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Redditi, Mezzogiorno sempre in fondo alla classifica: Calabria maglia nera d’Italia

  • Postato il 26 aprile 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Redditi, Mezzogiorno sempre in fondo alla classifica: Calabria maglia nera d’Italia

Il Quotidiano del Sud
Redditi, Mezzogiorno sempre in fondo alla classifica: Calabria maglia nera d’Italia

Il dato che emerge dall’analisi dei redditi 2024 dichiarati dagli italiani nel 2025 è tutt’altro che buono per il Mezzogiorno e in particolare per la Calabria che si conferma in coda alla classifica


I REDDITI crescono in tutta Italia, ma la mappa della ricchezza resta immutata. I dati elaborati da Withub e Isnec sui numeri del Ministero dell’Economia e delle Finanze relativi alle dichiarazioni 2025 (anno d’imposta 2024) mantengono il divario tra nord e sud: in vetta si concentrano le grandi aree produttive del settentrione, mentre in fondo alla classifica restano le città del Mezzogiorno, con la Calabria eterno fanalino di coda.

Il reddito complessivo totale dichiarato nel 2025 ammonta a oltre 1.076,3 miliardi di euro (48,6 miliardi in più rispetto all’anno precedente, +4,7%) per un valore medio di 25mila 820 euro, in aumento del 4%. L’analisi territoriale conferma che la regione con reddito medio complessivo più elevato è la Lombardia (30mila 200 euro), seguita dal Trentino Alto Adige (28mila 553 euro, con la provincia di Bolzano che raggiunge 29mila 850 euro), mentre la Calabria presenta il reddito medio più basso (19mila 20 euro).

LA CLASSIFICA PER PROVINCE

Il divario territoriale emerge con forza anche nella classifica provinciale dei redditi. In testa si conferma Milano, con una media di 33mila 635 euro per contribuente, seguita da Monza e Brianza (29mila 649 euro) e Bologna (29mila 157 euro). Subito dietro si colloca Roma con 28mila 862 euro, quindi Lecco (28mila 624 euro), Parma (28mila 491 euro) e Bolzano (28mila 222 euro).
Completano la top ten Modena con 27mila 632 euro, Trieste con 27mila 409 euro e Reggio Emilia con 27mila 273 euro. Una top ten tutta a trazione centro-nord. All’estremo opposto, gli ultimi posti sono invece appannaggio del Mezzogiorno. Si parte dal Sud Sardegna, 99esimo con 19mila 85 euro, seguito da Trapani con 18mila 927 euro.

Ancora più in basso Foggia con 18mila 478 euro e Barletta-Andria-Trani con 18mila 445 euro, mentre in Sicilia si registrano valori ancora inferiori con Enna (18mila 393 euro), Agrigento (18mila 27 euro) e Ragusa (17mila 930 euro). In questo blocco compare anche la Calabria con Cosenza, che si attesta a 18mila 237 euro. Ma è proprio in Calabria che si trovano le situazioni più critiche: Vibo Valentia e Crotone chiudono la classifica nazionale, con redditi medi rispettivamente di 17mila 878 euro e 17mila 765 euro, i più bassi in Italia e al di sotto anche della media regionale. Il quadro che emerge è quello di una frattura netta: da un lato un nord dove i redditi medi superano i 30mila euro, dall’altro un sud che in molte province resta sotto i 20mila, con la Calabria stabilmente in fondo alla graduatoria.

PAESE IN CRESCITA MA SQUILIBRATO

Nel complesso, i dati restituiscono l’immagine di un sistema fiscale in crescita ma accompagnato da una distribuzione dei redditi ancora fortemente concentrata. A sostenere la gran parte del gettito sono lavoratori dipendenti e pensionati, che insieme rappresentano l’84,6% del reddito complessivo, mentre i soli lavoratori subordinati pesano per il 54,4%. Allo stesso tempo, 11,3 milioni di contribuenti non versano Irpef, tra cui 8,7 milioni con imposta pari a zero. La distribuzione resta squilibrata: il 76,6% dei contribuenti con imposta diversa da zero dichiara redditi fino a 35 mila euro, contribuendo però solo al 34,9% dell’imposta netta totale.

Per categorie, i redditi medi più elevati restano quelli dei lavoratori autonomi (67.510 euro, in calo del -4,1%), seguiti dai titolari di ditte individuali (28.850 euro), mentre lavoratori dipendenti (24.250 euro, +4,1%) e pensionati (22.390 euro, +5,3%) si collocano su livelli più bassi ma in crescita. Aumenta la platea dei contribuenti, che supera i 42,8 milioni (+0,6%), così come i lavoratori con contratti sia a tempo indeterminato (+1,6%) sia determinato (+1,1%).

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