San Paolo nel mirino dei genovesi: rischia di perdere nella realtà sei primariati. Ampia mobilitazione, ma non basta
- Postato il 20 settembre 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Savona. Non è difficile proporre come argomento della settimana il depotenziamento del San Paolo, ma in alcuni casi anche del Santa Corona. La Sanità è sempre al centro delle preoccupazioni degli italiani, lo è ancor più in una regione anziana come la nostra.
E’ persino possibile che chi scrive azzardi subito un riassunto: si’, e’ tutto vero, soprattutto il San Paolo e’ nel mirino. Quando poi i genovesi, sempre loro, alzano la voce (in questo caso nella persona dell’assessore regionale Massimo Nicolò), vuol dire che siamo vicini al vero.
Per comprendere meglio di che cosa stiamo parlando ci siamo fatti aiutare dalla persona più indicata, Giampiero Storti, in questo caso in qualità di ex presidente degli Amici del San Paolo, che abbiamo strappato per mezza giornata al suo lavoro di presidente della Campanassa, che sta rilanciando con molte iniziative.
Non è facile districarsi nelle burocrazie sanitarie, ma cercheremo con lui di semplificarle il più possibile.
Storti inizia con necessari cenni storici: “Il depotenziamento inizia addirittura negli Anni ’90, direttore Amodeo, seguendo le direttive della Regione, che iniziò la solita opera di ‘riorganizzazione’, continuata nei decenni seguenti. Il tutto si deve alla debolezza della rappresentanza politica savonese, che non è riuscita e non riesce a far muro contro le direttive e le pressioni, indipendentemente dal colore politico della parte da cui provengono. Si arriva così agli Anni 2000, con il definanziamento della Sanità, il numero chiuso a Medicina, la laurea in Infermieristica, e ora si pensa all’Oss specializzato. Naturalmente qui non abbiamo tempo per entrare nei singoli punti”.
“Arriviamo a tempi più vicini, con la rimodulazione dell’ambito regionale e la riforma giuridico strutturale dell’Asl in Ats, in pratica chiudendo le Asl come prima concepite, accentrando il potere a Genova e spostando certi interessi verso l’Imperiese sotto il segno di Claudio Scajola”.
“Il San Paolo perde così nella realtà sei primariati – spiega sempre Storti -: Anatomia patologica, Malattie infettive, Radioterapia oncologica, Laboratorio analisi, Centro trasfusionale, Fisica sanitaria. Avere un solo primario tra Savona e Sanremo significa non averlo, anche al di là dell’aiuto dei suoi collaboratori. Sono esperienze negative già vissute con gastroenterologia del San Paolo e pneuomatologia del Santa Corona. Il tutto senza contare l’accentramento del 118, nato proprio a Savona”.
Si tratta di un arretramento sul piano della cultura sanitaria, diagnostico, terapeutico per le patologie interessate, per la formazione del personale, il rinnovo delle attrezzature, il rapporto con le altre discipline e soprattutto con i pazienti. “Ne viene penalizzato soprattutto il mondo oncologico, che comunque continua a fare miracoli e a essere un’eccellenza sotto la guida di Marco Benasso e, per la Chirurgia generale oncologica, di Raffaele Galleano, per numero di interventi secondo solo a S. Martino”.
Val la pena ricordare a questo punto che il San Paolo ha un bacino di utenza di 160 mila abitanti, da Spotorno a Varazze, a tutta la Val Bormida e alla zona di Sassello-Urbe.
Storti vuol segnalare l’ampia mobilitazione a favore del San Paolo dei medici Tassara, Anselmo, Lerza, Schirru, Venturino, Menardo, Chiarlone, del presidente dell’ordine Corti e la mobilitazione di tutti i sindacati medici. Sperando di non aver dimenticato nessuno. Poi i politici: il sindaco di Savona Russo, i consiglieri regionali Arboscello, Pastorino e Bozzano.
Ma perché uno schieramento così vasto non porta a una diversa riflessione da parte della Regione e in particolare del presidente Bucci, che spesso ha dimostrato di sapere ascoltare i territori, come nel caso del rigassificatore?
Conclude Storti: “Questo non lo posso sapere, posso azzardare che queste istanze non siano arrivate a Bucci, o non lo siano in maniera diretta e adeguata. Per questo, se può esserci un barlume di speranza, conviene insistere sull’importanza dei nostri ospedali viste le persone competenti che si sono mobilitate”.
Prima di chiudere, vorremmo ricordare i termini burocratici e ai più incomprensibili o lontani dalla realtà contenuti nella direzione strategica di Ats. Eccone alcuni: SC (Struttura complessa) pianificazione strategica e governo clinico, SC controlli di gestione, SC governo dei tempi di attesa (siamo ansiosi di conoscere i risultati), SC gestione operativa, SC qualità e accreditamento strutture sanitarie, SSD percorsi di screening. Funzioni segreteria. Un grande pachiderma, soldi sprecati mentre gli ospedali sono in crisi? In bocca al lupo.