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Rinascita-Scott, in 16 citati a giudizio per falsa testimonianza, tra cui l’ex giudice Petrini

  • Postato il 7 ottobre 2026
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Rinascita-Scott, in 16 citati a giudizio per falsa testimonianza, tra cui l’ex giudice Petrini

Il Quotidiano del Sud
Rinascita-Scott, in 16 citati a giudizio per falsa testimonianza, tra cui l’ex giudice Petrini

Sono 16 le persone chiamate a rispondere di falsa testimonianza davanti al Tribunale di Lamezia a seguito delle dichiarazioni rese nell’aula bunker durante il maxiprocesso Rinascita Scott e tra queste figura l’ex giudice Marco Petrini


VIBO VALENTIA – Le dichiarazioni rese nell’aula bunker durante il maxiprocesso Rinascita Scott tornano al centro di un procedimento giudiziario. Sono 16 le persone chiamate a rispondere di falsa testimonianza davanti al Tribunale di Lamezia: per la Procura avrebbero taciuto circostanze, negato fatti già riferiti agli investigatori o modificato in aula versioni precedentemente fornite agli inquirenti. Tra gli imputati figura anche l’ex giudice Marco Petrini, accusato di aver negato durante il processo la propria partecipazione a logge massoniche coperte. Dopo la prima udienza del 24 settembre, il procedimento è stato rinviato all’11 febbraio 2027. L’azione penale è stata esercitata dal pm di Lamezia, Gualberto Buccarelli, attraverso la citazione diretta a giudizio.

L’origine del procedimento risale alla sentenza di primo grado di Rinascita-Scott del 20 novembre 2023. Il Tribunale collegiale di Vibo dispose la trasmissione degli atti alla Procura per valutare alcune testimonianze emerse nel corso del dibattimento. La Dda di Catanzaro aveva già chiesto approfondimenti sulle dichiarazioni ritenute false o reticenti, mentre il collegio inserì tra le posizioni da valutare anche quelle di Benito Tavella e Ottavio Geranio.

PETRINI E LA CONTESTAZIONE SULLE LOGGE MASSONICHE

L’ex giudice Petrini, nella testimonianza dell’8 novembre 2022, aveva dichiarato di non aver mai partecipato a logge massoniche coperte e di non conoscerne modalità di adesione e obblighi. Una versione che la Procura ritiene incompatibile con quanto lo stesso ex magistrato aveva raccontato alla Procura di Salerno il 25 e il 29 febbraio 2020.

In quelle dichiarazioni Petrini aveva parlato di una riunione avvenuta nel 2018 in uno studio legale di Catanzaro, alla quale sarebbe stato accompagnato e durante la quale avrebbe manifestato interesse a entrare in un’associazione segreta. Aveva inoltre fornito indicazioni sulla presenza di magistrati e avvocati e sulle modalità di adesione. È proprio sulla presunta divergenza tra le dichiarazioni rese nel 2020 e la testimonianza del 2022 che si concentra l’imputazione nei suoi confronti.

LE CONTESTAZIONI AGLI ALTRI INDAGATI

Avrie le contestazioni ad altri indagati. In primis i fatti del 13 e 14 aprile 2017 a Rombiolo, nei pressi dell’abitazione della famiglia Porcelli contestati a Concetto, Tommasina e Umberto Porcelli e Maria Rosa Crudo. Per la Crudo in particolare l’accusa richiama anche la presunta negazione di un rapporto di parentela con Giuseppe Antonio Accorinti. La posizione di Antonio Iellamo riguarda il matrimonio celebrato il 14 settembre 2016 nel suo locale per ricevimenti, in occasione delle nozze di Antonio Gallone, nipote di Pasquale Gallone.

Ottavio Geranio è accusato di aver negato, durante l’udienza del 23 gennaio 2023, di aver ricevuto richieste illecite ed estorsive relative a un hotel da lui gestito. Ad Antonino Miceli si contesta invece la negazione di pressioni o ingerenze nella gestione di un immobile di sua proprietà a Lamezia Terme, in relazione ai contrasti con la famiglia Artusa.  Debora Giurgola, che lavorava in una profumeria di Vibo, avrebbe negato richieste di assunzione e omesso circostanze relative alla consegna di documenti e a un successivo colloquio con una parente. Antonio Del Prete è invece accusato di aver fornito dichiarazioni false sulla raccolta di denaro e biglietti tra i giostrai presenti a Vibo, destinati secondo l’accusa a Paolino Lo Bianco.

GLI ALTRI INDAGATI

Rocco Caniglia deve rispondere di dichiarazioni relative alla detenzione nel carcere di Vibo e alle cosiddette regole non scritte della vita carceraria, già riferite alla polizia penitenziaria nel 2013. Fortunato La Gamba è accusato di aver fornito una versione ritenuta falsa sul ritrovamento di una pistola da parte del suocero. Ad Antonietta Staglianò si contesta di aver dichiarato di non ricordare informazioni già fornite alla Questura di Catanzaro su un ristoratore e sui motivi per i quali avrebbe ricevuto suggerimenti di non frequentare il locale. L’ex collaboratore di giustizia Gaetano Albanese avrebbe invece fornito dichiarazioni generiche per poi affermare di non ricordare quanto riferito alla Guardia di finanza nel 2003. Domenico Paglianiti è chiamato a rispondere di dichiarazioni relative a un debito di 150 euro con Sergio Gentile. A Benito Tavella sono infine contestate omissioni e contraddizioni sul contenuto di alcune conversazioni con Giuseppe Mancuso, confrontate dall’accusa con le intercettazioni.

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