Putin apre la nuova Duma tra accuse di brogli e proteste
- Postato il 27 settembre 2026
- Estero
- Di Agi.it
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La Russia si prepara all'insediamento della nona legislatura con Putin che presidierà i lavori della nuova Duma il 30 settembre. Russia Unita consolida la propria supremazia parlamentare con 349 seggi su 450, mentre cresce la contestazione dell'opposizione che denuncia irregolarità nelle elezioni del 18-20 settembre. Il presidente russo collega il risultato al sostegno popolare per la guerra in Ucraina, in un contesto di crescenti tensioni politiche interne e internazionali.
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Putin apre la nuova Duma tra accuse di brogli e proteste
AGI - Vladimir Putin presiederà il 30 settembre la prima seduta della nuova Duma, eletta nelle contestate legislative del 18-20 settembre, mentre l'opposizione avvia proteste per denunciare presunti brogli. Lo ha annunciato Viktor Pinski, responsabile del gruppo di lavoro incaricato di preparare l'apertura della nona legislatura della Camera bassa russa, dove Russia Unita, il partito del Cremlino, disporrà nuovamente della maggioranza costituzionale. La formazione di governo ha ottenuto 349 dei 450 seggi.
Putin difende il voto e collega il risultato alla guerra
Putin ha difeso il risultato, sostenendo che i russi abbiano votato in maggioranza per la vittoria dell'esercito in Ucraina. "Voglio rivolgermi ai nostri soldati e comandanti al fronte. Voglio che sappiate, compagni, che questo voto è per voi. La gente crede in voi, nella nostra vittoria, nel vostro eroismo e nella vostra lealtà alla patria", ha dichiarato questa settimana.
L'opposizione denuncia presunte irregolarità
L'annuncio della seduta inaugurale coincide con la mobilitazione dell'opposizione, che denuncia la falsificazione dei risultati sia nel voto di lista sia nei collegi elettorali. Russia Unita è risultata vincitrice in tutte le regioni del Paese. La prima manifestazione si è svolta ieri a Syktyvkar, capitale della repubblica dei Komi, su iniziativa del Partito comunista. Vi hanno partecipato circa cento persone, dopo che l'amministrazione comunale non aveva né autorizzato né vietato l'iniziativa. Proteste analoghe sono state convocate in altre dieci città della Russia europea e della Siberia, tra cui Mosca, San Pietroburgo, Kazan ed Ekaterinburg. In alcuni casi le autorità locali hanno respinto formalmente le richieste.
Comunisti e Yabloko contestano la rappresentatività del voto
Sia i comunisti sia Yabloko, l'unico partito pacifista russo, sostengono che il risultato non rispecchi gli orientamenti della società, nella quale, secondo la loro lettura, due terzi dei cittadini desiderano una rapida cessazione dei combattimenti e l'avvio di negoziati di pace. "Queste elezioni, a mio giudizio, non hanno rispecchiato la volontà dei cittadini né rispondono ai loro desideri", ha affermato in un video l'esponente comunista Nikolai Bondarenko, escluso dalla candidatura alla Duma per un'immagine del defunto leader dell'opposizione Alexei Navalny.
Le accuse di frode e il caso Krasnodar
I comunisti denunciano in particolare la sottrazione di "quasi mezzo milione di voti" nella regione meridionale di Krasnodar. Gli analisti, alla luce dei precedenti, ritengono tuttavia poco probabile che il leader del partito, Ghennadi Ziuganov, ricorra ai tribunali. Quando Ziuganov ha tentato di denunciare alla televisione pubblica la manipolazione dei risultati a favore del partito di governo, il giornalista ha interrotto improvvisamente il collegamento durante l'intervista.
Questa settimana il politologo Aleksandr Kynev, dichiarato "agente straniero" a febbraio, è stato inoltre posto in custodia cautelare con accuse di traffico di droga, per le quali rischia una pena compresa tra dieci e vent'anni di carcere. Secondo gli esperti citati dalla stampa indipendente, a Russia Unita, accreditata prima delle elezioni di circa il 34% delle intenzioni di voto, sarebbero stati attribuiti tra 18 e 20 milioni di voti in più rispetto a quelli effettivamente ottenuti. Nella loro valutazione potrebbe trattarsi della più ampia frode elettorale dall'arrivo di Putin al Cremlino nel 2000, superiore anche a quella denunciata nel 2011, quando scoppiarono le maggiori proteste antigovernative dalla dissoluzione dell'Urss.
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