Quattro mostre da non mancare a Roma nelle gallerie del quartiere San Lorenzo

Grazie alla presenza delle gallerie Monitor, Gilda Lavia, Matèria e Monti8 ormai il quartiere San Lorenzo a Roma si configura come un distretto per l’arte contemporanea nella Capitale offrendo anche con opening collettivi l’occasione per visitare i quattro spazi in maniera congiunta. Con orientamenti diversi le gallerie condividono oltre alla serietà delle proposte espositive una grande attenzione per la ricerca. Ecco cosa propongono a gennaio 2026. 

L’esordio della gallese Gwen Evans da Monti8 a Roma  

Atmosfere sospese e presenze anonime, prettamente femminili, popolano i dipinti di Gwen Evans (Galles, 1996) alla sua prima personale in Italia da Monti8. In linea con la sua generazione, l’artista rivela un immaginario inquieto, crepuscolare, che evoca l’evanescenza di un ricordo lontano o di un sogno svanito. Come indica il titolo, The space between, le tele, di recente produzione e dipinte con grande maestria, raccontano situazioni di passaggio ma, paradossalmente, pur condividendo la presenza di una soglia, si caratterizzano per un’assoluta immobilità che trasmette una sensazione di silenzio; come se l’artista fosse interessata a congelare il momento più che al compimento dell’azione stessa. Attenzione probabilmente nata come reazione al lockdown che per i giovani in transizione verso l’età adulta ha significato rimanere bloccati in una sorta di limbo. Una stasi amplificata dal tono sommesso delle composizioni in cui ricorrono elementi propri di una sobria quotidianità, come trapunte, tulipani, piccoli oggetti e dalla scelta di una tavolozza dai toni freddi, ove la predominanza del blu riveste chiaramente una funzione psicologica oltre che pittorica.

Roma // fino al 31 gennaio 2026
The space between – Gwen Evans
MONTI8
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Tra Roma e Lisbona, Monitor conclude l’anno con una vivace confluenza di artisti  

Si intitola Confluenze la mostra collettiva con cui la galleria Monitor propone un dialogo tra nove artisti, di cui cinque ospitati negli spazi della galleria per la prima volta. Visioni e tecniche diverse si confrontano su un progetto che, proseguendo nella sede di Lisbona, propone molteplici suggestioni che seguono filoni diversi. Sull’interpretazione del paesaggio, si soffermano Matteo Fato (Pescara, 1979), Salvo (Leonforte, 1947 – Torino, 2015) e Valerio Nicolai (Gorizia, 1988). L’osservazione della quotidianità è il punto di partenza per Krizia Galfo (Ragusa, 1987) e Diogo Pinto (Lisbona, 1993). Una riflessione sul femminile nella storia caratterizza Lucià Cantò (Pescara, 1995). Fantastiche sono le sculture di Beatrice Celli (L’Aquila, 1992); all’opposto, il dato naturale è al centro delle fotografie di Jechen Lempert (Moers, 1958); mentre in bilico tra immaginazione e realtà si collocano i dipinti di Pedro Zhang (Portogallo). Eccellenti le opere pittoriche nelle loro peculiari sfaccettature, dalla calda matericità di Fato, a quella tanto corposa da diventare pressoché scultorea di Pedro Zhang; fino alla pittura che emula la fotografia di Pinto e a quella profonda, dettagliata e psicologica della Galfo, per arrivare al singolarmente lirico paesaggio di Salvo e a quello onirico di Nicolai. Notevoli le sculture in vetro borosilicato di Celli che aprono scenari inediti e suggestivi.

Roma // fino al 31 gennaio 2026
Confluenze 
MONITOR
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Una riflessione sul dibattito sociale nel Regno Unito da Matèria 

La fotografia come luogo di azione e dichiarazione – politica, culturale o personale, è il focus di In Plain Sight: Photography, Power and Public Space in Britain, collettiva presentata da Matèria, co-curata con Christiane Monarchi, che riflette sul contributo del Regno Unito al dibattito sociale negli ultimi vent’anni. Gli otto artisti invitati a partecipare, indagano il ruolo della fotografia come strumento di intervento e presa di posizione nello spazio pubblico britannico. Le opere: fotografie, video e installazioni, spaziando tra documento e invenzione, si radicano nell’analisi critica della cultura visiva del Paese, toccando temi come rituali sociali e violenza performativa in Anna Fox (UK, 1961); identità postcoloniali e culture musicali in Jermaine Francis (Birmingham); visibilità queer e migrazione Sunil Gupta (India, 1953); gerarchie sociali britanniche Karen Knorr (Francoforte, 1954); nazionalismo e propaganda in MacDonaldStrand (duo nato nel 1992 tra Clare Strand and Gordon MacDonald); estetiche della violenza controllata in Sarah Pickering (UK, 1972); percezione e immaginario collettivo in John Stezaker (Worcester, 1949); e un ritorno simbolico al XVII secolo come metafora dell’instabilità attuale in Bettina von Zwehl (Germany, 1971). Come sempre, da Matèria anche la strada è animata con Nicolàs Lamas nella vetrina e le Luci di via di Wang Yuxiang
 
Roma // fino al 31 gennaio 2026
In Plain Sight: Photography, Power and Public Space in Britain 
MATERIA
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Le figure ibride di Carla Grauner da Gilda Lavia a San Lorenzo 

Figure ibride, antropomorfe, popolano la galleria Gilda Lavia. Creature inquietanti e ambigue, i cui tratti calcati e l’attenzione a quel primitivismo legato alla tradizione delle maschere africane rimandano alle avanguardie del primo Novecento, focalizzate anche, come ricorda la curatrice, Benedetta Casini, sulla dialettica tra segno e significato. Ed è proprio la centralità del segno, inteso come struttura, spina dorsale, l’elemento attorno a cui ruota la mostra El metal que sueña, seconda personale di Carla Grunauer (Argentina, 1982) a Roma. Tanto nei dipinti, quanto nelle sculture – in cui il segno diventa il fil di ferro che sogna e ne costituisce l’anima – come osserva Casini, lo stesso interviene “come linearità sottostante, dichiarando la fascinazione dell’artista per lo scheletro, la struttura interna delle cose”, intesa in senso mentale oltre che fisico. L’artista nutre, infatti, un profondo interesse per l’aspetto più intimo dell’essere umano, quello inconscio, di cui – esaltando la profondità nell’abisso oscuro degli occhi delle sue creature – denuncia come la scissione, ove presente, venga tenuta insieme proprio dal segno, metafora di una linea di pensiero che, per quanto sottile, si rivela sempre molto articolata.  

Roma // fino al 26 febbraio 2026
El metal que sueña – Carla Grunauer 
GALLERIA GILDA LAVIA
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Ludovica Palmieri 

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Autore
Artribune

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