Quanto tempo serve per superare un ex?
- Postato il 26 agosto 2026
- Di Panorama
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Generazione sintesi AI in corso…
La fine di una relazione non coincide quasi mai con il momento esatto in cui due persone si separano. Rimangono abitudini che continuano a ripetersi per inerzia, luoghi improvvisamente difficili da attraversare e piccoli automatismi quotidiani che sembrano ignorare quanto è accaduto. Il legame si interrompe nella realtà, ma la sua elaborazione segue un calendario più segreto, fatto di avanzamenti, ricadute e giornate in cui tristezza e sollievo possono convivere senza contraddirsi.
A provare a misurare questo tempo è una nuova ricerca di Unobravo, condotta intervistando 1.670 adulti in Italia. Le domande dedicate alla fine delle relazioni sono state rivolte agli 816 partecipanti che hanno dichiarato di aver vissuto una rottura, una separazione o un divorzio. In media, gli intervistati raccontano di aver avuto bisogno di 231 giorni, circa sette-otto mesi, prima di sentirsi emotivamente pronti ad andare avanti.
Non esiste un tempo giusto per dimenticare un ex
Dietro la media dei 231 giorni convivono esperienze molto differenti. Il 51% delle persone coinvolte nel sondaggio afferma di essersi sentito pronto entro tre mesi, mentre una su quattro ha avuto bisogno di oltre un anno. Il 5,5% dichiara invece di non aver ancora completamente elaborato la propria ultima rottura.
Anche le differenze di genere emerse dalle risposte sono significative: le donne indicano mediamente 276 giorni, contro i 189 riferiti dagli uomini.
Perché finiscono le relazioni
La ragione indicata più frequentemente dagli intervistati è l’allontanamento progressivo, associato alla perdita di attrazione o alla mancanza di compatibilità, citato dal 24,8% del campione. Seguono i litigi e i conflitti frequenti, con il 23%, e la mancanza di comunicazione, indicata dal 20,8%.
Infedeltà e divergenze rispetto ai progetti futuri, come matrimonio, figli o stile di vita, raggiungono entrambe il 17,3%. Nelle risposte emergono alcune differenze: le donne citano più spesso l’infedeltà, mentre gli uomini attribuiscono maggiore rilievo alla distanza fisica o geografica. Le difficoltà economiche, al contrario, compaiono tra le cause meno nominate.
Il difficile rapporto con i social dell’ex
La separazione contemporanea possiede inoltre una dimensione sconosciuta alle generazioni precedenti: la persona non scompare davvero, ma continua a esistere attraverso fotografie, aggiornamenti e tracce digitali immediatamente accessibili. Il 34% degli intervistati ammette di aver controllato i profili social dell’ex dopo la rottura.
Un gesto apparentemente minimo può diventare un modo per mantenere aperto il legame, cercare risposte o verificare se l’altra persona abbia già ricominciato. Anche iniziare una nuova frequentazione non coincide necessariamente con la completa elaborazione della storia precedente: il 41% racconta di aver cominciato a vedere qualcuno prima di sentirsi davvero pronto.
Le persone vicine restano la risorsa principale
Per attraversare il periodo successivo alla separazione, il 36% ha trovato sostegno soprattutto negli amici e nella famiglia. Il 25% si è concentrato sul lavoro o su nuovi obiettivi personali, mentre il 20% ha dedicato maggiore attenzione alla cura di sé, attraverso l’attività fisica e gli hobby. Il 9% ha scelto invece di intraprendere un percorso di terapia o di consulenza psicologica.
Quando la fine diventa una nuova consapevolezza
Superare una relazione non significa necessariamente dimenticarla. Può voler dire riuscire a inserirla nella propria storia senza permetterle di occupare tutto il presente. Il 65% degli intervistati afferma di aver compreso meglio ciò che desidera da un rapporto, mentre il 63% si sente più consapevole dei propri bisogni emotivi. Complessivamente, il 59% riconosce nella rottura anche una forma di crescita personale, percentuale che sale al 69% tra le donne e si ferma al 51% tra gli uomini.