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Roma, la tomba François dopo un secolo torna in Italia Il Tirreno

  • Postato il 30 giugno 2026
  • Di Il Tirreno
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Roma, la tomba François dopo un secolo torna in Italia Il Tirreno
Roma, la tomba François dopo un secolo torna in Italia Il Tirreno

“Celebriamo un momento epocale per la cultura italiana, la restituzione al godimento del pubblico e degli studiosi, il ritorno alla piena fruizione, alla conoscenza della tomba François”. Con la partecipazione del ministro della Cultura Alessandro Giuli è stata presentata a Roma la “tomba di François”, un ritorno che l’Italia attendeva da un secolo e che ora è nel pieno possesso dello Stato italiano. La tomba François è una tomba etrusca a più camere della necropoli di Ponte Rotto, presso l'antica città di Vulci, databile tra il 340 e il 320 a.C. circa. Il suo ciclo di affreschi è considerato la più grandiosa testimonianza della pittura etrusca e uno dei monumenti più noti dell'intera pittura antica. “Sì, questa è un'acquisizione veramente epocale", spiega Luana Toniolo, direttrice del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma. "Oggi è un giorno speciale perché uno dei monumenti più importanti dell'antichità, in particolare del mondo etrusco, viene acquisito ed esposto permanentemente al Museo di Villa Giulia. Una tomba scavata nel 1857, della seconda metà del IV secolo, unica non solo per la tecnica veramente esemplare e innovativa per l'epoca, ma per la storia che racconta”. “Racconta la storia delle origini di Roma", prosegue Toniolo. "Vediamo infatti il ritratto di Servio Tullio, l'unico re di Roma antica di cui abbiamo un ritratto, il rapporto con il mondo greco, con il mito greco, con Omero, con Iliade, che vediamo reinterpretata in chiave etrusca. Un'acquisizione lunga, lo Stato ci ha provato per più di un secolo, ora grazie a un lavoro complesso e corale degli uffici del Ministero e degli eredi, l'abbiamo portato a compimento e quindi ora consegnato alla collettività”. “Io la definisco un'opera d'arte e di scienza sacra", ha detto dal palco della presentazione il ministro Giuli, "perché testimonia il rapporto profondo che legò il mondo etrusco ad alcune pratiche e rituali ben precise, in condivisione, in dialogo con la cultura greca”. “Questi dipinti", ha aggiunto Toniolo, "raccontano da un lato il mito greco, quindi vediamo ad esempio il bellissimo sacrificio dei prigionieri troiani che Omero racconta nell'Iliade del canto XXIII con divinità etrusche inserite, quindi Karum, questa divinità dalla pelle bluastra. Vedremo la scena degli eroi vulcenti, tra l'altro una scena di cui noi abbiamo una testimonianza storica, perché molti secoli più tardi, quattro secoli dopo di fatto, l'imperatore Claudio, grande appassionato di etruschi, in un discorso racconta proprio quello che noi vediamo in questi affreschi".
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Autore
Il Tirreno

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