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Quale servizio pubblico per la democrazia nell’era delle piattaforme e dell’IA. Scrive Preta

  • Postato il 15 ottobre 2026
  • Politica
  • Di Formiche
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  • 5 min di lettura
In sintesi

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Quale servizio pubblico per la democrazia nell’era delle piattaforme e dell’IA. Scrive Preta

La riforma della governance Rai è entrata nella sua fase parlamentare decisiva. Dopo il passaggio in Commissione, il disegno di legge approderà nell’Aula del Senato il 26 novembre, aprendo un confronto destinato a incidere sugli assetti futuri del servizio pubblico radiotelevisivo. Il dibattito si è concentrato finora soprattutto sui meccanismi di nomina, sugli equilibri tra Parlamento e Governo e sul grado di indipendenza dell’azienda, in un confronto che richiama anche le prescrizioni contenute nell’European Media Freedom Act.

Si tratta certamente di una discussione importante. Ma il rischio è che la questione della governance finisca per assorbire interamente il confronto pubblico, lasciando sullo sfondo una domanda ancora più rilevante: quale debba essere la funzione del servizio pubblico nell’ecosistema digitale del XXI secolo.

La Rai di oggi opera, infatti, in un contesto radicalmente diverso da quello nel quale è stata concepita gran parte dell’attuale impianto normativo. La televisione non rappresenta più il centro esclusivo del sistema dei media; l’accesso ai contenuti è sempre più intermediato dalle piattaforme globali; gli algoritmi orientano la scoperta dell’informazione; l’intelligenza artificiale sta ridefinendo i processi di produzione, distribuzione e consumo dei contenuti. In questo scenario, limitare il dibattito alla sola governance rischia di affrontare gli effetti senza interrogarsi sulle cause profonde del cambiamento.

È da questa consapevolezza che muove il paper “Per una riforma del servizio pubblico radiotelevisivo”, curato per Astrid da Fernando Bruno, Vincenzo Lobianco, Antonio Perrucci e Augusto Preta e presentato ieri nella Sala Biblioteca dell’Enciclopedia Italiana.

L’assunto di partenza è semplice: missione, governance e finanziamento non sono questioni separate, ma componenti di un unico disegno strategico. Pensare di riformarne una senza intervenire sulle altre significa inevitabilmente produrre soluzioni parziali.

Prima ancora di chiedersi chi debba nominare i vertici della Rai, occorre infatti chiarire quale valore pubblico il servizio pubblico sia chiamato a generare nell’attuale contesto tecnologico e sociale. La governance deriva dalla missione e non viceversa. Analogamente, il tema delle risorse non può essere affrontato indipendentemente dagli obiettivi assegnati all’azienda e dalla capacità di misurarne i risultati.

La domanda centrale diventa dunque un’altra: a che cosa serve il servizio pubblico nell’era delle piattaforme e dell’intelligenza artificiale?

Per molti anni si è ritenuto che la moltiplicazione delle fonti informative avrebbe progressivamente ridotto il ruolo dei media pubblici. Sta accadendo l’opposto. Più aumenta la disponibilità di contenuti, più cresce il bisogno di riferimenti affidabili, di informazione verificata, di contesti editoriali responsabili e di istituzioni capaci di garantire pluralismo e inclusione.

Il ritorno del valore pubblico nell’economia dell’attenzione

La trasformazione digitale ha moltiplicato l’offerta di contenuti, ma ha anche profondamente modificato i meccanismi di accesso all’informazione. Nell’economia dell’attenzione il principale fattore di scarsità non è il sistema di trasmissione o il contenuto disponibile, ma il tempo degli utenti. In questo contesto le grandi piattaforme globali sono diventate i principali intermediari tra produttori di contenuti e pubblico, influenzando visibilità, scoperta e consumo dell’informazione.

In un ecosistema sempre più dominato da logiche algoritmiche, il valore del servizio pubblico non può essere misurato esclusivamente in termini di audience, ma anche attraverso il suo contributo al pluralismo informativo, alla coesione sociale e alla qualità del dibattito democratico.

L’impatto delle piattaforme sulla filiera dei media

La crescente centralità delle piattaforme digitali ha alterato gli equilibri economici tradizionali dell’industria dei media. Una quota crescente delle risorse pubblicitarie e dell’attenzione degli utenti viene oggi intercettata da operatori globali che non producono necessariamente contenuti, ma controllano l’accesso agli stessi.

Questo fenomeno pone interrogativi che riguardano non soltanto la sostenibilità economica degli editori, ma anche la capacità dei sistemi democratici di preservare un ecosistema informativo pluralistico e competitivo. Per il servizio pubblico la sfida consiste nel mantenere la propria rilevanza in un ambiente nel quale il rapporto con il pubblico è sempre più mediato da soggetti terzi.

Intelligenza artificiale e nuove responsabilità del servizio pubblico

L’intelligenza artificiale rappresenta la prossima grande trasformazione dell’ecosistema mediale. Gli strumenti generativi stanno modificando i processi di produzione, distribuzione e consumo dei contenuti e aprono nuove opportunità in termini di efficienza, personalizzazione e accessibilità.

Allo stesso tempo emergono rischi significativi legati alla disinformazione, ai deepfake, alla trasparenza algoritmica e alla concentrazione del potere informativo nelle mani di pochi operatori globali.

In questo scenario il servizio pubblico è chiamato a svolgere una funzione ancora più importante: garantire affidabilità delle informazioni, verificabilità delle fonti, alfabetizzazione digitale e sviluppo di competenze critiche tra i cittadini.

Missione, governance e finanziamento: un disegno unitario

Uno degli assunti centrali del paper è che missione, governance e finanziamento non possano essere affrontati separatamente.

La governance deve essere coerente con la missione assegnata al servizio pubblico. Il finanziamento deve essere adeguato agli obiettivi che gli vengono richiesti. La missione deve essere sufficientemente chiara da consentire una verifica effettiva dei risultati ottenuti.

Affrontare uno solo di questi aspetti senza intervenire sugli altri rischia di produrre riforme parziali e prive di una reale capacità trasformativa.

Oltre lo share: come misurare il valore pubblico

Se il contesto è cambiato, devono cambiare anche gli strumenti di valutazione.

Accanto agli indicatori tradizionali di ascolto diventa necessario sviluppare metriche capaci di misurare il contributo del servizio pubblico alla società: fiducia, pluralismo, inclusione, qualità dell’informazione, promozione culturale, innovazione e capacità di raggiungere pubblici diversi.

La questione non riguarda soltanto l’efficienza dell’azienda, ma la sua capacità di generare valore pubblico.

Una riforma che riguarda la democrazia

È in questa prospettiva che la discussione sulla governance, pur importante, appare soltanto una parte di una riflessione più ampia.

Le trasformazioni determinate dalla digitalizzazione, dalle piattaforme globali e dall’intelligenza artificiale impongono di ripensare il ruolo del servizio pubblico nel XXI secolo. La vera sfida non consiste soltanto nel definire chi governa la Rai, ma quale funzione essa debba svolgere all’interno dello spazio pubblico contemporaneo.

Per questo motivo la riforma del servizio pubblico non può essere considerata una semplice questione aziendale o istituzionale. Essa riguarda la capacità del sistema democratico di garantire ai cittadini informazione affidabile, pluralismo, conoscenza e partecipazione in un ambiente comunicativo sempre più dominato dagli algoritmi e dagli intermediari globali. In ultima analisi, riguarda la democrazia stessa.

Autore
Formiche

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