Russia-Ucraina: la “tregua” di maggio e una guerra senza pause
- Postato il 6 maggio 2026
- Editoriale
- Di Paese Italia Press
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Nel cuore dell’Europa orientale, la guerra tra Russia e Ucraina continua a scorrere senza vere interruzioni, nemmeno quando la diplomazia prova a evocare simboliche pause. L’ultima ondata di attacchi con droni e missili, denunciata da Kiev, si inserisce in un nuovo episodio di tensione che precede una data altamente sensibile per Mosca: il 9 maggio, Giorno della Vittoria nella Seconda guerra mondiale.
Secondo le autorità ucraine, nella notte precedente alla ricorrenza sarebbero stati lanciati oltre cento droni e diversi missili contro obiettivi sul territorio ucraino, nonostante l’annuncio russo di un cessate il fuoco temporaneo in occasione delle celebrazioni. Per Kiev si tratta dell’ennesima violazione che svuota di significato ogni tentativo di pausa umanitaria.
Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha parlato apertamente di una scelta politica precisa da parte del Cremlino, accusando Mosca di utilizzare la “tregua” come strumento propagandistico. Ancora più duro il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha ribadito come la vita delle persone non possa essere subordinata a parate militari e simboli di potenza.
Sul fronte opposto, la Russia continua a negare la natura offensiva delle operazioni e rivendica la legittimità delle proprie azioni militari, inserite in un conflitto che da anni si muove tra guerra convenzionale, guerra tecnologica e propaganda.
Per comprendere l’attuale escalation bisogna tornare indietro di oltre un decennio. Il conflitto tra Russia e Ucraina affonda le sue radici nel 2014, con l’annessione della Crimea da parte di Mosca e l’inizio della guerra nel Donbass, nell’est ucraino. Da quel momento si è consolidata una frattura geopolitica tra Occidente e Federazione Russa.
La svolta decisiva arriva però nel febbraio 2022, quando la Russia avvia un’invasione su larga scala dell’Ucraina, trasformando una guerra regionale in un conflitto di portata globale. Da allora lo scenario si è evoluto in una guerra ad alta intensità, con uso massiccio di artiglieria, missili a lungo raggio, droni e attacchi alle infrastrutture energetiche.
Il presidente russo Vladimir Putin ha giustificato l’operazione come una “difesa strategica” degli interessi russi e delle popolazioni russofone, mentre Kiev e gran parte della comunità internazionale la considerano una violazione del diritto internazionale e dell’integrità territoriale ucraina.
La data del 9 maggio rappresenta uno snodo storico fondamentale per la Russia. Celebra la vittoria dell’Unione Sovietica sulla Germania nazista nel 1945. Negli ultimi anni, però, questa ricorrenza è stata sempre più intrecciata con la narrazione politica del Cremlino, diventando anche strumento di legittimazione della guerra in Ucraina.
Secondo Kiev, proprio questa sovrapposizione tra memoria storica e attualità bellica rende ancora più contraddittorie le “tregue” annunciate da Mosca in occasione delle celebrazioni: pause temporanee che, sul terreno, si trasformano spesso in intensificazioni degli attacchi.
Negli ultimi giorni, l’uso crescente di droni kamikaze e missili a lungo raggio ha segnato una nuova fase del conflitto. L’Ucraina denuncia attacchi continui su infrastrutture civili e militari, mentre la Russia accusa a sua volta Kiev di colpire obiettivi oltre confine.
In questo scenario, la diplomazia appare sempre più debole. Le richieste ucraine alla comunità internazionale si concentrano su tre punti essenziali, scanditi dal rafforzamento delle difese aeree, aumento delle sanzioni contro l’industria militare russa e maggiore isolamento politico di Mosca.
Bruxelles, nella posizione ribadita oggi 6 maggio 2026 dalla European Commission, ha riaffermato il sostegno “politico, economico e militare” all’Ucraina, sottolineando al tempo stesso la necessità di una cessazione immediata delle ostilità e del rispetto del diritto internazionale. L’esecutivo europeo ha condannato i nuovi attacchi denunciati da Kiev, definendoli incompatibili con qualsiasi ipotesi di tregua credibile, soprattutto se collocati alla vigilia delle celebrazioni del 9 maggio.
Nel solco della linea già consolidata dell’Unione, Bruxelles continua a considerare le cosiddette pause annunciate da Mosca come iniziative prive di reale valore operativo sul terreno, insistendo invece su un rafforzamento della difesa ucraina e sul mantenimento della pressione sanzionatoria nei confronti della Federazione Russa. In questo quadro, la Commissione richiama anche la necessità di una maggiore coesione tra gli Stati membri per sostenere una strategia comune di lungo periodo.
Mentre dal canto suo, l’Italia continua sul piano ufficiale continua a seguire la linea euro-atlantica sulla guerra in Ucraina. Il governo guidato da Giorgia Meloni conferma il sostegno a Kiev, dentro il quadro degli impegni con NATO e Unione europea. È una posizione presentata come necessaria e coerente con gli alleati, ma che appare sempre più rigida, con poco spazio per iniziative autonome sul piano diplomatico.
Dentro la maggioranza, però, le differenze ci sono. Fratelli d’Italia e Forza Italia sostengono senza dubbi la linea del governo e il sostegno militare all’Ucraina. La Lega invece mostra più perplessità, soprattutto sull’invio di armi, anche se resta dentro la coalizione senza scelte di rottura.
Nel campo dell’opposizione il quadro è ancora più diviso. Il Partito Democratico sostiene il supporto europeo a Kiev, ma con toni più cauti e maggiore attenzione alla diplomazia. Il Movimento 5 Stelle è invece più critico e chiede da tempo un cessate il fuoco e l’apertura di negoziati. Più netta ancora la posizione di Alleanza Verdi e Sinistra, che insiste su una linea pacifista e critica verso la scelta militare.
In sintesi, il quadro politico italiano appare compatto solo in superficie. In realtà è diviso tra chi sostiene con decisione la linea militare occidentale e chi chiede con più forza una svolta verso la diplomazia. Intanto, però, la guerra continua senza una prospettiva chiara di soluzione.
A oltre dieci anni dall’inizio della crisi e a più di due anni dall’invasione su larga scala, il conflitto tra Russia e Ucraina si presenta purtroppo senza pause reali. Come osservano gli analisti resta una guerra “senza calendario”, dove anche le tregue annunciate si scontrano con la realtà del campo di battaglia.
Il risultato è un equilibrio instabile: da un lato la necessità di mostrare forza e controllo, dall’altro una guerra che continua a consumarsi giorno dopo giorno, senza rispettare né simboli storici né tentativi di pausa.
In mezzo, restano le città ucraine sotto attacco e una crisi internazionale che, al momento, non intravede ancora una via d’uscita definita.
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