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Qumran: la mappa del tesoro che nessuno sa leggere
Postato il 22 settembre 2026
Di Focus.it
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In sintesi
Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.
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Primavera 1947, riva nordoccidentale del Mar Morto, deserto roccioso di Qumran, poco a sud di Gerico (odierna Cisgiordania): un giovane beduino scopre una grotta con all'interno antiche giare contenenti manoscritti arrotolati e avvolti nel lino. La scoperta attrae l'attenzione degli studiosi, che perlustrano quella e altre grotte dell'area, rinvenendo nel corso degli anni i frammenti di oltre 900 manoscritti. Tra i rotoli di Qumran, uno spicca per originalità: è l'unico di metallo (99% rame, 1% stagno) e cela una sorta di mappa del tesoro.. Un manoscritto sui generis
A trovare il rotolo di rame fu nel 1952 una spedizione dell'École biblique et archéologique française di Gerusalemme (istituto guidato dal domenicano Roland de Vaux) guidata dall'archeologo Henri de Contenson. Il manufatto, composto da due lamine che formano un documento di circa 2,4 metri, fu identificato con la sigla 3Q15, essendo il 15° rinvenuto nella "grotta 3" (la Q sta per Qumran).
A differenza degli altri manoscritti, appartenenti all'insieme di testi noti come Rotoli del Mar Morto, realizzati in papiro o pergamena e contenenti narrazioni storiche e passaggi e commenti della Bibbia, il 3Q15 oltre a essere metallico aveva un contenuto sui generis. A renderlo unico era inoltre il periodo di realizzazione, databile fra il 66 e il 135 d.C., ossia tra la Prima e la Terza guerra giudaica tra Romani ed Giudei, mentre il resto dei testi risaliva mediamente a un secolo prima.. L'apertura
Corroso e ossidato (quindi non srotolabile), su input dello studioso inglese John Marco Allegro il rotolo giunse nei laboratori del College of Technology dell'Università di Manchester, dove tra il 1955 e il 1956 una macchina da taglio progettata ad hoc lo divise in 23 sezioni (oggi esposte al Jordan Museum di Amman, in Giordania).. I 64 misteri del rotolo
A pubblicare la trascrizione del testo, distribuito su 12 colonne, fu nel 1960 lo stesso Allegro, svelando un elenco di 64 località dell'antica Giudea associate a elenchi di pietre preziose, suppellettili, sculture e gioielli in oro e argento.. Peraltro, i riferimenti alla posizione di ogni sito sono spesso oscuri, e accanto al nome dei luoghi appaiono misteriose lettere greche, tanto che qualcuno ha ipotizzato l'esistenza di un secondo documento, perduto, contenente le chiavi interpretative per decifrare le indicazioni, il cui tenore era il seguente: "Nelle rovine nella valle di Acor, [...] si trova uno scrigno d'argento"; "nella vecchia grotta di Beit Hemdah, [...] sessantacinque lingotti d'oro". Ma chi e perché aveva redatto il documento, e da dove venivano quelle ricchezze?. Le anomalie del testo e gli autori
In cerca di risposte, un numero crescente di studiosi ha analizzato il 3Q15. Circa gli autori, si suppose all'inizio che fossero gli Esseni, comunità giudaica stanziata un tempo nell'area di Qumran, ma oggi si propende per un'origine più variegata, che include testi provenienti da biblioteche di Gerusalemme.
Ad alimentare le incertezze furono sia il tipo di scrittura, riconducibile alla "lingua ebraica mishnaica", più recente di quella degli altri rotoli, sia l'ortografia insolita, al punto che si pensò che il rotolo fosse stato copiato da un altro documento per mano di uno scriba maldestro.. La provenienza del tesoro
Quanto alla provenienza delle ricchezze, ci sono più ipotesi. Per esempio quella secondo cui erano appartenute al Secondo Tempio di Gerusalemme, devastato nel 70 d.C. dai Romani. Il tesoro sarebbe stato nascosto in varie località dagli Ebrei per sottrarlo ai conquistatori.
Ma vi è chi, come lo studioso britannico Robert Feather, ha ipotizzato che il tesoro non provenisse dalla Terrasanta, bensì dall'Egitto, dove sarebbe stato accumulato ai tempi del faraone Akhenaton (XIV secolo a.C.), al cui nome rimanderebbero le lettere greche sparse nel testo. Tra tante teorie, c'è persino quella secondo cui il tesoro sarebbe del tutto immaginario.. Le teorie moderne
Nel tempo sono stati organizzati scavi in località dedotte dal 3Q15 (di difficile identificazione, oltre che per le indicazioni oscure, perché molti nomi sono mutati), ma ogni spedizione è tornata a mani vuote. Si è fatta così strada l'idea che il tesoro sia stato trafugato in passato, magari dai Templari durante le crociate, o più verosimilmente dai Romani nelle guerre giudaiche.. Secondo altri, fu invece usato dagli Ebrei per ricostruire Gerusalemme dopo le razzie romane. Di recente, la storica britannica Joan Taylor ha ipotizzato che il rotolo fosse un registro di beni utili alla continuazione del culto ebraico dopo la distruzione del Tempio (inciso su rame per durare nel tempo), mentre l'archeologo Shimon Gibson ritiene che si trattasse di un registro segreto di donazioni volte a finanziare rivolte antiromane.. Un enigma ancora irrisolto
Nuove ricerche basate su sistemi informativi geografici computerizzati (Gis) hanno confrontato i toponimi del rotolo di rame con la cartografia storica, ma nessuna identificazione ha finora condotto al tesoro: i 64 segreti del 3Q15 rimangono avvolti nel mistero..
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