Salute mentale, Simone Tropea (fondazione Le idee di Chicco): «Lo stigma sociale fa più vittime della malattia»
- Postato il 10 ottobre 2026
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Salute mentale, Simone Tropea (fondazione Le idee di Chicco): «Lo stigma sociale fa più vittime della malattia»
Salute mentale, l’intervista a Simone Tropea, direttore della Fondazione Le idee di Chicco. Ansia, depressione, dipendenze digitali e senso di inadeguatezza: dietro il disagio delle nuove generazioni si nasconde un vuoto che la società non può più ignorare.
«Non c’è salute senza salute mentale». Non è soltanto uno slogan, ma una verità che troppo spesso la società continua a ignorare, finché il disagio non esplode, travolge le relazioni, entra nelle famiglie e mette in crisi la vita quotidiana. Ansia, depressione, dipendenze tecnologiche, solitudine e senso di inadeguatezza sono ferite sempre più visibili, soprattutto tra i giovani. Eppure, dietro la crescente attenzione pubblica, resiste un ostacolo difficile da abbattere: lo stigma, la paura di essere giudicati, la convinzione che chiedere aiuto sia un segno di debolezza.
In occasione della Giornata mondiale della salute mentale, che ricorre il 10 ottobre, il tema impone una riflessione che va oltre la ricorrenza e chiama in causa famiglie, scuola, istituzioni e comunità. Perché il benessere psicologico non riguarda soltanto chi soffre: riguarda tutti, senza distinzione d’età, e incide sulla qualità delle relazioni, sulla capacità di affrontare le difficoltà e sul futuro stesso della società. Ne abbiamo parlato con Simone Tropea, direttore della Fondazione Le Idee di Chicco, nata per promuovere il benessere psicologico in memoria di Francesco Occhiuto, ricercatore e psicologo scomparso prematuramente. Un impegno che parte dall’ascolto del disagio e punta a costruire una rete di sostegno, prevenzione e ricerca, nella convinzione che nessuno debba essere lasciato solo davanti alla propria sofferenza.
La salute mentale è sempre più al centro del dibattito pubblico, ma tra consapevolezza e capacità di intervento esiste ancora una notevole distanza. Quali sono oggi le emergenze, soprattutto tra i giovani?
«Tra i giovani, anche sulla base dell’esperienza della Fondazione Le Idee di Chicco, le emergenze sono le dipendenze legate alle nuove tecnologie, l’ansia e una depressione crescente. Ma tutto questo può essere anche la risposta a un vuoto esistenziale profondo, a uno spaesamento, a un’assenza di riferimenti importanti nella nostra società. C’è soprattutto la percezione di essere inadeguati rispetto a ciò che la società impone, al modello che chiede di incarnare e al quale pretende che si aderisca. La salute mentale, quindi, è innanzitutto una questione di rapporto con sé stessi e con la realtà. Molti giovani sembrano vivere una distanza dolorosa tra ciò che sono e ciò che sentono di dover essere. Ed è proprio in questa frattura che il disagio può trovare terreno fertile».
Spesso, si interviene quando la sofferenza è già evidente, mentre la prevenzione e l’ascolto precoce possono fare la differenza. Come possiamo aiutare genitori, insegnanti e istituzioni a riconoscere i primi segnali di difficoltà e a costruire intorno ai ragazzi una rete di sostegno efficace?
«Il primo passo è proprio farsi aiutare. A volte, i genitori non hanno gli strumenti per sostenere un figlio, che sia un bambino, un adolescente, un giovane o un giovane adulto che attraversa una fase di disagio. Bisogna essere umili, accettare di non avere tutte le risposte e chiedere aiuto. A volte, sono gli stessi genitori ad averne bisogno. È importante riconoscerlo, senza sentirsi in colpa. Alcune problematiche che si manifestano nei ragazzi possono avere radici nelle dinamiche familiari, ma questo non significa dover cercare colpevoli o attribuire etichette. Nessuno di noi è perfetto. Ciò che conta è affrontare la situazione con lucidità e serietà. Per questo servono professionisti capaci di comprendere il disagio all’interno del contesto familiare e relazionale, non soltanto di intervenire sui sintomi manifestati dai giovani. È questo l’approccio che cerchiamo di promuovere con la Fondazione Le Idee di Chicco».
Tra i progetti più significativi della Fondazione c’è il Centro di Neuroscienze dell’Università della Calabria, dedicato a Francesco Occhiuto. Quali sono la missione e le attività del Centro? E quale contributo potrà offrire alla ricerca sul cervello, alla comprensione dei disturbi e allo sviluppo di nuove opportunità di cura?
«Il Centro è già una realtà: è stato istituito il 3 ottobre e sono già presenti il direttore e i dirigenti. La sua missione è studiare il cervello, un organo meravigliosamente complesso che condiziona tutta la nostra vita, attraverso prospettive diverse e un approccio multidisciplinare. Il cervello sarà studiato dal punto di vista neurologico, fisiologico e clinico, con una potenziale attività diagnostica collegata anche all’ospedale di Cosenza e al Policlinico universitario che si sta sviluppando sul territorio. Ma il progetto non si limiterà alla dimensione strettamente medica. Il Centro prenderà in considerazione anche i determinanti sociali del benessere e della sofferenza, attraverso laboratori di sociologia, psicologia e discipline umanistiche. L’obiettivo è mettere in dialogo competenze differenti, perché la complessità del cervello e della salute mentale richiede uno sguardo che non può essere limitato a un’unica disciplina. Il Centro è già riuscito ad attrarre talenti a livello europeo e internazionale e credo che possa diventare un polo di eccellenza unico nell’Europa mediterranea».
Quale messaggio vuole lanciare in occasione della Giornata mondiale della salute mentale? Perché è fondamentale non lasciarsi condizionare dai pregiudizi e ricordare l’importanza di rivolgersi ai professionisti, parlarne con gli amici e affrontare il disagio in famiglia?
«La Fondazione Le idee di Chicco nasce dall’esperienza di Francesco Occhiuto, uno psicologo scomparso prematuramente dopo essere stato sopraffatto da una grave malattia psichiatrica. Era un professionista innamorato del proprio lavoro, con una visione molto chiara: costruire un ecosistema della salute mentale. In questo momento mi trovo a Gerusalemme, dove la guerra sta provocando anche una grave sofferenza psicologica e psichiatrica, tra palestinesi e israeliani. Ma non dobbiamo pensare che si tratti di una realtà lontana e diversa dalla nostra. Anche in Europa, in Italia e in Calabria esistono fragilità e sofferenze che non possiamo ignorare. La prima cosa da comprendere è che la nostra mente è fragile: è un tesoro fragile che dobbiamo imparare a proteggere. Dobbiamo fidarci di chi può aiutarci a custodirla e a far fiorire tutto il suo potenziale. Non bisogna avere paura dello stigma sociale, che spesso fa più vittime della malattia stessa. Quando compare un disturbo, o anche quando si teme di attraversare una situazione che non si riesce a gestire, è importante affidarsi a qualcuno che possa aiutarci a comprendere ciò che sta accadendo. Non possiamo sempre essere noi stessi gli unici giudici della nostra sofferenza».
Quanto può diventare pericoloso il silenzio alimentato dallo stigma e dalla paura del giudizio?
«Se non compiamo questo passaggio, rischiamo che la malattia ci travolga e travolga anche le nostre relazioni e le nostre famiglie. Ci si può ammalare di una malattia mentale come ci si può ammalare di qualsiasi altra patologia. Non è una colpa e non è una vergogna. In una situazione mondiale come quella che stiamo vivendo, è comprensibile che molte persone attraversino momenti di sofferenza psicologica: quando accadono cose profondamente difficili, è normale che anche la nostra mente ne risenta. Dobbiamo rispondere con lucidità e libertà, distinguendo la sofferenza psicologica dalla malattia mentale, ma senza sottovalutare nessuna delle due. E soprattutto dobbiamo avere il coraggio di farci aiutare».
Il Quotidiano del Sud.
Salute mentale, Simone Tropea (fondazione Le idee di Chicco): «Lo stigma sociale fa più vittime della malattia»