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Roma Pride, "no ebrei". E si arrabbia pure Israele

  • Postato il 3 giugno 2026
  • Politica
  • Di Libero Quotidiano
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  • 8 min di lettura
Roma Pride, "no ebrei". E si arrabbia pure Israele
Roma Pride, "no ebrei". E si arrabbia pure Israele

Prima l’antisemitismo. Poi gli attacchi appellandosi al “sionismo dilagante”. A adesso l’esclusione per l’orientamento sessuale. Bel pasticcio quello combinato dagli organizzatori del Gay Pride romano edizione 2026. La tradizionale sfilata italiana dell’orgoglio omosessuale (arricchitasi dal 1984 per accogliere tutte le diverse declinazioni Lgbtq+), quest’anno rischia di passare alla storia come quella dell’esclusione.

Paradosso di un allineamento pro-Pal e anti ebraico che mischia le battaglie ideologiche politiche con quella che dovrebbe essere una parata pacifica e allargata a tutte le diverse sensibilità e orientamenti. Per sabato 20 giugno gli organizzatori della manifestazione hanno deciso di «escludere dalla sfilata le associazioni ebraiche Keshet Italia e Keshet Europe», accusandole di non aver preso le distanze dal «genocidio in corso a Gaza ad opera dello Stato di Israele». Come se i rappresentanti delle associazioni ebraiche omosessuali, che sono ben rappresentati nel parlamento israeliano, non avessero negli ultimi 3 anni e mezzo di legislatura più che duramente contestato l’azione del governo di Benjamin Netanyahu.

Amir Ohana è il primo deputato apertamente gay a entrare alla Knesset per il Likud, il partito conservatore al governo dal 2015, nel dicembre 2022 è stato eletto all’unanimità presidente della Knesset all’unanimità. Con il compito di condurre i lavori parlamentari quotidiani anche se, come riporta il quotidiano israeliano Ynet, non «presiederà le riunioni che tratteranno di diritti Lgbtq+», evidentemente per questioni di opportunità.

Tra settembre e ottobre gli israeliani saranno chiamati al voto. E le oceaniche manifestazioni di protesta contro Bibi e la compagine ultra ortodossa che lo ha mantenuto alla guida del Paese in questi anni travagliati, ma che ora rischia di implodere.

La decisione di escludere i rappresentati della comunità Lgbtq+ italiana di fede ebraica odi origine israeliana ha già scosso la comunità europea. La scelta ha provocato accuse di discriminazione e un acceso confronto politico. Nel comunicato diffuso sui social, il coordinamento del Pride spiega che «non vi sono le condizioni per la partecipazione di un loro carro in Parata».

Il Pride italiano, hanno scandito gli organizzatori escludendo il carro israeliano, è «una manifestazione aperta e libera», sottolineando però che i carri rappresentano «una responsabilità politica» e richiamano il documento della manifestazione, nel quale «la posizione del Roma Pride sul genocidio in corso a Gaza ad opera dello Stato di Israele è chiara».

E così il comitato direttivo del Roma Pride, dopo un incontro con i rappresentanti di Keshet Italia e Keshet Europe, organizzazioni Lgbtqia+ ebraiche, ritiene «che non vi siano le condizioni per la partecipazione di un loro carro in Parata».

Il Pride è una manifestazione aperta e libera, assicurano. L’associazione organizzatrice si picca di «sapere distinguere con chiarezza la differenza fra il governo israeliano e la comunità ebraica costituita da persone Lgtquia+ e non potremmo mai attribuire a quest’ultima la responsabilità di atti criminali di guerra operati da un governo genocida». Però c’è sempre un distinguo: «Attribuiamo, tuttavia, a Keshet Italia la responsabilità di non aver preso e non intendere prendere le distanze dal genocidio in corso a Gaza ma, anzi, di fare un non condivisibile distinguo lessicale nel documento da loro recentemente pubblicato. Noi chiediamo a chiunque faccia richiesta di partecipare con un carro in Parata di fare proprie tutte le nostre rivendicazioni e le nostre istanze». Insomma, dicono, per poter partecipare al Roma Pride si «presuppone anche una posizione netta e inequivocabile di condanna rispetto al genocidio perpetrato dal governo israeliano».

La polemica ha scavalcato i confini nazionali. Da Tel Aviv - dove tra venerdì 12 e sabato 13 giugno la tradizionale sfilata dell’orgoglio gay con 250mila presenze previste - il capo del gruppo Lgbtq della Knesset (il parlamento israeliano),Yorai Lahav-Hertzanu, ha accusato apertamente gli organizzatori del Pride romano di «antisemitismo». Secondo il quotidiano Times of Israel. Lahav-Hertzanu, all’inizio di una riunione del gruppo parlamentare per celebrare la Giornata annuale della comunità Lgbtq della Knesset, ha rivendicato la libertà di manifestare: «Sono ebreo, israeliano e gay. Israele è l’unico posto in Medio Oriente dove posso vivere», ha scandito il parlamentare iscritto al partito di opposizione Yesh Atid, attualmente nella lista “Insieme” dell’ex primo ministro Naftali Bennett. «Si può criticare il governo israeliano. Io e i miei colleghi lo facciamo, giorno dopo giorno», ha ricordato Lahav-Hertzanu, aggiungendo che tuttavia trasformare la critica allo Stato ebraico in «una condizione preliminare per la partecipazione» al Pride è «un doppio standard, e un doppio standard rivolto agli ebrei è antisemitismo. Nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere tra la propria identità ebraica e la propria identità Lgbtq».

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Autore
Libero Quotidiano

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