Ramy, ancora fango sui carabinieri Per la difesa è omicidio volontario
- Postato il 15 settembre 2026
- Italia
- Di Libero Quotidiano
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Ramy, ancora fango sui carabinieri Per la difesa è omicidio volontario
A quasi due anni dalla morte di Ramy Elgaml, il fascicolo si arricchisce di un capitolo che profuma di strategia processuale. I legali di parte civile di Fares Bouzidi, Debora Piazza e Marco Romagnoli, hanno depositato in Tribunale a Milano una perizia commissionata a Index, ong francese specializzata nell’analisi di presunte violenze delle forze dell’ordine, in Francia e altrove. Il verdetto, anticipato dal Manifesto con tanto di video sul sito, è quello di omicidio volontario. Nientemeno. Secondo la ricostruzione digitale, negli istanti finali dell’inseguimento del 24 novembre la gazzella dell'Arma guidata da Antonio Lenoci avrebbe compiuto «due distinte deviazioni» verso lo scooter di Ramy e Fares, provocandone lo sbandamento e poi investendo il corpo del diciannovenne. Una tesi che aggiorna la narrazione che da mesi accompagna il caso: i Carabinieri come esecutori, non militari in un inseguimento finito in tragedia.
Non è un dettaglio da poco che la consulenza sia affidata a un’organizzazione francese che fa mestiere di documentare presunti abusi della polizia. Gli avvocati assicurano che «non è una conclusione di parte perché l’elaborazione la fa un software»: ma un software elabora i dati che gli vengono dati in pasto, e la cornice resta quella di chi lo ha commissionato. Chiamarla neutralità tecnica è un atto di fede.
Restano i fatti della Procura, più prosaici della narrazione dell’«esecuzione». Nel capo d’imputazione che arriverà in udienza preliminare il 24 settembre (a rischio rinvio per lo sciopero degli avvocati) si parla di omicidio stradale contestato sia a Lenoci sia a Bouzidi, che guidava senza patente, a tratti contromano e oltre i limiti. A Lenoci viene riconosciuto l’eccesso colposo nell’adempimento del dovere: fattispecie lontana dal dolo evocato dai legali di parte civile. Altri sei militari sono accusati di frode processuale, favoreggiamento e falso, materia estranea all’omicidio volontario. Colpisce anche la ricostruzione minuto per minuto: l’inseguimento parte alle 3.56, il primo urto poco dopo, la frase di un militare («non è caduto») e poi la consapevolezza, alle 4.01, che uno dei due ha perso il casco. Frammenti audio isolati, montati per un impianto che anticipa il lavoro dei periti del giudice, gli unici che potranno stabilire cosa sia davvero accaduto.
Il rischio è che il processo si giochi sui giornali prima che in aula. Sulla pelle di un carabiniere già indagato si costruisce, per la seconda volta, un teorema che parla di dolo e non di un tragico incidente. Prima di gridare all’esecuzione, forse converrebbe aspettare che a pronunciarsi siano i periti del tribunale, e non una perizia di parte commissionata a un’ong che ha da sempre una ben precisa linea ideologico-editoriale.
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