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Savona in Eccellenza, Mirko Grasso vuole una squadra alla Nadal: “Da preda ora siamo cacciatori”

  • Postato il 31 luglio 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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In sintesi

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Savona in Eccellenza, Mirko Grasso vuole una squadra alla Nadal: “Da preda ora siamo cacciatori”

Sorride alla battuta sull’età dell’oro per il Savona. Mirko Grasso, direttore commerciale di Gens Aurea, il cui brand OroCash è sponsor della squadra, e ammette che “sì, sta nascendo qualcosa di importante”. Da savonese che per 20 anni lavora fuori, è entusiasta di poter contribuire alla rinasciata del calcio cittadino. A titolo personale ha acquistato il marchio Savona 1907 Fbc e ha deciso di dedicare parte del suo tempo extra lavorativo ai colori biancoblù.

Ieri il ripescaggio in Eccellenza. Leggendo le NOIF era difficile interpretarle in modo contrario ai vostri interessi. Ci è voluto troppo tempo?

Eravamo sereni. Non essendo tuttologi ci siamo messi nelle mani di professionisti. Avvocati e professionisti differenti ci dicevano tutti stessa cosa sul ripescaggio. Ci eravamo informati. Ci siamo portati avanti anticipando gli allenamenti di una settimana. Ovvio che poi sale anche un po’ di ansietta avvicinandosi all’ufficialità. In un minuto siamo diventati da preda in Promozione a cacciatore in Eccellenza. Un paio di squadre vogliono risalire subito. Noi saremo un abile cacciatore. Dobbiamo scendere in campo per vincere sempre, ma ciò non vuol dire che dobbiamo vincere il campionato. C’è un progetto a medio termine, magari anche lungo. Il ripescaggio ci ha dato un anno di bonus. Dobbiamo costruire sotto, sulle giovanili, e per questo stiamo rinnovando il Ruffinengo. Siamo una piccola azienda: abbiamo un approccio aziendale e non come un gruppo di tifosi. Ognuno ha ruoli definiti. Altrimenti si arriva in Serie D senza una struttura adeguata. Bisogna fare una struttura per provare ad arrivarci, lì è un altro mondo. Sul campo ci pensano mister e direttore sportivo.

I giocatori arrivati sembrano tutti in grado di fare una buonissima Eccellenza…

Per la Promozione era una squadra fortissima, l’anno scorso abbiamo sbagliato solo una partita con mister Sarpero. Siamo una bella mina vagante. Le pressioni di vincere il campionate ce le ha qualcun altro.

Con l’acquisto del marchio il legame Savona-Mirko Grasso è diventato strettissimo…

Il mio impegno nel Savona è personale, l’azienda OroCash fa da sponsor. Ci sono belle idee e bei progetti. Può essere una bella era per il Savona e va benissimo definirla età dell’oro. Non sono fisso a Savona da vent’anni ma si è tornati ai tempi di quando non si vedeva l’ora che arrivasse la domenica. Ora si sognano i derby con certe squadre. Essere parte di questo cambiamento è un piacere e una responsabilità.

Sembra che ora siano buoni anche i rapporti con le istituzioni cittadine. È così?

Buoni? Ottimi. Ci siamo guardati in faccia. Per fare certe cose ci sono dei punti da cui non si può prescindere. Bisogna avere un cammino comune con le istituzioni. Rossello e il sindaco Russo sono persone di alto profilo con cui abbiamo trovato il modo di comunicare. Un capoluogo di provincia non può avere una squadra in una categoria non da capoluogo. Il Savona è un bene per la città. La squadra deve incarnare un aspetto sociale e di aggregazione. Poi per fare i fatti in città ci vuole la parte politica. C’è la voglia di fare un percorso insieme. Con le amministrazioni c’è sempre buon rapporto.

Cosa significa essere proprietario di un marchio che ha un valore così grande per la città?

Una responsabilità che ho preso volentieri e che è arrivata naturalmente grazie ai vecchi proprietari del marchio. Il marchio doveva essere nelle mani di chi guida il club. Il marchio rimane nelle mani di un savonese che ha un approccio da imprenditore. L’ho spiegato ai vecchi soci, che hanno capito che tipo di persona sono e che non ci sarà problema.

Manager, programmatore. Ma in tribuna sembra abbastanza “caliente” sebbene il presidente Milani sia forse inarrivabile…

Allora, Milani vive le partite come pochi. Dei due sono quello calmo, ed è tutto dire. Ci piace così, il presidente è un vulcano. Io ci credo in questo progetto e non lo faccio per vanità. Non cerco i riflettori ma mi piace fare. Mi sono costruito da solo. È un ambiente che trascina. Ho visto la festa dei tifosi alla Torretta, abbiamo un patrimonio che non hanno squadre di Lega Pro. Adamo Agostino è il Savona nel sangue, l’entusiamo del presidente Milani è fondamentale, Alessandro De Lucis fa tantissimo a livello di giovanili e di rapporti istituzionali, idem Antibo e Barone. Tutti noi ci ritagliamo il tempo per il Savona. Stamattina alle 8 eravamo in riunione.

C’è attesa per qualche calciatore in particolare?

L’unico di cui faccio il nome è Santiago Sogno. Sono curioso di vederlo in campo, il suo carisma è fondamentale. Sa come si fa a fare certe cose.

Millesimo e Albissole non erano “prede” ma “cacciatori”. Eppure hanno vinto il campionato…

Ci piace essere cacciatori. Come ho detto al mister e ai giocatori, bisogna guardare la serie di Nadal su Netflix dove spiega il concetto preda-cacciato. Lui era il re, quindi la preda, poi arrivò Djokovic e Nadal diventò nuovamente cacciatore. Il tennista spagnolo racconta di come rendendosi conto di questo cambiamento sia riuscito a tornare il più forte di tutti.

Autore
Il Vostro Giornale

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