“Qui, una volta, c’era una città”: Le Monde lancia l’allarme “Disneylandizzazione” per Roma. Il reportage choc del quotidiano francese sulla Capitale

  • Postato il 1 aprile 2025
  • Viaggi
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Roma, l’impero del turismo – la ‘disneylandizzazione’ della capitale italiana preoccupa i suoi abitanti”. Il titolo dell’ultimo numero di M-Le magazine du Monde, l’inserto settimanale del prestigioso quotidiano francese, non lascia spazio a interpretazioni. In un lungo e dettagliato reportage firmato dal corrispondente Allan Kaval (firma autorevole, con un passato sui fronti di guerra), viene analizzato senza sconti l’impatto, definito problematico, del turismo di massa sulla Città Eterna. Nella sua analisi Kaval, giornalista con un passato sui fronti di guerra, sciorina cifre e testimonianze: tutto parte dalla Fontana di Trevi, simbolo della città assediato da una ressa costante. Descrive le nuove barriere per incanalare il flusso e la prospettiva, sempre più concreta, di un biglietto d’ingresso da 2 euro: per i romani, scrive Kaval, questo è “come il presagio della definitiva trasformazione del centro della città in un parco di divertimenti, in un luogo in cui gli abitanti non avranno più posto. Sembra che la città si sia ritirata per lasciare posto al suo fantasma”.

Le parole di una guardia giurata, raccolte dal giornalista francese, sono amare: “A volte sembra un po’ come se stessi badando a un gregge di pecore. Non ci vedono nemmeno. Non vedono la fontana, solo attraverso gli schermi dei loro telefoni“. È l’immagine di un turismo “in bermuda”, come lo definisce Kaval, che attraversa il centro storico – “un gioiello di stradine acciottolate, centinaia di chiese […] e antiche vestigia” – senza coglierne l’anima, consumandolo ad uso e consumo dei social. Alla radice di questa “Disneylandizzazione“, secondo Le Monde, c’è la dipendenza dell’economia dal turismo: “Nel 2024 il turismo è stato alla base della debole crescita italiana con il 10,8% del Pil. Il settore è la principale attività economica della provincia di Roma, con 25 miliardi di euro nel 2023”. Un motore potente, che però sta erodendo il tessuto sociale della città.

Il prezzo più alto lo pagano i residenti. L’inchiesta cita i dati allarmanti forniti da Filippo Celata, docente di Geografia economica alla Sapienza: “Gli affitti turistici a breve termine […] sottraggono immobili al mercato, aumentano i prezzi e trasformano il tessuto urbano svuotando interi quartieri dei loro residenti“. Le cifre sono impietose: tra il 2013 e il 2023, gli abitanti del Centro Storico sono diminuiti del 38,5%, mentre a Trastevere il calo raggiunge il 45%. Un’emorragia che cancella negozi di vicinato, artigiani, la vita quotidiana, sostituita da “bancarelle turistiche” e attività pensate esclusivamente per i visitatori. È il “male contemporaneo” dell’overtourism, che affligge tante città d’arte, “da Bora Bora all’Everest, passando per Kyoto e Barcellona”.

Di fronte a questo quadro, Le Monde riporta la posizione dell’assessore al Turismo di Roma Capitale, Alessandro Onorato, a cui Kaval riconosce il merito della lotta contro le “keyboxselvagge per gli affitti brevi. Onorato, però, respinge con forza l’etichetta di “Disneylandizzazione”: “Abbiamo ancora ampi margini di crescita, non vogliamo dissuadere i visitatori dal venire ma vogliamo attrarre. Non siamo Venezia, c’è molto spazio e monumenti in periferia praticamente sconosciuti che devono essere valorizzati come il Parco degli Acquedotti”. La strategia, dunque, è quella di “distribuire la massa di turisti nel tempo e nello spazio”. Una visione che, però, non convince tutti. L’inchiesta riporta anche la voce di Fabrizio Lanza Tomasi di Lampedusa, nipote adottivo dell’autore de Il Gattopardo e residente nel centro, che indica la progressiva scomparsa dei posti auto per i residenti come “la evidente prova di una chiara volontà politica di espulsione degli abitanti dal centro”.

Dulcis in fundo, l’articolo non offre soluzioni, ma si conclude con una domanda cruciale: Roma riuscirà a trovare un equilibrio sostenibile, o sarà definitivamente trasformata nel suo “fantasma”, un magnifico parco a tema ad uso e consumo dei turisti? Una domanda che, nell’anno del Giubileo con 30 milioni di visitatori attesi, assume un’urgenza ancora maggiore.

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Il Fatto Quotidiano

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