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Schlein e Conte non possono nemmeno scrivere il programma: cosa filtra dal campo largo

  • Postato il 19 aprile 2026
  • Politica
  • Di Libero Quotidiano
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  • 8 min di lettura
Schlein e Conte non possono nemmeno scrivere il programma: cosa filtra dal campo largo
Schlein e Conte non possono nemmeno scrivere il programma: cosa filtra dal campo largo

Il re è nudo, scrivono gli editorialisti di Repubblica. Allarmati e allarmanti però, non festosi. Già, perché il re per le penne rosso acceso non è Giorgia Meloni, che considerano già deposta dopo il referendum, ma il campo largo. C’è da capirli, Michele Serra e Massimo Giannini, che guardano alla sinistra con l’innocenza del bambino innamorato. Fate presto, è la rampogna ai leader del centrosinistra. Non perdetevi in sfide personali e redigete un programma comune: tasse, welfare, salari, Europa, energia e un pizzico di giustizia perché, a prescindere da come è andata alle urne il 23 marzo, così non va. Adesso lo dicono pure loro.

Vasto programma, risponderebbe loro il generale Charles De Gaulle, che così replicò a un giornalista che gli chiedeva di commentare lo slogan “abbasso gli imbecilli”, che negli anni Cinquanta infiammo’ la Francia. Vasto programma, mettere d’accordo e fare una sintesi presentabile delle varie anime velleitarie del campo largo e far abbassare a ogni leader le pensate più imbecilli, che ne costituiscono il cuore della proposta politica. L’unico programma comune che il campo largo può reggere è quello che gli ha consentito di vincere il referendum: tutti contro il centrodestra, vinciamo e poi vediamo come spartirsi la torta.

 

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Quanto ai contenuti, la minestra è nota e solo da riscaldare. Una spremuta di diritti civili, dal voto ai quattordicenni alla cittadinanza direttamente a chi esce dai centri di raccolta profughi. Forse con qualche contraddizione, tipo daspo a chi invita la collega a cena ma libertà di rave party negli istituti superiori. Perle leggi che non portano consenso è facile: le si fa fare alla Ue, visto che la sinistra è europeista spinta e sottomessa per opportunismo. Siamo pronti a obbedire a tutto, purché Bruxelles torni a permetterci di vivere oltre le nostre possibilità, indebitandoci come se non ci fosse un domani. Siamo solo il secondo debito pubblico al mondo e puntiamo al primato, se governiamo noi l’Europa ce lo fa fare. Dei conti in regola di Giancarlo Giorgetti non se ne può più.

Sull’ambiente torniamo ai bonus per bici e monopattini e al lavoro da casa, magari anche alla didattica a distanza d’inverno, per non accendere i caloriferi negli uffici pubblici e nelle scuole. L’economia poi collassa e il livello di istruzione dei nostri ragazzi crolla ancora; ma chi se ne importa, il modello occidentale a stelle e strisce e’ da rottamare, ci salverà la Cina, anche se ci sta facendo il mazzo con il turbo capitalismo autoritario di Stato.

E poi visite specialistiche gratis per tutti, malati e sani, anche due volte l’anno, salari che prescindono dalla produttività e dal valore aggiunto portato dal lavoro, reddito di cittadinanza per chiunque possa vantare un parente a Sud di Latina, pensioni più alte ma ritirandosi prima, alla faccia di Elsa Fornero, che se la sua riforma gliela smonta la sinistra non alza il sopracciglio professorale. Quanto alla sicurezza, gli immigrati illegali torneranno a essere chiamati risorse e non clandestini, e già mezzo problema è risolto. Per il resto, raddoppiamo, anzi triplichiamo gli agenti in strada, ma guai se inseguono un delinquente, devono servire solo da spaventapasseri.

 

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Esageriamo? Vorremmo, ma la sinistra d’opposizione, e in certi casi anche quella di governo, ci ha abituato a programmi stile Cetto La Qualunque. Unica differenza, anziché più pili per tutti, più soldi: i nostri. Da raccattare con le patrimoniali, visto che dal campo largo in questi quattro anni d’opposizione non è mai venuta un’idea su come aumentare la crescita economica, dopo che la sinistra di governo, anche grazie ai tecnici arruolati ogni volta che doveva far fare a qualcuno il lavoro sporco, ha fatto fuggire le imprese con una politica fiscale rapace. Svaligiamo le banche e le aziende pubbliche che guadagnano, è l’alternativa.

Giannini e Serra fanno il loro lavoro, a chiedere al campo largo un programma. Ma è lavoro di imbonitori, sanno che non porterà nulla. Per scrivere un programma sensato, da Paese moderno che vuol tornare competitivo, crescere e contare nel mondo, dove conti solo se sei stabile politicamente e solido economicamente, i leader della sinistra dovrebbero rimangiarsi tutto quello che vanno dicendo da decenni. Non sarebbe un problema, non fosse che tornerebbero a litigare tra loro come matti. I contenuti distraggono dall’obiettivo, che è andare al governo, mica governare.

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Autore
Libero Quotidiano

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