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Milioni di anni fa il Mediterraneo aveva una configurazione geografica completamente diversa. Recenti ricerche scientifiche nel Canale di Sicilia rivelano l'esistenza di un'antica connessione terrestre tra la Sicilia e Malta, risalente a circa 13mila anni fa. Questa striscia di terra, oggi completamente sommersa, era costituita da un complesso sistema di isole e arcipelaghi che permettevano il passaggio pedonale tra i due territori. Gli studi geologici gettano nuova luce sull'evoluzione del nostro pianeta e sulle migrazioni umane nel Mediterraneo antico.
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C'è stato un tempo, non troppo lontano su scala geologica, in cui non serviva una barca per raggiungere Malta dalla Sicilia. Bastava camminare. Poi il mare ha cancellato tutto — e quello che sta riemergendo oggi, grazie a una spedizione scientifica italo-maltese, non è affatto ciò che i ricercatori si aspettavano di trovare.. Un ponte che non era un ponte
Immaginate di stare sulla costa sud-orientale della Sicilia, decine di migliaia di anni fa, con lo sguardo rivolto verso quella che oggi chiamiamo Malta. Al posto degli oltre 90 chilometri di mare aperto che oggi separano le due isole, davanti a voi si sarebbe estesa una terra emersa, frutto di un fenomeno che ha ridisegnato le coste di tutto il pianeta. Durante l'ultima era glaciale, infatti, enormi calotte di ghiaccio imprigionarono quantità colossali d'acqua, facendo scendere il livello dei mari.
Le ricerche più recenti collocano il punto di massimo abbassamento intorno a 22.000 anni fa, quando il Mediterraneo era più basso di circa 120 metri rispetto a oggi — non 130, come si legge talvolta: un dettaglio che gli stessi ricercatori del progetto BRIDGES hanno voluto precisare e questo lembo di terra poteva emergere facilitando gli spostamenti di animali. Con il Mediterraneo ritirato, tra Sicilia e Malta emerse una lunga fascia di terra, rimasta sostanzialmente intatta per millenni. Ma qui arriva il primo colpo di scena: quel collegamento, a quanto pare, non era la semplice "lingua di terra" che manuali e ricostruzioni popolari hanno sempre immaginato.. Le mappe che hanno riscritto la geografia perduta
Per raccontare come lo sappiamo, bisogna parlare della spedizione BRIDGES, salpata a bordo della nave oceanografica Gaia Blu del CNR tra la fine del dicembre 2025 e i primi giorni di gennaio 2026: è in quel periodo invernale che la nave ha solcato il Canale di Sicilia per scandagliarne i fondali. Al progetto hanno collaborato l'Istituto di Scienze Marine del CNR (Cnr-Ismar), l'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e l'Università di Malta, sotto la guida delle ricercatrici e dei ricercatori Maria Filomena Loreto ed Emanuele Lodolo. Si tratta di un paradosso se si considera che si tratta di uno dei tratti di mare più navigati della storia umana, eppure come ha osservato lo stesso Lodolo, «Quest'area, in particolare, è completamente sconosciuta dal punto di vista della mappatura sottomarina di dettaglio».. Le vecchie rilevazioni, risalenti alla metà del Novecento, avevano una risoluzione troppo bassa per raccontare qualcosa di più di un'ombra. Le nuove mappe ad alta risoluzione hanno invece rivelato un fondale molto articolato: creste allungate e discontinue che corrono per decine di chilometri, avvallamenti, bacini riparati che ricordano le moderne lagune costiere protette da barriere naturali.
Non un corridoio unico e continuo, insomma, ma qualcosa di più simile a un arcipelago sommerso — un mosaico di isole, canali stretti e specchi d'acqua bassa che, man mano che il mare saliva, si è progressivamente frammentato e poi inghiottito. Un dettaglio in particolare ha acceso la curiosità del team: lungo il margine occidentale dell'antico collegamento, gli strumenti hanno individuato una formazione irregolare che potrebbe essere un'antica barriera corallina.. Ecosistema unico
Se confermata, servirà a capire meglio quale tipo di ecosistema costiero si sia sviluppato in quel paesaggio ormai scomparso. Il team ha inoltre usato strumenti acustici per "vedere" sotto il fondale marino e ha riportato in superficie campioni di sedimento contenenti antichi depositi. Su questi frammenti verranno condotte analisi di laboratorio e datazioni al radiocarbonio, per capire quando esattamente ogni porzione di quel mondo sia sparita sott'acqua.. Chi ci ha camminato sopra?
Qui si apre la domanda più intrigante, quella a cui nessuno ha ancora una risposta definitiva: qualcuno lo ha davvero attraversato? È plausibile che gli animali abbiano usato quel corridoio per muoversi tra le due masse di terra e che gruppi di cacciatori-raccoglitori siciliani ne abbiano esplorato le zone costiere in cerca di risorse. Ma se esseri umani abbiano mai messo piede su quella terra oggi sommersa e se l'abbiano attraversata fino a Malta, resta un buco nero archeologico. Quello che sappiamo con certezza è che, quando gli umani arrivarono davvero a Malta, il ponte di terra era già scomparso da tempo.. Per anni si è creduto che i primi abitanti dell'isola fossero agricoltori neolitici sbarcati circa 7.500 anni fa. Uno studio pubblicato su Nature nell'aprile 2025 ha spostato indietro le lancette: gli scavi nel sito di Latnija, nel nord di Malta, hanno restituito tracce di cacciatori-raccoglitori vissuti già 8.500-8.900 anni fa, che lasciarono dietro di sé strumenti in pietra, focolari e resti di pasti a base di pesce, molluschi e uccelli. Quel che rende la scoperta ancora più affascinante è che quei cacciatori-raccoglitori non trovarono nessun ponte ad aspettarli: il collegamento terrestre era sommerso da almeno 4.500 anni, quindi devono aver affrontato una traversata marina di circa 100 chilometri — un'impresa notevole per l'epoca, che dimostra come le comunità mesolitiche del Mediterraneo sapessero già navigare open-water ben prima dell'arrivo dell'agricoltura.
Non è un caso che l'archeologa Eleanor Scerri, del Max Planck Institute of Geoanthropology, che ha guidato lo studio su Latnija, abbia osservato quanto sia ancora incompleta la conoscenza sui primi abitanti dell'isola, chiedendosi se siano stati davvero i primi in assoluto. Interessante anche il contrasto temporale: la Sicilia risulta abitata già circa 16.000 anni fa, mentre Malta sarebbe diventata una presenza umana stabile solo attorno ai 6.000 anni fa — un ritardo di millenni che il mare, forse, spiega solo in parte. Resta dunque aperta una possibilità suggestiva: che la storia umana di Malta affondi le radici in un'epoca ancora più remota di quella oggi documentata, magari proprio nei tempi in cui il ponte di terra — o l'arcipelago che lo sostituiva — era ancora percorribile.. Una dispensa perduta nel Mediterraneo
C'è un'ultima ipotesi, forse la più suggestiva di tutte: che quel territorio non fosse solo un passaggio, ma anche una fonte di sostentamento. Lagune riparate e acque poco profonde sono, ancora oggi, ambienti ricchissimi di pesci e molluschi. Se ecosistemi simili punteggiavano il corridoio scomparso, potrebbero aver attirato gruppi umani in cerca di cibo lungo la costa, senza che questi sentissero il bisogno — o avessero i mezzi — di spingersi fino a Malta.
Per ora, nessun manufatto e nessun insediamento umano è stato individuato su quell'antico paesaggio sommerso. Il legame tra il ponte perduto e le prime migrazioni resta un'ipotesi affascinante, non un fatto accertato. Ma le nuove mappe hanno restituito qualcosa che il Mediterraneo, oggi, non offre più: la prova che un tempo si poteva camminare, senza bagnarsi i piedi, da un continente a un'isola che sembra fatta apposta per restare isolata..
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