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Raoul Bova sveste il ruolo Don Matteo per Tutto l'amore che resta, chi è l'ex campione di nuoto, 4 figli, l'impegno civile e Beatrice Arnera

  • Postato il 29 settembre 2026
  • Di Virgilio.it
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In sintesi

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Raoul Bova sveste il ruolo Don Matteo per Tutto l'amore che resta, chi è l'ex campione di nuoto, 4 figli, l'impegno civile e Beatrice Arnera

Metabolizzato il passaggio a un ruolo inedito ma non del tutto (aveva interpretato un dirigente scolastico anche in “Buongiorno, mamma”), Raoul Bova fa proprio un personaggio che pone quesiti profondi e coinvolgenti sul ruolo dell’istituzione scolastico, il compito di docenti e non, genitori e allievi. Come cittadini e esseri umani in “Tutto l’amore che resta”, in onda su Rai1 a partire da questa sera martedì 29 settembre in prima serata. Stefano Fogli, questo il nome del suo personaggio, realizza il progetto di un liceo inclusivo ovvero ciò che dovrebbe essere la scuola intrinsecamente, con le innegabili difficoltà del caso. Ex nuotatore convertito al cinema e alla televisione, sveste temporaneamente gli abiti di Don Massimo in “Don Matteo 14″ per un ruolo di impronta sociale. Una missione che avverte e che in qualche modo riporta alla sua formazione, ai suoi studi al liceo Jean Jacques Rousseau .

Chi è Raoul Bova alias Stefano Fogli

Scorrendo all’indietro il suo cv e anche le dichiarazioni che lo hanno investito in 30 anni di carriera ormai, quel che emerge di Raoul Bova è la costanza, la perseveranza nel misurarsi con personaggi che, di lavoro in lavoro, hanno acquisito sempre più frequentemente una componente sociale preponderante. Il suo impegno civile è noto. Spesso e volentieri lo porta anche nei suoi personaggi, nei ruoli che, negli anni, sono cresciuti o maturati con lui.

Schivo, misurato, poco incline alla vita mondana e a una visibilità costante ha però saputo intessere con il pubblico un rapporto di fiducia, attraversata anche la dolorosa separazione da Rocio Munoz Morales madre delle sue due figlie, finita al centro di una serie di indiscrezioni e notizie che hanno superato la sfera del dovuto. Nonostante ala tempesta mediatica, Bova è sopravvissuto e così anche la sua relazione con Beatrice Arnera, talentuosa attrice capace di registri e tempi comici come di ruoli drammatici.

Il personaggio di Stefano Fogli arriva dopo il delicato passaggio in Don Matteo da Terence Hill a Bova che non ha fermato la sua crescita, anzi. Dopo “Buongiorno, mamma!”, fiction interpretata al fianco di Maria Chiara Giannetta e Beatrice Arnera, è approdato anche a questo copione non semplice. Un tema attorno a cui si creano dibattiti e si studiano soluzioni compatibili ma che non ha mai avuto una reale centralità nell’agenda anche delle produzioni televisive, dove pure la scuola come luogo di socialità e di storie ha avuto un senso. Stefano Fogli, dirigente del liceo inclusivo al centro degli intrecci narrativi, è un uomo che cerca di abbattere quei bis che galleggiano e sopravvivono nonostante l’abbattimento di barriere architettoniche e culturali legate alla disabilità. Con lui Giulia Bevilacqua, Gloria Harvey, Anna Favella, tra gli altri.

“Credo che la scuola non debba ghettizzare ma neanche creare alunni tutti uguali, omologati: sarebbe una grande sconfitta; bisogna invece evidenziare le diversità”, dice l’attore in conferenza stampa. Nel sogno di Stefano c’è anche qualcosa che appartiene alla sua esperienza reale: “Io – racconta Bova – ho studiato all’istituto magistrale, facevo tirocinio nelle scuole elementari; poi ho fatto l’Isef, sognavo allora come Stefano anche una scuola in cui fosse centrale la relazione. Una relazione che può tradursi anche in qualcosa di elementare: Non lasciare quel banco vuoto accanto a chi ha difficoltà, ma riempirlo, andare lì e stringergli la mano o abbracciarlo e dirgli: sono con te”.

Raoul Bova alla presentazione della fiction

La passione per il nuoto

Da quanto ha raccontato egli stesso, in passate interviste, non era affatto un bambino particolarmente estroverso, non si proponeva come intraprendente o spavaldo, anzi. Ma fin dalle prime esperienze fu chiaro, in primis ai suoi genitori, quanto lo sport potesse aiutarlo a emergere quando decisero di portare Raoul in piscina e iniziarlo al nuoto. E a educarlo nella disciplina e nella metodica a livello fisico e mentale.

Nel suo libro biografico, “Le regole dell’acqua” (Rizzoli), l’attore e regista ha scritto un passaggio che racchiude il senso parziale ma comprensibile a chi l’ambiente sportivo lo osserva dall’esterno, quando a 15 anni divenne campione italiano e il suo destino sembrava segnato da quella qualità. Legato al silenzio della piscina, degli allenamenti e di uno sport che impone la riflessione. La solitudine dell’acqua:

“Il mondo del nuoto è stato un serbatoio fantastico di lezioni di vita. Alcune le ho capite allora. Altre sono diventate più chiare col tempo”.

Campione italiano dei 100 m dorso a 15 anni

I suoi genitori hanno contribuito a renderlo un individuo sicuro e consapevole. Nato a Roma il 14 agosto 1971, la famiglia costruita da papà Giuseppe e mamma Rosa (che prima di lui avevano avuto altre due figlie) ha sempre offerto una certezza, un riferimento nei significati. Nelle sue più recenti dichiarazioni e interviste, Bova ha riconosciuto ai suoi la qualità di averlo saputo formare, trasmettendogli dei valori civili e sociali che condivide con le sorelle e che ha portato in un impegno costante negli anni passati al fianco della sua ex moglie, Chiara Giordano, veterinaria e conduttrice televisiva.

Lezioni che si sono riflesse e che si sono alimentati, instaurando un circolo virtuoso, nello sport e a vincere i 100m dorso nei campionati giovanili di nuoto, a soli 15 anni. Un impegno importante. Bova agli studi presso l’istituto Jean-Jacques Rousseau ha unito, durante l’adolescenza, il quotidiano sacrificio negli allenamenti, intrapresa l’attività agonistica. Cresciuto nell’Aurelia nuoto, arriva alla vittoria dei campionati assoluti nel 100m dorso a soli 15 anni.

Un successo che poteva aprire un capitolo nuovo e che, però, al contrario lascia intravedere altro: qualcosa si smonta, nel tempo e la sua fisicità abbinata a una indubbia telegenia lo hanno portato altrove, lontano dalla piscina, il posto che aveva scandito i suoi impegni. Una passione interrotta, per sua volontà ma che non si è spenta del tutto. La passione rimane, tant’è che a 39 anni Bova è tornato a vincere con il bronzo nei M35 100 sl.

La svolta in televisione e al cinema

Mentre studiava all’ISEF, capita l’occasione che sblocca la sua carriera ovvero il ruolo di “valletto” di Scommettiamo che…?, programma condotto da Fabrizio Frizzi.

Da quell’inizio, Bova non si è più fermato passando al grande schermo. Quindi il debutto nel cinema, con l’indimenticabile “Mutande Pazze” di Roberto D’Agostino e poi la serie sugli Abbagnale “Una storia Italiana” e una parte al cinema in “Quando eravamo repressi”, del regista e autore Pino Quartullo.

Bova deve però la popolarità al vanziniano “Piccolo grande amore” (1993), un prodotto in pure stile romantico, quasi fanciullesco per quegli anni incominciando a instaurare un rapporto con un pubblico giovane. Nel 1996 ha interpretato Nino Di Venanzio in “Palermo-Milano solo andata”, che gli conferisce un certo successo anche a livello internazionale complice la presenza di attori di esperienza come Giancarlo Giannini e Stefania Sandrelli e una certa aderenza al ruolo che lo agevola nel conquistarsi una luce diversa. Questa è la sua cifra, il suo carico umano e valoriale che è riuscito a portare, a seguire, nella storica fiction “La Piovra – Indagine sulla morte del commissario Cattani” e nelle miniserie “Ultimo” e “Ultimo – la sfida”.

Negli Stati Uniti con Madonna

Grazie a uno spot per un noto marchio di cosmetici, che gira con la pop star Madonna, Raoul Bova acquista sempre più un carattere internazionale: i titoli di produzioni statunitensi con l’avvento degli anni 2000 si infilano uno dietro l’altro: “Avenging Angelo”, “Sotto il sole della Toscana”, “Alien vs Predator”. Una felice parentesi che non gli impedisce di dedicarsi anche al cinema d’autore come ne “La finestra di fronte”, di Ferzan Ozpetek con Giovanna Mezzogiorno. Un passaggio delicato, importante. Il ritorno a quei temi di impegno civile che ha intrapreso e condiviso anche con l’ex moglie, la veterinaria Chiara Giordano, figlia dell’avvocata Annamaria Bernardini de Pace e con la quale ha avuto due figli ormai adulti.

In questi anni le produzioni che lo vedono protagonista non si contano: dal filone Moccia, ovvero “Scusa ma ti chiamo amore” e sequel a Giuseppe Tornatore con “Baaria” e ancora fiction, produzioni che approdano a Medias sia per la Rai. Anche al cinema non sono mancati titoli con il suo nome in cartellone tra gli anni 2010 e i 20: “Immaturi”, “Sei mai stata sulla luna?”, “Torno indietro e cambio vita”.

La svolta nella fiction

Prende poi parte anche a produzioni internazionali come “I Medici”, nel ruolo di papa Sisto IV, e poi “Giustizia per tutti!”. Di recente le produzioni (firmate sempre LuxVide) “Buongiorno, mamma!” , Don Matteo con il carico dell’epocale passaggio a Don Massimo, il prete che subentra a Terence Hill

In onda da questa sera la serie numero 14, una storia che ne contiene altre e che affida a Bova- Don Massimo l’apertura – con il consueto tono e taglio immediato, pop – verso figure che proiettano una società che inizia a essere inclusiva, ma che non ha esaurito questo mutamento, culturale e sociale, che la televisione proietta e mette al centro della narrazione. Non che si sia limitato a questo: recenti sono “I fantastici 5” e la sua presenza nella produzione internazionale “Emily in Paris”.

L’impegno civile e la Fondazione Ultimo

Nell’aprile del 2020, dopo aver messo a disposizione della Croce Rossa la sua masseria pugliese nel pieno dell’emergenza COVID-19, Bova ha annunciato di avere in programma la realizzazione di una serie tv sull’impegno dell’organizzazione: lui sarà protagonista e produttore con la Rb Production assieme a Connecting talents.

Il suo impegno civile è testimoniato da ben altri fatti: insieme al capitano Ultimo ha creato la Fondazione Capitano Ultimo Onlus in favore del Parco della Mistica, con lo scopo di contrastare l’attività della criminalità organizzata e la promozione della legalità e ha collaborato al documentario che ne è scaturito. Inoltre ha collaborato in precedenza a una fiction ispirata alla storia dell’ex nuotatore Domenico Fioravanti, costretto a fermarsi per problemi cardiaci.

Il 15 ottobre 2010 Raoul Bova è stato nominato Ambasciatore di buona volontà dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO). Dopo il terremoto di Amatrice del 2016, contribuisce attivamente alla raccolta fondi per il nuovo Centro Polifunzionale della cittadina – che prevede Sala teatro, auditorium e presidio socio-sanitario – organizzando anche una partita benefica della Nazionale Cantanti a Rieti, essendo profondamente legato alla Sabina.

La vita privata: due compagne e 4 figli

Prima di legarsi all’attrice Beatrice Arnera, ha avuto una lunga relazione con Rocio Munoz Morales. Bova è stato sposato, inoltre, con Chiara Giordano per quasi vent’anni, ha avuto due figli Alessandro Leon e Francesco, ormai adulti, che non hanno seguito per ora le orme paterne. Altre due bambine sono nate, poi, dalla storia con Rocio.

L’ex compagna, a partire dal 2013 fino a un anno e mezzo fa circa, è stata l’attrice e ballerina spagnola, conosciuta sul set di “Immaturi – Il viaggio”, e protagonista della fiction “Un passo dal cielo” e dalla quale ha avuto due figlie, Luna (2015) e Alma (2018).

Autore
Virgilio.it

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