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Regno Unito: social vietati agli under 16

  • Postato il 16 giugno 2026
  • Di Focus.it
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  • 6 min di lettura
Regno Unito: social vietati agli under 16
Lunedì 15 giugno, il Primo Ministro del Regno Unito Keir Starmer ha annunciato l'intenzione di introdurre un divieto di accesso ai social media per i minori di 16 anni nel Paese, a partire dai primi mesi del 2027. L'annuncio, che ha provocato un acceso dibattito nell'opinione pubblica e tra gli addetti ai lavori, arriva dopo una consultazione pubblica che ha ricevuto oltre 116.000 risposte, nella quale 9 genitori su 10 si sono detti favorevoli a un'età minima per l'accesso ai social. Cerchiamo di capire meglio che cosa si sa, al momento, del provvedimento, quali sono i suoi punti forti e quali i dubbi che ha sollecitato.. Quali piattaforme riguarderà il blocco?. Il divieto sarà esteso a tutte le app "il cui scopo è quello di favorire l'interazione sociale e che consentono agli utenti di pubblicare materiale", come Snapchat, TikTok, YouTube, Instagram, Facebook e X, anche se una lista completa delle piattaforme incluse nella misura non è ancora stata rilasciata. Resteranno invece senza restrizioni i servizi di messaggistica come WhatsApp e Signal, così come YouTube Kids, una versione di YouTube pensata per includere sistemi di parental control e per essere "sicura" per i bambini. La maggior parte delle app social già richiede un'età minima di 13 anni per creare un account.. Sono state poi annunciate ulteriori restrizioni nei confronti di funzionalità dannose dei prodotti online, come il livestreaming per i minorenni e le comunicazioni con sconosciuti. Anche se non sono, al momento, state fatte precisazioni, alcuni siti di gaming, come Roblox (una piattaforma di videogiochi online in cui la maggior parte dei contenuti sono creati dagli utenti), hub per conversare con altri utenti mentre si gioca, come Discord, o piattaforme che si basano sulla diretta, come Twitch, potrebbero essere fortemente limitati dal nuovo provvedimento. Il blocco delle funzionalità di streaming in diretta e delle chat con sconosciuti sarà attivato di default per i minori di 17 anni "così da evitare un brusco cambiamento a 16 anni", quando gli utenti potranno iniziare ad accedere legalmente al mondo social.. Cos'è il coprifuoco notturno di cui si è parlato?. Uno dei provvedimenti annunciati è una sorta di coprifuoco notturno, cioè di blocco di utilizzo dopo un certo orario, dei social per chi ha meno di 18 anni, insieme a una serie di misure per prevenire lo scrolling infinito dei contenuti che tiene incollati ai cellulari e toglie ore di sonno. Occorrerà un'età minima di 18 anni anche per utilizzare i chatbot basati sull'intelligenza artificiale che simulano negli scambi con gli utenti situazioni romantiche o sessuali.. Come sarà controllata l'età?. Questo è un nodo ancora da sciogliere. Non ci sono ancora dettagli sullo strumento che sarà utilizzato per appurare che gli utenti abbiano almeno 16 anni, ma la questione sarà gestita dall'Ofcom, l'agenzia governativa che nel Regno Unito regola i servizi media. All'ente è stato chiesto di avviare uno studio per individuare le modalità migliori per identificare gli utenti di almeno 16 anni. L'idea che sembra prevalente è che si richiedano alle aziende tecnologie in grado di stimare o verificare età di una persona, attraverso un documento di identità o la scansione di un volto, ma il problema sarà trovare una soluzione che non sia lesiva della privacy. Ma non è una soluzione priva di rischi, come fa notare Al-Assam, professore associato di informatica presso l'Università di Buckingham: «Nella pratica, si può avere o l'anonimato digitale o un divieto applicabile, ma non entrambi. Per far funzionare un sistema del genere, le piattaforme sarebbero costrette a trattare ogni utente di Internet come un minore fino a prova contraria. Il risultato sarebbe che milioni di adulti britannici dovrebbero consegnare passaporti, scansioni biometriche del viso o dati finanziari alle aziende tecnologiche semplicemente per accedere ai servizi online». Inoltre, precisa Al-Assam, «la stima biometrica dell'età può essere ingannata da fotografie di alta qualità, deepfake e immagini generate dall'intelligenza artificiale. Ancora più preoccupante è la creazione di enormi archivi di dati personali sensibili. Richiedere documenti d'identità e informazioni biometriche su larga scala creerebbe obiettivi estremamente appetibili per gli hacker».. Come hanno reagito le aziende interessate dal blocco?. I portavoce di Meta, YouTube e Snapchat hanno risposto al divieto riformulando in vari modi lo stesso concetto, ossia che il divieto rischierebbe di spingere i minori verso servizi e piattaforme meno sicure e meno regolamentate, o di isolarli dalle comunità e dalle informazioni online. Meta ha aggiunto che le restrizioni dovrebbero essere «supportate da un sistema di verifica dell'età sui dispositivi», in modo che alle persone non venga chiesto di «consegnare un documento d'identità a decine di servizi diversi».. Come è andata nei Paesi che ci sono già passati?. L'Australia ha introdotto il divieto di utilizzo dei social per i minori nel dicembre 2025. I risultati, a distanza di sei mesi, sono ancora misti: anche se in molti hanno osservato un aumento delle interazioni dal vivo tra i ragazzi, il 70% dei genitori interpellati dall'autorità di regolamentazione internet australiana ha riferito che i ragazzi avevano trovato il modo di utilizzare ancora le piattaforme, o perché queste non hanno chiuso gli account esistenti, o perché i giovani hanno trovato scorciatoie per aggirare il bando, come gli account condivisi.. Secondo la BBC, almeno 25 Paesi avrebbero restrizioni simili pronte, o che stanno valutando o già in vigore: Spagna e Portogallo hanno annunciato norme che entreranno in forze quest'anno, e anche Francia, Malesia, Danimarca, Indonesia, Norvegia e Canada stanno procedendo all'introduzione di un divieto.. Quali sono i benefici del provvedimento?. Il blocco è stato introdotto come tentativo di risposta ai rischi dell'ambiente online, come il potenziale accesso a materiale di contenuto violento, autolesionista o pornografico, il bullismo, i ricatti, le tendenze e le "challenge" pericolose, il pericoloso di abusi sessuali su minori online, e quello di dipendenze da funzionalità, design e algoritmi studiate apposta per mantenere gli utenti sulle app.. Ci sono dei rischi?. Il rischio di sbarrare l'accesso ai social è che si prenda di mira il problema sbagliato. Secondo Elvira Perez Vallejos, docente di Tecnologie digitali per la salute mentale presso l'Università di Nottingham, «la principale minaccia per i bambini online non è l'accesso a contenuti dannosi, bensì i modelli di business basati sull'estrazione di dati e le strategie persuasive delle piattaforme tecnologiche. Concentrandosi esclusivamente sull'accesso anziché sull'architettura e sulla progettazione delle piattaforme, la politica non riesce a rendere i social media intrinsecamente più sicuri. Un approccio migliore sarebbe una legislazione rigorosa che obblighi le aziende tecnologiche a smantellare algoritmi tossici, lo scorrimento infinito e i meccanismi di coinvolgimento predatori per tutti gli utenti, dando così priorità al benessere dei minori».. Un altro pericolo è che vengano smembrate comunità e reti di sostegno che rappresentavano ciò che di buono i social possono offrire: «Gli enti accademici di tutto il mondo hanno ripetutamente avvertito che trattare tutti i social media come un blocco monolitico ignora i benefici vitali che essi offrono agli adolescenti in termini di istruzione, creatività e costruzione di comunità» dice Perez Vallejos. Il rischio è che all'improvviso si isolino «i gruppi vulnerabili, come i giovani LGBTQ+ o neurodivergenti, che si affidano a queste app per le loro reti di supporto, creando al contempo un brusco cambiamento a sedici anni, quando gli adolescenti ottengono il pieno accesso senza alcuna precedente formazione in materia di alfabetizzazione digitale». Inoltre, la misura potrebbe spingere i minori «dalle piattaforme moderate verso spazi anonimi e non regolamentati, dove pericoli come l'adescamento e la radicalizzazione sono più difficili da controllare». «È probabile che i giovani trovino un modo per aggirare la nuova legge e, quando lo faranno, i loro profili saranno per adulti, il che significa che gli algoritmi proporranno contenuti ancora più inappropriati. Inoltre, è probabile che nascondano ai genitori l'uso dei social media e che si sentano a disagio a chiedere aiuto se si imbattono in contenuti inquietanti» aggiunge Liam Berriman, professore associato di studi sull'infanzia e la gioventù presso l'Università del Sussex..
Autore
Focus.it

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