Sbranato dai lupi sull’Appennino. Lo scrittore Michele Serra racconta la morte del suo cane Osso
- Postato il 5 maggio 2026
- Cronaca
- Di Blitz
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“Chi ha un cane lo sa”. Queste le parole usate dal giornalista e scrittore Michele Serra per condividere il dolore della perdita del suo amico a quattro zampe, Osso. “Chi ha un cane conosce il profondo rapporto fisico, di gesti, di contatti, di richiami, che lega ogni cane alla sua famiglia: il dolore è fisico, quando scompare un cane, perché era meravigliosamente fisica la sua presenza”, scrive nella sua newsletter sul Post.
Osso, cui Serra aveva già dedicato un libro per ragazzi nel 2020, è stato sbranato dai lupi in Val Tidone, sopra Piacenza, lo scorso 2 maggio. “Uscì dal bosco quasi morto nel 2020, da quel giorno si è conquistato sei anni di vita, di cura e protezione, di corse e giochi con gli altri due cani. Ha avuto una bella vita. Rispetto alla maggioranza dei cani da caccia, una vita bellissima. Sarebbe stato bello poterlo vedere invecchiare. Ora non può più fuggire nei campi rimarrà con noi, nel nostro giardino per sempre”.
“Si raccomanda dove ci sono i lupi di tenere chiusi i cani, ma non è oggettivamente possibile, se si vive sulla cima di un crinale o in mezzo ai boschi farlo in modo rigoroso e continuativo”, racconta Serra, che coglie l’occasione per parlare di un problema molto attuale, quello del rapporto tra l’uomo e gli animali che fanno parte della fauna selvatica, come i lupi che “sono un problema primario per chi vive in montagna e nella natura aperta” e rappresentano “una trincea tenace e avventurosa all’abbandono dell’Appennino”.
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