Rende, Daniele Vianello presenta Impact: «È un sogno portare al TAU un’opera come Falstaff»

  • Postato il 4 marzo 2026
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Rende, Daniele Vianello presenta Impact: «È un sogno portare al TAU un’opera come Falstaff»

Il professor Daniele Vianello, tra i promotori del progetto Impact: «È un sogno portare al TAU un’opera come Falstaff».


RENDE (COSENZA) – C’è un momento, durante le prove del Falstaff di Giuseppe Verdi al Teatro Auditorium dell’Università della Calabria (TAU), in cui l’orchestra si interrompe, la regia ricalibra un gesto, la luce cambia inclinazione e i costumi prendono finalmente vita sotto i riflettori. In quel preciso istante si comprende che non si sta semplicemente preparando uno spettacolo: si sta costruendo un linguaggio comune. È da qui che bisogna partire per raccontare “Impact – International Music and Performing Arts Contaminations and Trainings”, un progetto che trasforma l’università in un’officina creativa internazionale, dove musica e teatro non si affiancano, si attraversano. Finanziato dal PNRR, Impact è una rete multidisciplinare di istituzioni accademiche internazionali, con un obiettivo chiaro: coniugare alta formazione, ricerca e produzione artistica in un unico, grande progetto. Il percorso culmina nella messa in scena del Falstaff di Verdi, il 5 marzo alle 20.30 e l’8 marzo alle 16.30. È la prima volta che il TAU ospita un’opera lirica completa. Ma ciò che accade prima e intorno a quelle date è altrettanto decisivo: un vero e proprio percorso laboratoriale in cui gli studenti diventano protagonisti attivi della creazione artistica.

La rete coinvolge la Fondazione Scuola di Musica di Fiesole, capofila, l’Università della Calabria – Centro Arti Musica e Spettacoli, il Conservatorio “E.R. Duni” di Matera, l’Accademia di Belle Arti di Catania, l’Istituto Musicale Pareggiato della Valle d’Aosta – Conservatoire de la Vallée d’Aoste e il partner internazionale NEOJIBA – Núcleos Estaduais de Orquestras Juvenis e Infantis da Bahia. Un intreccio di geografie, competenze e sensibilità che rende Impact un’esperienza trasformativa. Ne abbiamo parlato con il professor Daniele Vianello, tra i promotori dell’iniziativa.

Professore, come nasce Impact? Quali sono le professionalità coinvolte?

«Abbiamo ideato questo progetto due anni fa per partecipare al bando PNRR, insieme al maestro Alexander Lonquich, uno dei più autorevoli pianisti e direttori d’orchestra della scena internazionale contemporanea, coadiuvati dalle istituzioni coinvolte nell’iniziativa. In realtà, il progetto ha un antefatto all’Università della Calabria, risalente a dieci anni fa, al quale si è ispirato direttamente. Insieme a Lonquich ho curato “Transizioni”, un progetto laboratoriale triennale dedicato proprio ai rapporti tra musica e teatro. Parallelamente, insieme a Fabio Vincenzi e ad Alexander, coltivavamo un sogno: inaugurare il TAU con un’opera lirica. Il teatro ha una buca orchestrale, è strutturalmente pensato anche per l’opera. C’era quindi un desiderio artistico ma anche simbolico: restituire al teatro la sua vocazione. Impact è l’evoluzione naturale di quel percorso. Se Transizioni era un laboratorio di ricerca sui linguaggi, oggi con il Falstaff quella ricerca si traduce in una grande produzione condivisa. La regia è affidata ad Alessio Bergamo, docente di discipline teatrali dell’Unical».

Come si articola il progetto?

«Impact è molto più di un progetto interdisciplinare: mi piace definirlo “indisciplinato” perché non conosce confini rigidi tra le aree accademiche: musica, teatro, letteratura, arti visive, teoria della performance dialogano costantemente. Non si tratta di affiancare linguaggi diversi, ma di farli contaminare, di costruire uno spazio comune in cui le modalità di espressione si influenzano reciprocamente. Impact è innanzitutto un progetto pedagogico. Nasce per gli studenti delle istituzioni AFAM. L’obiettivo è duplice: offrire un’esperienza formativa immersiva e, allo stesso tempo, valorizzare queste eccellenze anche in una prospettiva internazionale. La prima fase è stata interamente laboratoriale. Ora arriviamo agli eventi conclusivi: gli spettacoli. L’accento non è sul prodotto finale, bensì sulla processualità».

I ragazzi hanno contribuito anche alla realizzazione dei costumi oltre che all’aspetto registico…

«Sì, ed è proprio questo uno degli aspetti più straordinari del progetto: mette in luce la sua dimensione collettiva. Gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Catania hanno curato i costumi, le scene, il disegno luci e la produzione dei materiali audio e video, impiegati sia come elementi scenografici sia per documentare lo spettacolo. I cantanti principali provengono dal Conservatorio “E.R. Duni” di Matera, ad eccezione dei due protagonisti – interpretati da professionisti di chiara fama – Paolo Rumetz (Sir John Falstaff) e Maurizio Leoni (Mr. Ford). I ragazzi di NEOJIBA hanno partecipato al coro, ma tra loro ci sono anche dei musicisti. L’orchestra è composta da giovani provenienti dalla Fondazione Scuola di Musica di Fiesole e dall’Istituto Musicale Pareggiato della Valle d’Aosta. Poi, ci sono i nostri studenti dell’Università della Calabria, che hanno lavorato sulla regia e sull’impianto teatrale del Falstaff».

Accanto alla dimensione performativa con Falstaff di Verdi, il progetto Impact prevede un convegno. Dico bene?

«Esatto! Sarà un convegno spettacolo, tra teoria e dimostrazione pratica. Si terrà il 6 e il 7 marzo. Abbiamo anche previsto la pubblicazione di un volume che raccoglierà i materiali elaborati durante il lavoro. L’idea è sintetizzare l’esperienza e proporre un lessico condiviso dei concetti teatrali e musicali».

Durante le prove del Falstaff al Teatro Auditorium Unical abbiamo avuto anche il piacere di notare, tra il pubblico, alcuni spettatori d’eccezione: gli studenti.

«Essendo un progetto a carattere pedagogico e didattico, l’iniziativa è pensata innanzitutto per i giovani. I ragazzi — studenti e allievi delle diverse sedi che hanno partecipato — sono i veri protagonisti dell’evento. Allo stesso tempo, il progetto è rivolto agli studenti: molti iscritti ai corsi di discipline teatrali stanno seguendo con interesse le prove e l’allestimento del Falstaff».

Tutti gli appuntamenti di Impact, dalle prove di Falstaff ai convegni, sono aperti al pubblico, dico bene?

«Sì, sono aperti al pubblico e l’ingresso è gratuito. Trattandosi di un progetto PNRR, finanziato dal Ministero, l’accesso è libero e tutti possono partecipare».

Parliamo di un’opera che celebra l’internazionalizzazione della cultura italiana. Perché la scelta di Falstaff di Verdi? Cosa lo rende così adatto a rappresentare lo spirito di Impact?

«Falstaff è un capolavoro, l’ultima opera di Giuseppe Verdi. Pur essendo profondamente italiana, è al tempo stesso legata al teatro universale di William Shakespeare. Il progetto Impact nasce proprio dalla riflessione sul confine tra musica e teatro: cosa ha l’attore del musicista e viceversa. Pertanto, abbiamo ritenuto che Falstaff fosse l’opera ideale per inaugurare il TAU».

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