Ricina "prodotta in casa", chi sono i sospetti: Pietracatella, si stringe il cerchio
- Postato il 6 maggio 2026
- Italia
- Di Libero Quotidiano
- 0 Visualizzazioni
- 7 min di lettura
Ricina "prodotta in casa", chi sono i sospetti: Pietracatella, si stringe il cerchio
I sospetti si concentrano "su 4-5 persone al massimo". E' quanto trapela da fonti investigative in merito al giallo di Pietracatella. Il cerchio, dunque, sembra cominciare a stringersi. Intanto nel pomeriggio in Questura a Campobasso sono ripresi gli interrogatori delle persone informate dei fatti. La Squadra Mobile guidata da Marco Graziano sentirà alcuni parenti di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, la madre e la figlia quindicenne morte avvelenate con ricina dopo Natale. Stando a quanto si apprende, dopo il sopralluogo di ieri, la Scientifica non tornerà a breve nell'abitazione di Pietracatella per cercare tracce della sostanza.
Gli investigatori che lavorano all'inchiesta privilegiano al momento l'ipotesi che la ricina che ha provocato la morte della madre 50enne e della figlia 15enne sia stata prodotta artigianalmente attraverso la lavorazione dei semi di ricino. È quanto emerge da fonti investigative impegnate nella ricostruzione del caso coordinato dalla Procura di Larino. La pianta del ricino, utilizzata anche a scopo ornamentale, è diffusa anche in Molise ed è reperibile in vivai, orti e giardini privati. Secondo gli investigatori, la sostanza potrebbe essere stata ricavata da qualcuno con conoscenze specifiche sul veleno e sulle modalità di estrazione della tossina. In passato derivati del ricino sarebbero stati utilizzati anche in ambito agricolo per allontanare animali infestanti come topi e talpe dalle coltivazioni.
[[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47567239]]
Prosegue intanto la ricerca di eventuali semi di ricino e di elementi che possano collegare la sostanza all'ambiente domestico o alle persone entrate in contatto con la famiglia nei giorni precedenti al decesso. Le analisi tossicologiche del Centro antiveleni Maugeri di Pavia hanno confermato la presenza della ricina nei campioni biologici delle due vittime. Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita morirono a fine dicembre dopo tre accessi al pronto soccorso dell'ospedale Cardarelli di Campobasso, dove inizialmente il quadro clinico era stato interpretato come una sospetta tossinfezione alimentare. L'inchiesta della Procura di Larino procede su un doppio binario: duplice omicidio volontario contro ignoti e omicidio colposo nei confronti di cinque medici dell'ospedale Cardarelli.
Sono stati nove i dispositivi informatici sequestrati ma nessun documento acquisito nel sopralluogo del 4 maggio, durato circa tre ore, nell'abitazione della famiglia Di Vita. Secondo quanto riferito dal consulente informatico Giovanni Alfonso, presente alle operazioni, "sono stati sequestrati cinque telefoni - tre iPhone, un Samsung e uno Xiaomi - oltre a un tablet, un computer portatile e due apparati di rete, per un totale di nove dispositivi".
[[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47581346]]
"I telefoni sono stati acquisiti spenti e non è possibile nell'immediato stabilire a chi appartenessero", ha spiegato Alfonso, criminalista specializzato in informatica forense e consulente tecnico che affianca la difesa di Gianni e Alice Di Vita, marito e figlia maggiore, rappresentata dal penalista Vittorino Facciolla. "Due dispositivi erano dotati di sim card e potrebbero essere riconducibili alle due vittime, mentre gli altri tre, privi di sim, sarebbero telefoni più vecchi o non in uso, rinvenuti all'interno di cassetti".
Un tablet è stato trovato nella cameretta di Sara, il computer portatile in cucina, mentre uno dei telefoni era in un giubbino femminile e un altro in un disimpegno all'ultimo piano dell'abitazione.Tra il materiale acquisito figurano anche il router della connessione internet e un secondo apparato di rete presente nella cameretta di Alice, verosimilmente un ripetitore wifi. "Il sequestro ha riguardato esclusivamente dispositivi informatici", ha precisato il consulente, chiarendo che nel corso dell'attività "è stata effettuata una perquisizione completa con visione anche di documenti e quaderni presenti nella casa, ma senza acquisizione di materiale cartaceo".Secondo quanto ricostruito, tablet, notebook e almeno due telefoni erano già noti agli investigatori, mentre gli altri dispositivi sono stati rinvenuti all'interno di cassetti. Tutto il materiale sarà ora trasferito in Procura e successivamente analizzato dalla polizia giudiziaria delegata per l'acquisizione forense.
Continua a leggere...