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San Paolo era un “camerata”, la frase di Vannacci fa infuriare i sacerdoti: “Non riduca le Sacre Scritture a un manifesto politico”

  • Postato il 19 agosto 2026
  • Politica
  • Di Il Fatto Quotidiano
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San Paolo era un “camerata”, la frase di Vannacci fa infuriare i sacerdoti: “Non riduca le Sacre Scritture a un manifesto politico”

“Le Sacre Scritture non si prestano a essere ridotte a un manifesto politico”. La frase di Roberto Vannacci, secondo cui San Paolo, l’apostolo delle genti, uno dei pilastri della storia cristiana, era un “camerata”, fa infuriare la Chiesa. A protestare pubblicamente è un gruppo di sacerdoti. Ma la loro lettera è solo l’ultimo episodio in cui esponenti religiosi criticano le parole del leader di Futuro Nazionale. Dalla remigrazione alle classi di scuola riservate ai disabili, sono diverse le diocesi che hanno fatto sentire in passato la loro voce.

La lettera, inviata allo stesso Vannacci, esprime “profondo dissenso e sconcerto“. È firmata da undici sacerdoti aderenti alla Fondazione Interesse Uomo che opera tra Sicilia e Basilicata per il contrasto all’usura e al sovraindebitamento. L’europarlamentare, nei giorni scorsi, aveva definito “l’apostolo Paolo come un camerata, richiamando un fantomatico principio economico paolino che troverebbe fondamento sulle parole dell’apostolo delle genti: ‘chi non vuol lavorare neppure mangi’, per giustificare l’abolizione o il forte ridimensionamento dei sussidi sociali“, si ricorda nella lettera.

Interviene anche il Movimento dei cristiani riformisti: “Nelle sue esternazioni, il generale Vannacci compie un grave errore di valutazione: confonde l’esortazione del Santo a una vita spirituale e morale migliore con una sorta di rigido ordine militaresco. Ridurre il messaggio Paolino a una mera disciplina di caserma dimostra una totale mancanza di comprensione del testo sacro, o peggio ancora una totale ignoranza”, sottolinea il presidente Antonio Mazzocchi che conclude: “Scherzi con i fanti ma lasci stare i santi”.

La Chiesa, in passato, aveva già alzato la voce contro le idee proposte da Vannacci. L’ultimo è stato il vescovo di Agrigento, monsignor Alessandro Damiano, che alla vigilia della visita del Papa a Lampedusa del 4 luglio, aveva definito quel viaggio come “un messaggio contro la remigrazione” proposta dal generale e da altre forze politiche dell’estrema destra. Sulla stessa linea d’onda le prese di posizione di alcune diocesi, da Bolzano a Prato. Un paio di anni fa Vannacci, con la sua boutade sulla necessità di classi separate per i ragazzi disabili, aveva fatto infuriare il numero due della Cei, monsignor Francesco Savino. “Queste idee ci riportano ai periodi più bui della nostra storia”, aveva commentato. La distanza tra la Chiesa e Futuro Nazionale si è vista anche con la presenza del vannacciano doc, Mario Borghezio, alla consacrazione ad Econe dei nuovi vescovi lefebvriani che ha portato allo scisma con il Vaticano. Una presenza che però alla fine ha fatto storcere il naso anche all’interno dello stesso partito del generale.

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Il Fatto Quotidiano

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