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Roberto Fico rimborsa i disoccupati amici

  • Postato il 14 settembre 2026
  • Politica
  • Di Libero Quotidiano
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  • 8 min di lettura
In sintesi

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Roberto Fico rimborsa i disoccupati amici
Roberto Fico rimborsa i disoccupati amici

Non potendo ancora varare un Reddito di cittadinanza regionale per far contenti tutti, Roberto Fico comincia da Napoli a saldare le cambiali elettorali. E sul tavolo lancia una fiche da oltre 8 milioni di euro per i 1.128 disoccupati già inseriti in un progetto di formazione e politica attiva che il Ministero ha smesso di finanziare dopo aver riscontrato «gravi, diffuse e sistematiche irregolarità». Roma chiude il rubinetto, insomma. La Campania decide di riaprirlo, ma sempre coi soldi dei cittadini.

Per capire come si è arrivati fin qui bisogna tornare a prima dell’arrivo del governatore grillino a Palazzo Santa Lucia. Nel maggio 2024 Ministero del Lavoro, Comune e Città Metropolitana firmano il protocollo Dild Napoli. Il progetto prevede tirocini extracurriculari e un’indennità di 600 euro al mese. I soldi li mette lo Stato, mentre l’attuazione viene affidata a Sviluppo Lavoro Italia.

 

ILLECITI

Tutto procede fino al 1° luglio, quando l’agenzia ministeriale sospende le attività. Le contestazioni sono pesanti: dubbi sulla genuinità degli atti, dati non veritieri, incoerenze documentali, problemi nell’assegnazione dei tutor e disallineamenti sulle sedi. Insomma, sembra proprio una pastetta.

Una settimana dopo, l’8 luglio, il finanziamento del Ministero del Lavoro viene revocato. Non è quindi una semplice frenata politica o un intoppo burocratico, c’è qualcosa di grave sotto. Tanto che il sottosegretario leghista Claudio Durigon, rispondendo al cardinale Domenico Battaglia che aveva chiesto spiegazioni sullo stop, evoca «rilevanti anomalie amministrative e procedurali» e ipotizza addirittura l’intervento dell’autorità giudiziaria.

 

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È su questa vicenda ancora aperta che interviene la Regione. Fico decide in autonomia di finanziare con risorse proprie una misura destinata alla stessa platea e stanzia 8.381.040 euro, dei quali 8.121.600 per le indennità (leggi: stipendiucci per i senzalavoro). Sulla carta sarebbe un nuovo intervento, ma è il solito escamotage per aggirare i divieti.

Nei fatti vengono recuperati gli stessi 1.128 destinatari del progetto finito sott’indagine senza che sia stata fatta chiarezza sui presunti brogli che ne avrebbero compromesso il buon funzionamento.

Da qui nasce lo scontro politico. Gennaro Sangiuliano, capo dell’opposizione in Consiglio regionale, attacca: «Questo scempio avviene mentre migliaia di giovani campani partono per Milano, Bologna o l’estero perché qui non trovano un lavoro all’altezza delle loro competenze». «Questa», aggiunge l’ex ministro, «è una sconfitta per la politica che ricorre a vecchie pratiche da anni Settanta e Ottanta che proprio dal presidente Fico non ci saremmo aspettati».

Sulla stessa linea Gianpiero Zinzi, deputato e coordinatore regionale della Lega: «I disoccupati non possono essere utilizzati come bacino elettorale né trasformati in ostaggi permanenti dell'assistenzialismo». «Il bisogno di lavoro a Napoli e in Campania», sottolinea Zinzi, «è troppo serio per essere affrontato distribuendo indennità alla vigilia delle elezioni: servono incentivi alle imprese che assumono e investimenti capaci di produrre occupazione stabile».

Poi c’è Annarita Patriarca, deputata di Forza Italia, che lega la difesa dei beneficiari alla gestione dell’Erario: «Non è questa la tutela che meritano i tirocinanti e non è questo il rigore che deve accompagnare l’utilizzo delle risorse pubbliche», commenta l’esponente azzurra, «soprattutto quando sono destinate a cittadini in condizioni di difficoltà».

 

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SPACCATURA

Alle contestazioni dell’opposizione si aggiunge però una frattura dentro la stessa Giunta. Fulvio Bonavitacola, assessore regionale alle Attività produttive e deluchiano di stretta osservanza, si smarca da Fico e parla di «chiarimenti» che considera «ancor più necessari dopo il grave ritiro del finanziamento ministeriale».

L’assessore rivela, poi, che «nella successiva seduta del 10 settembre», ha «ritirato l’adesione alla delibera» incriminata. A questo punto interviene lo stesso Vincenzo De Luca. Definisce la decisione del suo successore «estremamente preoccupante e grave» e chiama direttamente in causa Procura e Guardia di finanza: «In un Paese normale e civile, dopo che il ministero ha verificato l’esistenza di irregolarità ed ha comunicato che non caccia più neanche un euro, si blocca tutto». Ma si sa: la legalità e l’integrità grilline sono valori a geometria variabile, dipende da dove le guardi e rispetto a chi le applichi. Per tutto il resto c’è la solita foglia di Fico.

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Autore
Libero Quotidiano

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