una peculiarità del paesaggio celtico: centinaia di crannog sono stati individuati nei laghi scozzesi e strutture simili esistono anche nei laghi irlandesi. Molti di questi siti rimangono ancora inesplorati o addirittura non identificati, mimetizzati come semplici isolotti rocciosi.. Nelle sole Ebridi Esterne si stima che esistano circa 170 crannog. Per secoli si è ritenuto che queste strutture fossero state edificate e riutilizzate principalmente tra l'Età del Ferro e il periodo post-medievale. Ma le scoperte degli ultimi anni hanno rivelato che alcuni crannog risalgono al Neolitico, tra il 3800 e il 3300 a.C. — un'epoca in cui l'umanità stava ancora imparando a lavorare i metalli.. La scoperta nel Loch Bhorgastail Il sito fu identificato per la prima volta nel 2009, ma solo negli anni successivi gli archeologi delle Università di Southampton e di Reading hanno iniziato a capire davvero con cosa avevano a che fare. Il crannog nel Loch Bhorgastail, sull'isola di Lewis, appariva in superficie come un'isoletta di pietra, ordinaria, quasi anonima. Solo gli scavi hanno rivelato che si trattava in realtà di una struttura sofisticata poggiata su un'enorme piattaforma di legno risalente a oltre cinquemila anni fa. Come spiega la dottoressa Stephanie Blankshein, archeologa dell'Università di Southampton: «Quando abbiamo iniziato a scavare ci siamo resi conto che sotto quella che oggi appare come un'isola di pietra si celava una struttura lignea coerente e di notevoli dimensioni». . Attraverso anni di campagne sul campo — con scavi tradizionali, carotaggi, rilievi topografici avanzati e datazione al radiocarbonio — gli archeologi hanno ricostruito la lunga storia del sito. L'isola nacque come una piattaforma circolare di legno del diametro di circa 23 metri, ricoperta di sterpaglie. Circa duemila anni dopo, durante la Media Età del Bronzo, vennero aggiunti ulteriori strati di sterpaglie e pietre; un'ulteriore fase di attività si registrò poi nell'Età del Ferro, circa mille anni più tardi. Una strada rialzata in pietra, oggi sommersa, collegava un tempo la riva del lago all'isola.. Ceramiche, banchetti e comunità organizzate Le acque intorno all'isola hanno restituito centinaia di frammenti di vasellame neolitico — brocche, ciotole, contenitori di vario tipo. Alcuni vasi contenevano ancora tracce di residui alimentari, il che suggerisce un uso ripetuto del sito per attività comunitarie come la preparazione del cibo e i banchetti collettivi. Nelle Ebridi Esterne, diversi siti simili hanno restituito grandi collezioni di vasi neolitici quasi intatti, lasciando supporre una deposizione sistematica — forse rituale — degli oggetti nell'acqua. La quantità di risorse e manodopera necessaria per edificare strutture del genere in mezzo a un lago suggerisce comunità già articolate e organizzate, capaci di pianificare opere di grande impegno collettivo — molto prima che venissero eretti i celebri megaliti di Stonehenge.. Il problema delle acque basse La struttura di un crannog si sviluppa sia sopra sia sotto la superficie dell'acqua, spesso in quella fascia di pochi centimetri che è la più difficile da indagare con i metodi tradizionali. Come spiega il professor Fraser Sturt, direttore del Southampton Marine and Maritime Institute: «Sedimenti fini, acque agitate, vegetazione galleggiante e luce distorta o riflessa ostacolano qualsiasi tentativo di riprese in acque poco profonde. La fotogrammetria funziona bene in acque profonde, ma fino ad un metro di profondità incontra ostacoli seri ed è una frustrazione ben nota a chiunque lavori in questo campo».. Mappe digitali: la stereofotogrammetria va sott'acqua La fotogrammetria è una tecnica consolidata: consiste nel fotografare un oggetto da molteplici angolazioni e poi "assemblare" le immagini con un software specializzato, ottenendo un modello digitale tridimensionale ad alta risoluzione. Il problema era adattarla all'ambiente più ostile di tutti: la zona di interfaccia tra terra e acqua bassa. Per superare queste difficoltà, il team ha sviluppato durante le campagne del 2021 una tecnica originale basata sulla stereofotogrammetria: due piccole telecamere impermeabili, ottimizzate per la scarsa illuminazione e dotate di obiettivi grandangolari, sono state montate su un telaio a distanza fissa l'una dall'altra. Un subacqueo le ha manovrate sott'acqua con una precisione centimetrica. Il risultato è stato un modello digitale completo che rappresenta l'isola come un'unica struttura continua, sopra e sotto il pelo dell'acqua — una prospettiva mai ottenuta prima combinando rilievi terrestri e subacquei separati. Il metodo usato è stata pubblicato sulla rivista Advances in Archaeological Practice e rappresenta la prima pubblicazione ufficiale del Coastal & Inland Waters Heritage Science Facility dell'Università di Southampton. Con centinaia di crannog ancora inesplorati in tutta la Scozia, questa nuova tecnica potrebbe aprire la strada a una stagione di scoperte inattese, rivelando altre tracce di attività umana preistorica conservate proprio in quella sottile, trascurata frontiera tra la terra e l'acqua..
Autore
Focus.it

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