Scatta da oggi la tassa Ue sui piccoli pacchi: come funziona e perché il conto finale può superare (di molto) i 3 euro
- Postato il 1 luglio 2026
- Economia
- Di Il Fatto Quotidiano
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È ufficialmente in vigore il dazio forfettario di 3 euro sulle spedizioni di basso valore recapitate a consumatori europei da Paesi esterni all’Unione. La novità cancella il principale vantaggio che ha favorito negli ultimi anni l’esplosione dello shopping low cost sulle piattaforme cinesi come AliExpress, Temu e Shein, ovvero l’esenzione prevista finora per i piccoli pacchi. L’obiettivo dichiarato è creare condizioni di concorrenza più eque con i commercianti europei e rafforzare i controlli su milioni di prodotti che ogni giorno entrano nell’Unione. Ma per i consumatori l’impatto sarà pesante perché – dettaglio che a molti potrebbe essere sfuggito – il balzello non si applica sull’intero pacco, ma su ogni diversa voce doganale dichiarata, cioè per ogni differente classificazione tariffaria della merce contenuta nella spedizione. Se un ordine contiene tre magliette, tutte riconducibili alla stessa voce doganale, il contributo sarà di 3 euro. Se invece nello stesso pacco ci sono una maglietta, un paio di scarpe e un ombrello, cioè tre categorie merceologiche differenti, il dazio salirà a 9 euro. Un costo non indifferente soprattutto se si considera che si tratta di prodotti spesso a prezzi stracciati.
A pesare è anche un altro elemento poco noto: il dazio concorre alla formazione della base imponibile Iva. Significa che sull’importo del contributo viene calcolata anche l’imposta sul valore aggiunto. In Italia, con un’aliquota ordinaria del 22%, il contributo di 3 euro diventa quindi 3,66 euro. Per una spedizione con tre diverse voci doganali il solo prelievo, comprensivo dell’Iva, arriverebbe a quasi 11 euro.
Chi paga davvero
Va chiarito che dal punto di vista giuridico il debitore del dazio non è il consumatore ma l’importatore, cioè la piattaforma, il venditore o il soggetto che organizza l’importazione. Ma nulla vieta che il costo venga ribaltato, almeno in parte, sul prezzo finale o sulle spese di spedizione. Temu e gli altri operatori potranno quindi decidere se assorbire il maggior costo, trasferirlo sui prezzi o sulle spese di spedizione oppure accelerare il ricorso a magazzini già presenti nell’Unione europea per limitare l’impatto della misura.
Misura temporanea per contrastare il boom dei pacchi cinesi
La misura è stata introdotta in anticipo rispetto alla riforma complessiva del Codice doganale europeo e resterà in vigore fino al 1° luglio 2028. Da quella data dovrebbe essere operativo il nuovo European Customs Data Hub, che permetterà di calcolare i dazi ordinari sulla base del valore della merce, della sua origine e della classificazione doganale, superando il sistema forfettario.
Bruxelles giustifica la stretta con i numeri dell’e-commerce. Nel 2025 sono entrati nell’Unione circa 5,9 miliardi di articoli spediti in pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra-Ue: oltre 16 milioni di invii al giorno. Più del 90% arrivava dalla Cina. Questi piccoli invii rappresentano il 97% di tutti i pacchi importati nell’Ue ma appena il 2% del valore complessivo delle importazioni. Secondo la Commissione, inoltre, oltre il 60% dei prodotti controllati – soprattutto giocattoli, elettronica, cosmetici e integratori – non rispetta gli standard europei di sicurezza.
La decisione arriva anche nel pieno delle tensioni commerciali con Pechino. Proprio alla vigilia dell’entrata in vigore della misura il commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic ha incontrato a Bruxelles il ministro cinese Wang Wentao, ribadendo che il crescente squilibrio commerciale tra Ue e Cina “non è sostenibile”. Bruxelles lamenta che il surplus cinese è favorito anche da massicci aiuti pubblici e condizioni di concorrenza distorsive.
La handling fee in vigore da novembre che spiazza la tassa italiana
Il nuovo dazio non sarà l’unica novità. Da novembre, quando dovrebbe entrare in vigore il nuovo Codice doganale europeo, arriverà anche una handling fee, una commissione destinata a coprire i costi amministrativi sostenuti dalle autorità doganali per gestire l’enorme mole di spedizioni dell’e-commerce. A quel punto, ha chiarito il portavoce della Commissione Olof Gill, dovranno sparire le iniziative nazionali per evitare un mercato “a macchia di leopardo”, con aliquote o contributi diversi tra gli Stati membri che favorirebbero il cosiddetto border shopping, cioè lo spostamento delle importazioni verso i Paesi con oneri più bassi per poi distribuire le merci nel resto dell’Unione. “È essenziale per tutelare l’integrità del mercato unico e garantire il corretto funzionamento del nuovo dazio doganale”, ha spiegato Gill.
Il chiarimento riguarda direttamente anche l’Italia. La legge di Bilancio ha infatti introdotto un contributo nazionale di 2 euro sui pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra-Ue, la cui entrata in vigore è stata appena rinviata al 1° ottobre. Il governo ha sempre sostenuto che non si tratti di un dazio ma di un rimborso delle spese amministrative sostenute dalle dogane e che quindi le due misure siano tecnicamente diverse. Ma Bruxelles ha ora chiarito che con l’arrivo della handling fee europea le misure nazionali dovranno essere ritirate.
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