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Sanità Calabrese, Figliolia: “Il visto della Corte dei conti non è necessario”

  • Postato il 26 giugno 2026
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Sanità Calabrese, Figliolia: “Il visto della Corte dei conti non è necessario”

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Sanità Calabrese, Figliolia: “Il visto della Corte dei conti non è necessario”

Il sottosegretario alla presidenza della Regione Calabria, Ettore Figliolia, sgombra il campo dai dubbi sul caso Corte dei Conti e commissariamento della Sanità, molto semplicemente per l’avvocato “non è necessario”, e la Regione va avanti


Il “visto” della Corte dei conti al decreto di uscita dal commissariamento non è necessario. Così come, essendo un provvedimento di alta amministrazione, non sarebbe necessaria neanche la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. A spiegare le ultime 48 ore di fuoco della Calabria è Ettore Figliolia, sottosegretario alla presidenza della Regione Calabria, cassazionista e avvocato dello Stato che ha gestito la partita romana a partire proprio dalle interlocuzioni ministeriali pre-Dpcm. Ed è da lì che si parte.

«È stato redatto un piano di rientro, perché l’uscita dal commissariamento comporta per l’appunto l’adozione di un piano di rientro. In questo piano ci sono una serie di impegni da rispettare. A fronte di questo ci sono state molteplici valutazioni da parte dei ministeri competenti, in particolare da parte del ministero della Salute. Alla fine, siamo arrivati – dopo anche una corretta e doverosa attività istruttoria – a prendere atto degli ottimi, direi miracolosi, risultati raggiunti. Il ministero della Salute al termine di questa istruttoria ha impartito, perché questo è il termine, delle specifiche indicazioni a carattere integrativo del piano di rientro».

«A fronte di queste disposizioni, la Regione ha assunto l’impegno a integrare il contenuto del piano con tutte le indicazioni: un impegno politico. E quindi si è arrivati alla delibera del Consiglio dei ministri. Atto che firmano il ministro dell’Economia, il ministro della Salute, e il ministro per gli Affari regionali, preso atto degli esiti di questo contesto istruttorio, e che ha detto ufficialmente “la Regione Calabria esce dal commissariamento”. Subito dopo il provvedimento è andato all’ufficio centrale di bilancio della presidenza del Consiglio, che interloquisce direttamente con la Corte dei conti».

E in quel momento cosa è successo?

«È successo che la Corte dei conti, a fronte di questo atto, prima ha richiesto all’amministrazione statale una serie di elementi informativi di carattere documentale, che sono stati forniti. Dopodiché, da ultimo, ha fatto un rilievo istruttorio: non quindi un diniego di visto. In sostanza ha detto alla Presidenza del Consiglio “questo atto voi l’avete mandato al visto e il vostro comportamento è diverso da quello che avete adottato in fattispecie del tutto similari”. (La Corte cita il caso Lazio, ndr). Quindi, ha detto la Corte, mi riservo di valutare in via preventiva se effettivamente questa tipologia di atto sconti oppure no il visto, perché lei sa perfettamente che non tutti gli atti amministrativi vanno alla Corte dei conti, in particolare quelli che hanno una valenza politica».

E poi?

«A fronte di questo rilievo istruttorio l’amministrazione statale ha rivalutato il tutto, verificato cosa era stato fatto precedentemente per contesti del tutto similari e ha potuto effettivamente prendere atto che queste delibere di uscita, di cessazione dal regime commissariale, in passato non erano andate al visto della Corte dei conti. Ora, sulla base di questo, tenuto conto dell’impegno politico della Regione Calabria di recepire integralmente tutte le osservazioni del Ministero della Salute, si è andati avanti dicendo: “a questo punto io non vado neanche ad evadere le attività istruttorie, perché capisco perfettamente che perderei soltanto tempo, perché l’atto non è sottoponibile al visto”. Ora, è indubbio che la Corte dei conti ha fatto delle valutazioni sia procedimentali che di merito. Cosa ha fatto la Presidenza del Consiglio? Preso atto di questa pregiudiziale che dice che l’atto non è sottoponibile, andare ad aspettare e a fornire ulteriori elementi si poneva in aperto contrasto con l’interesse a mandare avanti la procedura. Non c’è niente di strano, di illegittimo».

Quindi il primo atto è recepire questo piano di rientro.

«Sì, con le integrazioni previste. Il piano di rientro adesso prevede il recepimento di quelle indicazioni sulla spesa, con monitoraggio continuo da parte dei Ministeri competenti. Le prescrizioni sono soprattutto finalizzate ad evitare che ci siano degli investimenti, delle spese non coerenti e compatibili con quelli che sono le esigenze di bilancio».

Intanto, però, si è perso del tempo prezioso.

«La Regione, in questi due mesi, ha comunque lavorato, e infatti le posso assicurare che i bilanci verranno chiusi – così come previsto – entro il 30 giugno. Per il resto, glielo dico per esperienza, cose simili avvengono anche quando c’è una legge regionale che è tacciata di incostituzionalità da parte del governo. Il governo cosa fa? Dice: “Guarda, Regione, questo articolo è incostituzionale, o lo ritiri oppure io faccio l’impugnazione”. Il presidente della regione risponde: “Stai tranquillo che lo ritiro”. A quel punto è un impegno politico che viene rispettato, è un atto politico. Le posso soltanto assicurare che tutte le prescrizioni dei Ministeri competenti verranno integralmente recepite e che continua l’interlocuzione con i ministeri vigilanti».

Noi abbiamo aspettato dal 7 aprile fino ad oggi e lei ha spiegato che effettivamente questo provvedimento poteva non passare dal visto della Corte dei conti. In questi due mesi però abbiamo paralizzato il servizio sanitario regionale. Il governo poteva accorgersene prima?

«I provvedimenti che un’amministrazione statale può rivalutare sono tanti. A mio modesto avviso, a fronte dell’impegno regionale a recepire le indicazioni dei ministeri vigilanti, è dimostrata la valenza quantomeno parzialmente politica dell’atto, nell’ottica di rispettare le esigenze di bilancio perseguendo le finalità di complessivo miglioramento. Non mi sembra che vi sia un’esigenza di pubblicazione in Gazzetta ufficiale di un deliberato consiliare, addirittura quale condizione di efficacia del provvedimento medesimo».

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