Se doveste immaginare la playlist Spotify di un intellettuale moderno, quali generi musicali vi aspettereste di ascoltare? Scommettiamo che avete pensato a musica classica, lirica o jazz. Ebbene... no: secondo uno studio pubblicato sul Journal of Intelligence a rivelare di più sulle nostre abilità cognitive non sono melodia e ritmo, ma i testi delle canzoni che scegliamo di ascoltare..
Dimmi cosa ascolti e ti dirò chi sei: il legame tra playlist e QI
Ascoltare musica è un'attività quotidiana molto comune che coinvolge molteplici reti cerebrali legate a memoria, emozione ed elaborazione uditiva. «Volevamo vedere se le abitudini in un'attività digitale di tutti i giorni potessero rivelare differenze nelle capacità cognitive», spiega la coordinatrice della ricerca Larissa Sust.. Per questo gli autori hanno monitorato i brani ascoltati da 185 partecipanti dal proprio smartphone per cinque mesi, analizzandone la melodia, il tempo e i testi. Hanno poi chiesto ai volontari di completare dei brevi test di abilità cognitiva direttamente sullo smartphone, misurando la capacità di ragionamento fluido, la comprensione del vocabolario e le conoscenze matematiche − tre fattori che insieme definiscono l'intelligenza generale di una persona.. Ascolti canzoni tristi? Potresti essere più intelligente della media
Con l'aiuto di modelli computerizzati gli autori hanno quindi messo in relazione le diverse caratteristiche degli oltre 58.000 brani ascoltati con i punteggi ottenuti nei test cognitivi: è emerso un chiaro legame tra le tipologie dei testi delle canzoni e l'abilità cognitiva degli ascoltatori. In particolare, chi ascoltava canzoni più tristi e malinconiche, che trattavano temi legati al presente, alla casa e alla sincerità, tendeva ad avere dei punteggi più alti nei test di intelligenza.. Al contrario, chi otteneva punteggi più bassi preferiva testi con molti riferimenti sociali o un linguaggio incerto (ricco di "forse", "magari", "probabilmente").. Playlist e intelligenza: lo studio che svela il legame (ma c'è un trucco)
Prima che corriate ad aggiornare la vostra playlist per sembrare Einstein, però, una precisazione: la relazione trovata è una semplice correlazione, il che significa che ascoltare musica malinconica non rende più intelligenti, né che siete dei geni se ascoltate Cocciante. Il potere predittivo delle abitudini musicali prese da sole è piuttosto modesto: nessuna app potrebbe giudicare l'intelligenza di qualcuno limitandosi a guardare la sua playlist.
Altre variabili come l'età, per esempio, potrebbero aver influenzato nello studio sia i punteggi cognitivi che i gusti musicali. Secondo i ricercatori, il vero potenziale di quanto scoperto emerge solo combinando le abitudini musicali con altri tipi di dati comportamentali digitali, e questa è un'area ancora tutta da esplorare..