Russell Westbrook si ritira: il re delle triple doppie saluta senza anelli al dito. Lakers venduti a una cifra record
- Postato il 13 agosto 2026
- Di Virgilio.it
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Quel telefono rimasto silente a quanto pare aveva una ragione per restare tale: è servito a far capire a Russell Westbrook che i suoi giorni sul pianeta NBA erano giunti a conclusione, e dopo aver atteso qualche giorno in più per vedere se qualcuno si presentasse alla sua porta ha deciso che poteva anche bastare così. Dopo 18 stagioni nella lega, il playmaker classe 1988 (4 anni meno di LeBron James, stessa età di Durant e Curry) ha detto stop, annunciando il tutto in un video apparso sui propri profili social, al quale ha preso parte come voce narrante l’attore Michael B. Jordan (chissà se il riferimento fosse voluto o solo casuale).
- Un giocatore come pochi se ne sono visti sul parquet
- Il fardello più grande: l'anello mancante
- Lakers ceduti a Kushner e Iger per 12,5 miliardi di dollari
Un giocatore come pochi se ne sono visti sul parquet
“A volte non sai nemmeno di aver già visto la fine”. Westbrook ha provato a guardarsi indietro e ha capito che probabilmente non c’era molto altro da aggiungere. Scelto alla numero 4 nel Draft del 2008daiSeattleSupersonics, che stavano cambiando città trasferendosi a OKC (in quel Draft venne scelto alla 1 Derrick Rose, ma prima di Brodie arrivarono Michael Beasley a Miami e OJ Mayo a Minnesota, peraltro ceduto a Memphis in cambio di Kevin Love, preso alla 5: alla 6 venne selezionato Gallinari dai Knicks), dopo una carriera universitaria importante a UCLA in molti avrebbero immaginato per lui una parabola luminosa anche in NBA.
In realtà nei numeri pochi hanno fatto quel che ha fatto Westbrook: MVP della stagione regolare nel 2016-17, inserito 9 volte nel quintetto All-NBA e convocato sempre per 9 volte all’All Star Game, ha vinto due volte il titolo di miglior marcatore della lega, nonché per tre volte quello di migliore assistman. Soprattutto però RW verrà ricordato per essere stato il primo vero grande specialista delle triple doppie: ne ha collezionato 209 in carriera (mai nessuno come lui), tenendo per 4 stagioni una tripla doppia di media in regular season.
Questo l’ha portato spesso a essere anche criticato per il fatto che, a detto di molti, pur di arricchire il suo bottino di statistiche personali ha finito per arrecare danni alle squadre dove ha militato. Un’accusa difficile da provare per intero, ma in fondo il giudizio su Westbrook è stato divisivo come lo è stato per pochi altri giocatori.
[iol_placeholder type="social_instagram" id="Db8yUjRB5XB" max_width="540px"/]Il fardello più grande: l’anello mancante
Quello che resta negli annali è però anche un altro numero: è lo zero alla voce anelli vinti in carriera, con il rimpianto di aver disputato una sola serie di finale, quella del 2012, quando però i Thunder (con Durant, Ibaka, Harden) erano forse troppo acerbi per poter pensare di spuntarla sui Big3 di Miami (LeBron, Bosh e Wade), in missione dopo la batosta subita l’anno prima dai Mavs di Nowitzki.
Un fardello, quello del mancato anello, portato a fatica da Brodie, che in carriera ha vestito le maglie di Thunder, Rockets, Wizards, Lakers, Clippers, Nuggets e Kings e che fino all’ultimo ha sperato in un ultimo ballo, accorgendosi però che i suonatori erano già andati via, smontando i loro strumenti.
Solo pochi giorni fa alla CNN aveva detto che stava semplicemente aspettando la chiamata che gli avrebbe allungato la carriera in NBA, senza curarsi troppo della destinazione. Ma quel telefono rimasto in silenzio è stato il segnale che non c’era più nulla per cui valesse la pena di aspettare. Resterà comunque uno dei giocatori più forti ammirati sul parquet nel nuovo millennio, vincitore peraltro di due ori con Team USA (mondiali 2010 e olimpiadi 2012), nonché in inserito nella lista dei 75 migliori giocatori di sempre della lega. Tra i pochi di quella lista senza anello al dito.
Lakers ceduti a Kushner e Iger per 12,5 miliardi di dollari
A proposito di NBA: a Los Angeles, sponda Lakers, la rivoluzione non è soltanto in campo, con la dipartita di LeBron James che ha di fatto consegnato la squadra a Luka Doncic. Da ieri la franchigia losangelina ha un nuovo proprietario: si tratta di Josh Kushner, salito recentemente alla ribalta per il famoso progetto di Infantino di voler privatizzare i mondiali di calcio.
Kushner era tra gli acquirenti delle quote, e questo grazie ai buoni uffici con il genero di suo fratello, che è nientemeno che… Donald Trump. Sfumato l’obiettivo calcistico, ecco la “riconversione” sul basket: Mark Walter, che un anno fa sborsò 10 miliardi di dollari alla famiglia Buss per le quote dei Lakers, 12 mesi dopo le ha rivendute a 2,5 miliardi di dollari in più, dicendosi onorato di aver fatto parte di questa grande famiglia.
Kushner ha acquisito la maggioranza totale assieme al socio Bob Iger, storico CEO di Disney: entrambi gestiscono il fondo Thrive Capital, che controlla asset per oltre 60 miliardi di dollari. “Abbiamo grande rispetto per la visione e della leadership di Jerry e Jeanie Buss e intendiamo costruirla nel tempo, dando ai Lakers tutti gli strumenti per tornare ad essere la franchigia più vincente della lega”. Doncic prenda pure appunti…