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“Roberto Mollo ha sparato 13 colpi e c’era la luce delle torce”, le ipotesi degli investigatori sull’omicidio di Gjovalin Lazri: “Colpito a 30-40 metri”

  • Postato il 22 settembre 2026
  • Cronaca Nera
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Roberto Mollo ha sparato 13 colpi e c’era la luce delle torce”, le ipotesi degli investigatori sull’omicidio di Gjovalin Lazri: “Colpito a 30-40 metri”

Non ha sparato al buio e non ha esploso pochi colpi in aria. Secondo la ricostruzione finora acquisita dagli investigatori, Roberto Mollo, il camionista di 35 anni indagato per la morte di Gjovalin Lazri, avrebbe aperto il fuoco dal balcone della cascina mentre i ladri erano già in fuga, indirizzando i colpi verso i fasci di luce delle torce. Sono 13 i proiettili esplosi, sui 15 disponibili nella Beretta calibro 9 che l’uomo aveva con sé. Lazri, 36 anni, come riportano diversi quotidiani, è stato raggiunto da due colpi a una distanza stimata tra i 30 e i 40 metri. È questo uno dei punti centrali dell’inchiesta della Procura di Asti, coordinata dal procuratore capo Biagio Mazzeo e affidata al procuratore aggiunto Laura Deodato. La dinamica dovrà essere verificata attraverso l’autopsia e gli accertamenti balistici, ma gli elementi raccolti finora delineano uno scenario diverso da quello di una sparatoria avvenuta nell’immediatezza di un’aggressione.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, Mollo aveva sentito rumori alla porta della cascina dove aveva deciso di trascorrere la notte per sorvegliare il materiale destinato alla ristrutturazione dell’immobile. Aveva con sé una pistola per uso sportivo. Dopo essersi affacciato dal balcone avrebbe urlato contro i ladri, contribuendo a metterli in fuga. A quel punto, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe comunque aperto il fuoco. Nel cortile sono stati trovati 13 bossoli, oltre a tre torce. Proprio la presenza delle fonti di luce smentirebbe, secondo gli accertamenti finora compiuti, la versione di una sparatoria avvenuta nel buio completo. I colpi sarebbero stati esplosi dal primo piano verso il gruppo che si allontanava.

Lazri è stato trovato quasi all’uscita del cortile. Sul corpo sono state individuate due ferite, alla base del collo e alla spalla. Un proiettile è stato inoltre recuperato tra i suoi vestiti. La traiettoria, se confermata dagli esami, potrebbe essere compatibile con uno sparo dall’alto verso il basso. Saranno però autopsia e perizia balistica a stabilire con precisione la sequenza dei colpi, la posizione della vittima e la dinamica della morte.

Anche le condizioni in cui si trovava Lazri sono al centro degli accertamenti. Il 36enne indossava passamontagna e guanti, aveva una torcia e un grosso cacciavite infilato nella cintura. Nelle tasche sono stati trovati circa duemila euro, somma che gli investigatori ritengono possa essere collegata a un precedente bottino. I carabinieri stanno cercando anche di identificare i complici riusciti a fuggire. Gli investigatori stanno verificando eventuali altri furti commessi nella zona nella stessa serata e analizzando le immagini delle telecamere dei centri vicini.

Mollo, difeso dall’avvocato Piermario Morra, è indagato per omicidio, tentato omicidio e per la violazione delle norme sulla corretta detenzione delle armi. Non è stato sottoposto a fermo e resta in libertà: secondo gli inquirenti non erano presenti i presupposti per applicare una misura cautelare e non è stato ravvisato un pericolo di fuga. L’iscrizione nel registro degli indagati, ha precisato il procuratore Mazzeo, è necessaria per consentire lo svolgimento degli atti garantiti. Sulla possibilità di utilizzare il registro speciale, il cosiddetto modello 54-bis, ha spiegato: “È praticabile solo se appare subito evidente che l’indagato abbia agito in stato di legittima difesa. E non è questo il caso. Noi dobbiamo iscrivere per forza a registro per poter procedere con gli atti garantiti”.

Il legale di Mollo, l’avvocato Piermario Morra, sostiene che non voleva uccidere nessuno: “Continua a essere affranto e anche dispiaciuto per la morte di quest’uomo. C’erano sicuramente più di quattro assalitori, se la sua intenzione fosse stata quella di uccidere ci sarebbero stati più morti” osserva Morra, precisando che i malviventi “erano travisati e con le torce, avevano oggetti in mano e si sono avvicinati alla casa”. Nessun paragone con il caso di Grinzane Cavour: “È una situazione totalmente differente da quella del signor Roggero, lo dico con tutto il rispetto per la sua situazione e senza formulare giudizi”.

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Il Fatto Quotidiano

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