Referendum, l'ultima sparata dal fronte del No: "In pericolo la vita dei cittadini"

  • Postato il 13 marzo 2026
  • Giustizia
  • Di Libero Quotidiano
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Referendum, l'ultima sparata dal fronte del No: "In pericolo la vita dei cittadini"

Un "attacco senza precedenti nel nostro Paese al principio di autonomia ed indipendenza della magistratura su cui si regge l'effettività della separazione dei poteri”: così Enrico Grosso, presidente del Comitato per il No al referendum della giustizia del 22-23 marzo, ha definito la riforma Nordio, la legge sottoposta alla consultazione elettorale. A suo dire, il disegno di legge di revisione costituzionale “non danneggia i magistrati, ma mette in pericolo la vita individuale e collettiva di tutti i cittadini”.

Intervenuto al XXV congresso di Magistratura Democratica a Roma, Grosso ha poi aggiunto: “Non voglio che i giudici siano ricondotti a quel modello di magistratura gerarchizzata prona alla politica che la Costituzione ha voluto cancellare. Io voglio un giudice che renda davvero giustizia, che sappia tutelare i diritti dei più deboli contro le prepotenze dei più forti, quelli che di un giudice non hanno alcun bisogno perché hanno la forza di farsi giustizia da sé. La Costituzione è un bene comune, è patrimonio immateriale della Repubblica, ricordiamoci chi l’ha scritta, chi erano i Costituenti, quale era la loro storia, e cosa hanno voluto lasciare al futuro. Nel dubbio la Costituzione non cambiamola, soprattutto se ci dicono di non preoccuparci. Se ci dicono di non preoccuparci, preoccupiamoci di più”.

 

 

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Non molto diverso il ragionamento del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che a Sky Tg24 ha detto: “In questo referendum ci sono due pilastri che si toccano, uno è separare il pubblico ministero del giudice, quindi toglierlo dalla cultura della giurisdizione: chi è per il sì fa sempre l’esempio della partita di calcio e dice che il giudice è l’arbitro e le squadre sono da un lato il pubblico ministero e dall’altro l’avvocato. Questo esempio non funziona, perché le due squadre di calcio non giocano con le stesse regole perché il pubblico ministero ha l’obbligo di trovare prove a favore dell’indagato, obbligo che non ha l'avvocato, quindi la partita non si gioca con le stesse regole”.

 

 

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Libero Quotidiano

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