Rubio a Roma, missione delicata tra Vaticano e governo: prove di disgelo con gli Stati Uniti
- Postato il 5 maggio 2026
- Politica
- Di Blitz
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L’imperativo categorico è ricucire lo strappo con gli Stati Uniti. Marco Rubio, il segretario di Stato americano, sarà a Roma venerdì ed incontrerà prima il Papa e poi Giorgia Meloni. Il suo compito è quello di un sarto che viene in Italia per riprendere il filo diretto che c’è stato sempre con Washington. Non sarà facile perchè negli ultimi tempi le posizioni si sono distanziate. Per colpa di chi?
Ora non è il momento di fare il processo alle intenzioni, ma di tornare all’antico quando fra le due sponde dell’Oceano non c’erano mai stati attriti, tanto che si diceva che la nostra premier avrebbe potuto fare da pontiera con Trump per i suoi buoni rapporti con il tycoon della Casa Bianca. Quel che è successo è noto: Trump che accusa Leone XIV di non essere all’altezza di capire cosa sia la politica internazionale; il pontefice che, diplomaticamente, non risponde perchè non è suo compito quello di entrare in conflitto con uno Stato, qualsiasi esso sia. Dalla Casa Bianca si insiste, forse si cerca uno scontro non si sa bene per quale ragione. Poi, la polemica si placa perché con tutta probabilità i più stretti collaboratori del presidente gli fanno notare che non è il caso di inimicarsi la comunità cattolica americana in vista delle elezioni di mezzo termine.
Missione diplomatica tra Roma e Washington
Sono passate un paio di settimane, forse più, di quiete. Per quale motivo? Non si poteva mandare alle lunghe una situazione del genere anche perché, dopo Trump, pure Giorgia Meloni era entrata in conflitto con il tycoon. Non era d’accordo su alcune prese di posizione della Casa Bianca contro l’Europa, si era detta contraria a concedere l’aeroporto di Sigonella agli aerei che volevano far tappa in quello scalo per poi andare a bombardare in Iran.
Contro di lei Trump aveva dato il meglio di sè quando esce fuori gangheri. Si era quasi agli insulti, non si aspettava un tradimento del genere da parte della premier italiana con cui aveva sempre avuto ottimi rapporti. “Non abbiamo voluto essere contro gli Stati Uniti, siamo stati costantemente al loro fianco, ma quando non si è d’accordo su certe decisioni, un alleato ha il dovere di dirlo, non di tacere o di mentire. L’Italia ha sempre rispettato i suoi impegni, questo è innegabile”. Parole dure che hanno colto nel segno.
Il ruolo di Rubio e il doppio obiettivo
Infatti, dopo una parentesi durata troppo a lungo, ecco quanto scrive, in un comunicato dell’altro ieri, la Casa Bianca: “Il segretario di Stato Marco Rubio sarà a Roma venerdì prossimo per far visita al Papa”: Solo in Vaticano e non a Palazzo Chigi? Si vogliono riallacciare i rapporti soltanto con la Santa Sede? No, sia pure se con un pò ritardo, viene confermata pure la visita al nostro governo, e cioè alla Meloni:
La missione ha un compito fin troppo chiaro. Parlare con Leone XIV perchè non si può fare a meno dei cattolici americani in un momento talmente difficile, ad una manciata di mesi dalle elezioni di mezzo termine. Trump teme un grande schiaffo dai suoi compatrioti, sarebbe l’inizio della fine di un grande rapporto. Così, si convince a dar retta allo staff che lavora con lui a stretto contatto di compito. Chi può venire a Roma se non il più diplomatico dei fedelissimi? Prima si parla di un colloquio solo con il Papa, ma con tutta probabilità questa trasferta aveva già un duplice scopo: ricucire lo strappo con il Vaticano prima e con Giorgia Meloni poi. Dell’Europa gli Stati Uniti hanno un estremo bisogno, si doveva prendere la palla al balzo.
Come andranno i due appuntamenti non lo si può prevedere, ma non c’è dubbio che le capacità di Rubio e le sue parole con il Pontefice e Giorgia Meloni daranno il loro frutto. Un compito non facile quello del “sarto” della Casa Bianca, ma i più noti commentatori di politica estera sono ottimisti: il duplice dialogo darà i suoi frutti. Conviene a tutti che lo strappo si ricomponga perchè in primis Roma non può dimenticare quello che gli Stati Uniti hanno fatto per noi dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Le tensioni interne al Partito Democratico
Nemmeno in un momento così delicato e importante la polemica politica italiana ha messo il freno. Niente tregua. Ora, tanto per cambiare, è ancora il Pd ad entrare nell’occhio del ciclone. Dopo Elisabetta Gualmini passata dai dem ad Azione di Carlo Calenda, è la volta dell’ex ministro Marianna Madia ad abbandonare Elly Schlein per schierarsi con Italia Viva di Matteo Renzi. “Non condividevo più i propositi del mio vecchio partito. In politica non si può essere ipocriti, se no alla fine paghi questo tuo atteggiamento”, sostiene.
Quel che più preoccupa la segretaria di Via del Nazareno non è il singolo episodio, ma l’aria di fronda che non accenna a diminuire. A capo della rivolta dei riformisti ecco spuntare la figura di Graziano Delrio, un cattolico dalla testa ai piedi, che rimpiange i tempi della vecchia Dc. Sta tentando in tutte le maniere di riportare il Pd su posizioni meno rivoluzionarie, cioè troppo di sinistra. Un intento difficile, ma non impossibile. Delrio ci crede e confida che le sue idee abbiano presto un riscontro positivo. Il campo largo si restringe a giorni alterni: i “si” e i “no” si alternano e non danno mai respiro alla “povera” Elly Schlein.
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