Sanità nell’area Nord della Basilicata: «Non toccate la dialisi di Rionero»
- Postato il 11 agosto 2026
- Notizie
- Di Quotidiano del Sud
- 0 Visualizzazioni
- 4 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
Il Quotidiano del Sud
Sanità nell’area Nord della Basilicata: «Non toccate la dialisi di Rionero»
Sanità nell’area Nord della Basilicata: «Non toccate la dialisi di Rionero». Il dibattito sui servizi salvavita. Giansanti contro la delocalizzazione. Il depotenziamento agita i pazienti.
Il paventato trasferimento del Centro Dialisi dell’Irccs Crob di Rionero in Vulture verso l’ospedale di Venosa accende i riflettori sulla tenuta del sistema sanitario lucano. Il dibattito mette a nudo le criticità della programmazione assistenziale nell’area Nord della Basilicata. La sanità lucana si trova nuovamente al centro di una tempesta perfetta che unisce politica territoriale e diritto alla cura. Il sasso nello stagno è stato lanciato nei giorni scorsi dal capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, Piero Lacorazza, il quale ha sollevato forti perplessità sul destino del Centro Dialisi incardinato nell’Irccs Crob di Rionero in Vulture. Il timore, mai del tutto sopito tra le comunità locali, è quello di un trasferimento strutturale delle attività nefrologiche presso il presidio di Venosa.
DIALISI DI RIOMERO: LE CRITICHE DI GIANSANTI E LA DELIBERA DI OTTOBRE 2024
Un’ipotesi che ha immediatamente riaperto vecchie ferite legate a logiche di campanile e che rischia di indebolire uno dei fiori all’occhiello della medicina scientifica e oncologica del Mezzogiorno. A intervenire con decisione nel dibattito è Gennaro Giansanti, ex Irccs Crob, che analizza l’evoluzione degli atti aziendali contestando le scelte strategiche degli ultimi anni. Sotto la lente d’ingrandimento finisce la delibera numero 564 firmata dal direttore generale Massimo De Fino nell’ottobre del 2024, che sancì la stipula di un protocollo d’intesa con l’Azienda sanitaria locale di Potenza.
Quell’accordo assegnò la gestione del Centro Emodialisi all’Asp per dodici mesi, in attesa di una disciplina regionale definitiva. «Siamo di fronte a una chiara operazione civetta – denuncia Giansanti -. Un disegno che punta a delocalizzare un servizio salvavita, già isolato dal corpo centrale dell’istituto con l’Atto Aziendale del maggio 2024, mentre al contrario si sarebbe dovuto investire con forza nel Piano di Potenziamento dell’Irccs Crob grazie ai fondi regionali da 182 mila euro».
LA CARENZA DI PERSONALE E LE PREVISIONI DEL PIANO REGIONALE SALUTE
Il nocciolo della questione resta l’atavica carenza di personale, in particolare di specialisti nefrologi, che ha costretto i vertici sanitari a ricorrere all’integrazione tra le due aziende per garantire i turni. Se da un lato l’accordo transitorio serve a tamponare l’emergenza immediata, dall’altro la politica e i tecnici assicurano che nei documenti ufficiali non c’è traccia di smantellamento. Il “Piano Regionale Integrato della Salute e dei Servizi alla Persona e alla Comunità 2026-2030”, recentemente licenziato dalla Giunta regionale lucana, non prevede infatti alcuna delocalizzazione, muovendosi piuttosto verso il potenziamento degli organici tramite concorsi unici e assunzioni mirate.
«Spostare a venticinque chilometri di distanza un presidio del genere significherebbe tradire i principi cardine della medicina di prossimità e dell’equità d’accesso alle cure», incalza Giansanti sottolineando l’assurdità logistica di un simile provvedimento. La scelta colpirebbe non solo i malati cronici residenti nel territorio del Vulture-Melfese, ma creerebbe disagi insostenibili per i pazienti oncologici che giungono da fuori regione.
DIALISI DI RIOMERO E L’IMPORTANZA DELLA RICERCA ONCONEFROLOGICA, UNA SFIDA PER LE ISTITUZIONI
Queste persone hanno infatti la necessità vitale di coniugare le terapie oncologiche con i trattamenti nefrologici e dialitici in un’unica sede protetta. Il modello organizzativo applicato a Rionero rappresenta un caso virtuoso e quasi unico nel panorama italiano, capace di far coesistere le risposte assistenziali per un’area periferica con l’altissima specializzazione della ricerca scientifica. Allontanare la dialisi dal Crob significherebbe interrompere bruscamente i protocolli di ricerca onconefrologica, fondamentali per studiare e aggredire le gravi complicanze renali provocate dai pesanti trattamenti farmacologici sui malati di tumore. Difendere il punto dialisi di Rionero non è una battaglia di bandiera, ma la tutela di un ecosistema dove assistenza clinica ed economia sanitaria corrono sullo stesso binario.
La palla passa ora alla Regione: la programmazione blindata dai documenti programmatici deve trasformarsi in realtà, allontanando lo spettro dell’ennesimo scippo ai danni della sanità del Sud. Questa partita rappresenta anche un banco di prova cruciale per la credibilità delle istituzioni lucane di fronte ai cittadini delle aree interne. Smantellare un presidio di frontiera per pure contingenze gestionali rischierebbe di innescare una pericolosa reazione a catena su altri reparti strategici, minando il diritto alla salute in territori già penalizzati dall’isolamento infrastrutturale.
Il Quotidiano del Sud.
Sanità nell’area Nord della Basilicata: «Non toccate la dialisi di Rionero»