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Robe da Matt* 2026: a Torino il festival che smonta i mostri della mente (e della società)

  • Postato il 3 aprile 2026
  • Cultura
  • Di Quotidiano Piemontese
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Robe da Matt* 2026: a Torino il festival che smonta i mostri della mente (e della società)

TORINO – Torna a Torino, dal 13 al 19 aprile 2026, “Robe da Matt*”, il festival dedicato alla salute mentale che giunge alla sua dodicesima edizione con una novità significativa: il cambio di calendario. Non più ottobre, ma aprile, in concomitanza con la Giornata Mondiale della Salute. Una scelta simbolica e programmatica che amplia lo sguardo, mettendo al centro le connessioni tra benessere psichico, relazionale, sociale e fisico.

Promosso da una rete di associazioni guidate dall’IPsiG – Istituto Internazionale di Psicopatologia e Psicoterapia della Gestalt, con il patrocinio dell’Ordine Psicologi Piemonte, del Comune e della Città Metropolitana, il festival si conferma un appuntamento di riferimento per chi vuole interrogarsi, senza semplificazioni, sulla complessità della sofferenza mentale.

Il tema: i mostri siamo (anche) noi

Il titolo scelto per il 2026, “Mostri in mostra (e mostri nascosti)”, è già una dichiarazione d’intenti. In un’epoca dominata da social e mass media, la figura del “mostro” viene spesso costruita e consumata rapidamente: individui privati della loro umanità, trasformati in altro da noi. Eppure, fino a poco prima, erano parte della nostra stessa normalità.

Il festival prova a ribaltare questa narrazione, esplorando due poli: da un lato la quotidianità, dove esperienze simili nascondono vissuti profondamente diversi; dall’altro la tendenza a definire il mostruoso solo a partire da comportamenti estremi, senza interrogarsi sui segnali più sottili e diffusi che ci attraversano tutti.

Un programma diffuso tra cultura, clinica e società

Il calendario 2026 è particolarmente ricco e trasversale: dibattiti, conferenze, presentazioni, cinema, arte e laboratori si intrecciano per costruire un dialogo aperto con la cittadinanza.

L’apertura, lunedì 13 aprile, è affidata alla riflessione sulla personalità come “paesaggio complesso”, con la presentazione del libro di Gianni Francesetti e Michela Gecele. Nel pomeriggio, spazio a un tema delicato e attuale: la responsabilità penale nella sofferenza mentale. La sera, teatro e psicoterapia si incontrano in un’esperienza che trasforma il “mostruoso” in percezione e narrazione condivisa.

Martedì 14 aprile il festival entra nel vivo con una rassegna cinematografica al Cinema Massimo: tre film iconici – Dracula di Bram Stoker, The Ring e Dogville – guidano una riflessione sulle diverse forme del male. In parallelo, al Circolo dei Lettori, la tavola rotonda “La banalità del male” affronta una domanda scomoda: i colpevoli di reati gravi sono davvero “mostri” o il risultato di processi sociali più complessi?

Mercoledì 15 aprile si concentra sull’invisibilità della sofferenza, con particolare attenzione a genere e sessualità. Tra gli appuntamenti, l’apertura al pubblico del Progetto Itaca e incontri online che esplorano il mostro come metafora culturale e i tabù legati alla sfera sessuale.

Il 16 aprile guarda al presente e al futuro: dal rapporto tra corpo e immagine alla crescente presenza delle intelligenze artificiali nelle relazioni quotidiane, fino a un affascinante viaggio nel “mostruoso” della cultura giapponese al Polo Lombroso.

Venerdì 17 aprile l’arte diventa protagonista con la mostra My Life di Gilberto Vavalà, mentre incontri diffusi in città – dalla Casa del Quartiere di San Salvario all’area di via Baltea – invitano a riflettere sulle narrazioni stereotipate che separano “noi” dagli “altri”.

Il fine settimana amplia ulteriormente lo sguardo: dal cinema horror come specchio delle paure collettive, al confronto tra culture diverse, fino alla riflessione sugli stereotipi che attraversano il racconto pubblico della salute mentale.

La chiusura, domenica 19 aprile, unisce leggerezza e profondità: si parlerà di ironia e satira con “Ridere dei mostri”, per poi affrontare il tema universale della morte e concludere con un viaggio tra musica, mito e umanità.

Un festival per cambiare lo sguardo

“Robe da Matt*” non è solo un evento culturale, ma un dispositivo sociale: un’occasione per smontare etichette, mettere in discussione stereotipi e restituire complessità a ciò che troppo spesso viene ridotto a categorie semplici e rassicuranti.

In un tempo che cerca continuamente “mostri” da esibire, il festival torinese invita a fare l’opposto: riconoscere ciò che resta nascosto, interrogarsi sulle zone d’ombra e, soprattutto, riscoprire l’umanità condivisa che ci lega.

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Autore
Quotidiano Piemontese

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