Ranucci, giallo sul verbale secretato della banda: "Chi pensavamo di dover colpire"
- Postato il 28 agosto 2026
- Giustizia
- Di Libero Quotidiano
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Ranucci, giallo sul verbale secretato della banda: "Chi pensavamo di dover colpire"
Ieri, per la prima volta, due dei quattro arrestati accusati di essere gli esecutori materiali dell’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci, hanno risposto a tutte le domande dei pm nel carcere di Rebibbia. «Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello», spiegano i loro avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri, «hanno avuto rapporti solo con Gomes Clesio Tavares», il factotum del mandante dell’azione dinamitarda, l’ex editore Valter Lavitola.
Dunque «non conoscevano Ranucci, né Lavitola e hanno confermato che non volevano far del male a nessuno». Passariello, che con Saverio Mutone piazzò la bomba, ha raccontato di aver pensato che l’ordigno fosse per un pregiudicato. I due indagati hanno anche spiegato di non avere mai ricevuto indicazione di sparare contro il muro. Il loro interlocutore, Clesio Tavares, avrebbe sempre e solo parlato di un ordigno. Quindi nessuno ha confermato la versione che Lavitola ha dato nell’interrogatorio di garanzia.
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Per gli inquirenti l’aspetto più importante da verificare era se i due conoscessero il faccendiere o, anche, Ranucci. Ma entrambi hanno risposto negativamente. D’Avino ha ammesso di avere fatto il sopralluogo davanti alla casa del conduttore di Report insieme a Tavares, Mutone e alla compagna Marika De Filippis, come già ricostruito dagli investigatori. Dopo il lungo confronto con i magistrati la linea della difesa resta la stessa: «Sono stati toccati i temi che già sapevamo. Il perimetro del mandato è quello della prima ordinanza, ovvero la richiesta di Tavares di collocare l'ordigno sotto casa di Ranucci e non i colpi di pistola» sottolineano i legali. E aggiungono che di fronte ai magistrati D’Avino e Passariello «hanno risposto a tutte le domande, non si sono sottratti».
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Le dichiarazioni dei legali sarebbero state concordate con la Procura e i verbali sarebbero stati segretati. Nelle prossime ore i difensori, che puntano ad escludere l’aggravante del metodo mafioso, presenteranno «un’istanza per l'attenuazione della misura cautelare», verosimilmente i domiciliari, «se non una sua revoca», in quanto, secondo loro, non ci sarebbe pericolo di fuga, né rischio di inquinamento probatorio.
La richiesta sarà passata al vaglio del pm e del gip: la risposta potrebbe arrivare a stretto giro. Nei prossimi giorni dovrebbero essere sentiti anche gli altri due indagati, Mutone, pure lui in carcere, e la De Filippis, la quale, essendo incinta, si trova attualmente ai domiciliari.
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