Sara Campanella, la madre di Stefano Argentino voleva aiutare il figlio a fuggire. Il gip: “C’era un biglietto”
- Postato il 2 aprile 2025
- Cronaca Nera
- Di Il Fatto Quotidiano
- 2 Visualizzazioni
.png)
L’assassino di Sara sarebbe stato aiutato dalla madre a fuggire. Questo è quanto emerge dalle indagini dei carabinieri che hanno scovato un biglietto della donna, lasciato all’altro figlio “nel quale la donna faceva riferimento alla necessità di allontanarsi per un po’. Con la scusa di curarsi, rassicurando, allo stesso tempo, sulle proprie condizioni, nonostante dai successivi accertamenti non risultassero particolari problemi di salute della donna che ne giustificassero l’allontanamento: circostanza che quindi suffragava la convinzione che dietro tale “allontanamento” si celasse la volontà della donna di aiutare il figlio a non farsi trovare”.
Questo è quanto emerge dalle indagini e riportato nero su bianco dal giudice per le indagini preliminari, Eugenio Fiorentino, nell’ordinanza di convalida del fermo di Stefano Argentino per l’omicidio di Sara Campanella, la studentessa 22enne dell’università di Messina, accoltellata nel pomeriggio del 31 marzo in strada, poco dopo la fine delle lezioni del corso di tecnico di laboratorio biomedico, frequentate anche da Argentino. Il ragazzo l’ha fermata dopo la lezione prima per chiederle come fosse andata la sua operazione, questo ha raccontato al gip nell’interrogatorio di garanzia, durato quasi due ore, mercoledì mattina, dalle 12 fino quasi alle 14.
Sara era stata infatti operata di peritonite a Palermo ed era stata costretta a mancare dall’università per più di un mese e mezzo. Era appena rientrata. Dopo averle chiesto come stava Argentino le ha pure chiesto il perché Sara non avesse risposto a un messaggio che lui le aveva inviato a gennaio. Lei però a questa domanda aveva fatto “scena muta”, riporta Fiorentino. Ed era già “capitato che quest’ultima non gli rispondesse, mostrandosi silenziosa ed indifferente”, si legge ancora nell’ordinanza che riporta la versione data dal ragazzo che ha ammesso l’omicidio.
Durante il colloquio di garanzia Argentino ha anche spiegato di essere fuggito “perché non sapeva cosa fare”. Secondo il gip sussistono, dunque, le esigenze cautelari “più gravi”, anche in considerazione della gravità del delitto e del pericolo di fuga. Il gip sottolinea, infatti, che Argentino è stato trovato non nella casa dei genitori, dove è residente, ma nel B&B riconducibile alla madre, solo grazie al “positioning attivato sul suo telefono”.
Il giudice sottolinea anche che il ragazzo ha agito “con crudeltà”. Una ferocia omicida “sorta sulla base di uno stimolo esterno così lieve, banale e sproporzionato rispetto alla gravità di quanto commesso, da potersi considerare, sulla base del comune sentire, del tutto insufficiente a determinare la commissione del delitto, costituendo, quindi, più che la causa dell’agire del reo, un mero pretesto per dare sfogo al proprio impulso criminale. D’altronde, le coltellate in più punti, scrive il giudice per le indagini preliminari: “Palesano la volontà di infliggere alla vittima sofferenze aggiuntive rispetto al normale processo di causazione della morte”.
Ha agito anche “con premeditazione” visto “l’apprezzabile lasso temporale tra l’insorgenza del proposito criminoso – scrive il gip – e la sua attuazione e la ferma risoluzione criminosa perdurante senza soluzione di continuità fino alla commissione del crimine, avendo egli atteso la persona offesa al termine delle lezioni, e dopo un breve colloquio con la stessa, perpetrato la brutale aggressione con l’uso del coltello, di cui evidentemente si era munito proprio al fine di commettere l’azione delittuosa in esame”.
Quello di Fiorentino è un giudizio che si sofferma pure sull’ “allarmante personalità dell’indagato, essendosi rivelato” il ragazzo “del tutto incapace di porre un freno ai propri istinti criminali” che hanno portato ad “un’inusitata carica di violenza”. Ma non basta, nonostante le abbia tolto la vita, infatti, il ragazzo “non ha manifestato alcun segno di resipiscenza nemmeno successivamente, tanto da provare a fuggire, così sottraendosi alle proprie responsabilità”. Durante il colloquio di garanzia Argentino è stato difeso da Raffaele Leone, del foro di Siracusa, un civilista che aveva seguito la famiglia in passato per altre vicende di tutt’altra natura e che ha accompagnato il ragazzo in questi primi passaggi ma subito dopo l’interrogatorio ha rimesso il mandato. Oggi, giovedì 3 aprile, sarà, invece, conferito l’incarico al medico legale per l’autopsia su Sara.
L'articolo Sara Campanella, la madre di Stefano Argentino voleva aiutare il figlio a fuggire. Il gip: “C’era un biglietto” proviene da Il Fatto Quotidiano.