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Quella mentalità da tener viva

  • Postato il 29 settembre 2026
  • Politica
  • Di Libero Quotidiano
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  • 5 min di lettura
In sintesi

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Quella mentalità da tener viva
Quella mentalità da tener viva

Nel giorno in cui Silvio Berlusconi avrebbe compiuto 90 anni, uso le sue lenti per guardare l’attualità noiosa e provinciale del nostro Paese, ignaro di quanto il mondo corra verso il futuro mentre noi siamo impegnati in polemiche ridicole. A Milano, il possibile, pacato candidato sindaco della sinistra, Mario Calabresi, dice che la città deve essere vivibile per chi la manda avanti. Che governano loro Milano da 15 anni se lo dimentica. Ma soprattutto dovrebbe rivolgersi ai magistrati, che legano a caso le mani ai costruttori capaci di realizzare nuovi immobili che se arrivassero sul mercato darebbero casa a migliaia di famiglie e abbatterebbero i prezzi. Un po’ come fece Berlusconi ai tempi di Milano 2, dando moderno a visionario sfogo all’esigenza abitativa di una città in crescita. Perché è così che funziona il mercato che Berlusconi aveva esaltato nel suo primo discorso alla nazione: più produci, più cresci, meno paghi. Ricordarselo non sarebbe male, nel giorno del suo compleanno, e non solo.

Incredibile poi che, sempre a Milano, la sinistra protesti per l’intitolazione di un aeroporto (troppo poco, semmai) a un imprenditore che lì ha coniato edilizia stupenda, la squadra di calcio migliore al mondo e tra le maggiori di tutti i tempi, la tv commerciale che in Italia non esisteva e con essa una sacrosanta libertà di costume e di iniziativa privata contro il grigio monopolio statale, prima ancora che un partito politico allora cosi ricco di idee da rivoltare in due mesi l’esito già scritto di una competizione politica nazionale, portando in un Parlamento immobile la società civile più brillante e ribalda.

 

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E anche di Vannacci, di cui parliamo troppo, Berlusconi si sarebbe limitato a ignorarlo, bollandolo come un personaggio provinciale e un po’ retrogrado in cerca di teatrino e notorietà, ma senza idee concrete. Cosa che devono aver pensato anche i calabresi al voto ieri per le suppletive che hanno premiato l’iniziativa di Fininvest - dicono i maligni - e Occhiuto, un altro che dovrebbe e potrebbe dire di più. «In un Paese davvero liberale, l’origine sociale non dovrebbe segnare in modo aprioristico o definitivo il destino di una persona», scrive nel suo libro Il coraggio di governare, che esce oggi. Giustissimo. Serve un’economia delle opportunità. I grandi Paesi difendono le loro eccellenze ma si reggono su una larga medietà, cioè sull’accesso di tutti alle possibilità di migliorare la propria posizione tramite lavoro o creazione di lavoro. Ora a Occhiuto resta da spiegare se lui ritenga l’attuale Forza Italia piena di idee e personaggi in grado di assolvere questa funzione, in un Paese dove le risorse pubbliche sono finite e dunque quella liberale resta l’unica via di crescita e dunque di coesione sociale, ma direi anche di felicità. O se ritiene che Forza Italia oggi debba dotarsi di coraggio e nuova capacità, nel solco del suo immenso fondatore. Questo significherebbe vivere nella mentalità di Berlusconi, indimenticabile inventore di cose nuove e inusuali (cit. Gianni Letta). E coraggioso, aggiungo io.

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Autore
Libero Quotidiano

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