Scatta l’allarme per la “malattia della pioggia”, impennata di casi in Europa con 120 casi accertati. Gli esperti: “Prima si trasmetteva solo tra gli animali, ora prolifica in saune, atleti e locali per incontri intimi”
- Postato il 31 agosto 2026
- Salute
- Di Il Fatto Quotidiano
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Un’infezione batterica finora nota quasi esclusivamente in ambito veterinario sta facendo parlare di sé in Europa. La dermatofilosi, soprannominata “malattia della pioggia” (rain rot) per la sua tendenza a svilupparsi negli ambienti molto umidi, ha registrato un’impennata di contagi nel continente, facendo il suo debutto nel Regno Unito con un primo paziente intercettato in Scozia. Tradizionalmente diffusa tra bovini e cavalli, la patologia sta mostrando un’inedita modalità di trasmissione interumana tramite contatti cutanei ravvicinati. I cluster principali sono stati segnalati in Francia, Germania, Spagna, Austria, Svezia e Norvegia, mentre in Italia non sono stati registrati casi. Se da un lato i focolai nei Paesi centrali e centrali-settentrionali sono stati prevalentemente collegati alla frequentazione di saune e locali dedicati a incontri intimi, in Norvegia si è registrata un’epidemia circoscritta tra atleti di arti marziali e sport da contatto.
Nonostante l’impatto visivo delle manifestazioni cutanee – papule, pustole e croste su viso, genitali e arti -, le valutazioni ufficiali dell’ECDC (il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie) invitano a contestualizzare il fenomeno con razionalità. L’agenzia europea classifica il rischio per la popolazione generale come “molto basso”, sottolineando che l’infezione ha un decorso clinico lieve, risponde rapidamente alle normali terapie antibiotiche e non causa complicanze gravi. L’attenzione delle autorità sanitarie è rivolta solo alla necessità di monitorare il cambio di comportamento del batterio, che sembra adattarsi alla trasmissione pelle contro pelle.
“Nei casi più recenti è emersa la possibilità di una trasmissione interumana attraverso un contatto molto stretto pelle contro pelle”, conferma questo approccio il virologo Fabrizio Pregliasco, che getta acqua sul fuoco ridimensionando i timori generali. “È importante, però, non trasformare un fenomeno epidemiologicamente interessante in un nuovo allarme sanitario: per la popolazione generale – continua – il rischio rimane molto basso. L’attenzione deriva dal fatto che sembra essere cambiata la dinamica di un batterio che prima interessava quasi solo il mondo veterinario”
Ad addentrarsi nel dettaglio clinico della trasmissione è poi il Professor Ivan Gentile, Ordinario di Malattie Infettive presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. “La malattia della pioggia – spiega Ivan Gentile, ordinario di Malattie Infettive all’Università Federico II di Napoli – è un’infezione cutanea batterica che conosciamo da tempo, ma che finora è stata osservata nell’uomo assai raramente e comunque quasi sempre dopo il contatto con un animale. La novità è rappresentata dalla comparsa di oltre 120 casi prevalentemente collegati a contatti umani stretti. Ovviamente non siamo di fronte a un’emergenza sanitaria, ma semplicemente a un cambiamento epidemiologico che richiede attenzione clinica e sorveglianza, senza destare alcun allarme”. Il docente napoletano enfatizza una distinzione fondamentale per evitare diagnosi errate e inutili stigmatizzazioni. “Mi preme sottolineare che non si tratta di una classica infezione sessualmente trasmessa, bensì di un’infezione che si propaga attraverso un contatto diretto pelle contro pelle, il quale può avvenire anche durante i rapporti sessuali”, sottolinea Gentile. “Perché questa distinzione è importante? Perché il preservativo, pur rimanendo uno strumento di difesa chiave contro molte infezioni sessualmente trasmesse, non protegge dalla malattia della pioggia proprio perché non copre l’intera superficie cutanea esposta”, aggiunge.
In merito ai contesti a maggior rischio e alle pratiche di prevenzione quotidiana, Gentile precisa: “Il rischio per la popolazione generale è considerato molto basso. Le principali situazioni di esposizione sono i contatti cutanei molto ravvicinati, specialmente in ambienti caldo-umidi come saune, palestre o durante gli sport di contatto. Non si registrano forme gravi: i sintomi sono quasi sempre locali ed è raro riscontrare manifestazioni sistemiche. Non serve creare allarme, ma servono una diagnosi tempestiva e semplici precauzioni, come evitare i rapporti sessuali o lo sport di contatto in presenza di lesioni, consultare il medico, evitare la condivisione di asciugamani e non condividere mai i rasoi. Serve poi una comunicazione che sia assolutamente priva di stigmatizzazione”.
Il batterio Dermatophilus congolensis sfrutta l’umidità per liberare le proprie spore e penetrare la barriera cutanea in presenza di piccole abrasioni. Per questo motivo, la prevenzione raccomandata dalle autorità e dagli esperti si basa sul senso comune: curare l’igiene nei luoghi d’allenamento o di benessere, astenersi dai contatti stretti in presenza di sfoghi cutanei e rivolgersi a un medico per avviare tempestivamente il trattamento opportuno.
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