“PUD imposto e bandi in ritardo”, lo sfogo dei balneari di Spotorno: “Stagione estiva compromessa”
- Postato il 3 luglio 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Spotorno. Hanno atteso la fine della procedura di assegnazione per l’estate 2026 l’associazione Bagni Marini di Spotorno per rompere il silenzio raccontando quel che accade sul litorale nel pieno della stagione turistica.
“Per molti di noi la stagione è iniziata soltanto a luglio e in questo contesto è impossibile non notare che il Comune ci sta osteggiando in tutti i modi”, dichiarano i balneari di Spotorno. “Ora riteniamo corretto chiarire alcune questioni, far sapere a tutti che il Pud ci è stato imposto, nonostante avessimo proposto un modello alternativo, che pur arrivando al 40% di spiagge libere come vuole il Comune, non è neppure stato preso in considerazione. Abbiamo promosso progetti sociali, a tutela ambientale: iniziative preziose, che a Spotorno non vengono apprezzate”.
La questione affonda le radici nella primavera travagliata appena trascorsa. Otto stabilimenti (Bagni Kontiki, Premuda, Le Ville, Santa Maria, Palace, Tamurè, La Torre e L’Ancora) erano finiti al centro di un complesso iter burocratico, in quanto definiti “abusivi” per la mancata firma del titolo provvisorio. Intervistati da IVG.it, alcuni di loro avevano dichiarato: “Noi avevamo già parzialmente sgomberato ma non è bastato. Ci è stato chiesto di levare proprio tutto perché siamo considerati abusivi. Ci siamo, a malincuore, dovuti allineare e così abbiamo lavorato giorno e notte per sgomberare tutto, a stagione già avviata”. Gli stabilimenti sono stati costretti a uno sgombero forzato entro il 12 giugno. Il sindaco Mattia Fiorini aveva spiegato invece la posizione dell’amministrazione: “L’ordinanza di sgombero è stata notificata già a gennaio. Questi otto stabilimenti non hanno voluto firmare il titolo provvisorio, mentre circa l’80% degli altri concessionari lo ha sottoscritto. Per questo motivo vengono considerati abusivi“.
Aggiungeva il primo cittadino: “I tempi erano noti da mesi. Avevano tutto il tempo per organizzarsi e sgomberare. Invece si sono ridotti all’ultimo momento. Il termine resta fissato al 12 giugno. Quando ci comunicheranno di aver concluso lo sgombero, faremo le verifiche tecniche e soltanto dopo potremo aprire le buste. Se siamo arrivati a giugno in questa situazione non è certo responsabilità del Comune”. Ma l’associazione dei balneari rincara: “Otto stabilimenti balneari sono stati chiusi punto e basta e, notare bene, si tratta di attività che davano lavoro e offrivano servizi che vengono contemplati anche tra i requisiti necessari per conquistare la Bandiera blu, che non vuol dire solo mare pulito, ma ricettività a 360 gradi”. Al termine della procedura comparativa, sei lotti sono stati riassegnati, mentre per altri non sono pervenute offerte o non erano ammissibili, trasformandole di fatto in spiagge libere.
Il 2 marzo scorso, durante il Consiglio comunale, è stato adottato il nuovo Piano di utilizzo del demanio marittimo (PUD) che puntava ad aumentare fino al 40% la quota complessiva di spiagge libere e libere attrezzate, con la conseguente eliminazione di nove stabilimenti balneari rispetto all’assetto attuale. “La questione Pud è più controversa di quel che si vuol far vedere” precisano i balneari. “Ad agosto 2024 il Comune ci ha informato della stesura del Pud, a novembre 2025 c’è stata la prima riunione con delle slide, ma non ci è stato fornito alcun documento da esaminare. Siamo arrivati a gennaio 2026 con l’assemblea pubblica, a febbraio c’è stato il Consiglio comunale, ma ancora noi non avevamo i documenti. Solo a quel punto abbiamo potuto presentare le osservazioni, e ne abbiamo mandate moltissime (lo hanno fatto anche i cittadini e i commercianti). Siamo ancora tutti senza risposta. Abbiamo anche proposto un Pud alternativo, che arriva al 40% di spiagge libere, come voleva il Comune, ma salvando tutte le attività (i concessionari, i circoli velici, le pesche sportive, il campo solare, l’istituto Garrone delle suore che invece nel Pud del Comune sono state sacrificate).”
Questa pratica ha diviso non solo i cittadini ma anche il mondo politico: da una parte c’è chi appoggia la rivoluzione ferrea del sindaco Mattia Fiorini, dall’altra dall’altra c’è chi, invece, ritiene “una follia prevedere gli 800 metri lineari di spiagge libere e libere attrezzate, difficili da gestire e a rischio di un turismo mordi e fuggi non compatibile col target del paese”.
Angelo Vaccarezza, consigliere regionale di Forza Italia, con una lettera, indirizzata al sindaco Mattia Fiorini e al segretario comunale, aveva chiesto l’annullamento in autotutela della delibera con cui, lo scorso 2 marzo, il consiglio comunale di Spotorno ha adottato il Pud. Secondo Vaccarezza, infatti, la fase preparatoria per arrivare al nuovo piano in consiglio comunale risultava “viziata dalla presenza in commissione e nelle consultazioni obbligatorie con cittadini e categorie, di due consiglieri di maggioranza, di cui uno assessore, che per loro stessa dichiarazione nella seduta di consiglio del 2 marzo si trovavano in condizione di obbligo di astensione ai sensi della normativa vigente in materia di conflitto d’interessi”.
Dall’altre parte Selena Candia, capogruppo di AVS, plaude al modello spotornese: “Il provvedimento del sindaco Fiorini si muove nel pieno rispetto di una legge regionale e permetterà a tutti di accedere a beni comuni” dichiarava. “Non intendiamo demonizzare l’attività imprenditoriale: nelle spiagge libere attrezzate possono convivere sia l’accesso gratuito sia il lavoro di chi gestisce gli arenili. Questo modello vincente è già operativo in altri Stati europei, come la Francia e la Spagna”.
I balneari di Spotorno concludono: “La nostra proposta era chiara, abbiamo ridisegnato il litorale, tutti i concessionari avrebbero rinunciato a una porzione di spiaggia creando spiagge libere di dimensioni medie, oltretutto tra i vari stabilimenti balneari, che si impegnavano pure a sorvegliare la balneazione e tenerle pulite. Resta una proposta alternativa per noi valida, che comunque raggiunge il 40%, ma non è stata considerata. E’ un gran peccato, il Comune ad oggi non ha nemmeno fornito una risposta e la gente deve saperlo. In questo processo di imposizione del Pud c’è anche una palese violazione della legge 13/99 articolo 11 comma bis, cioè mancato rispetto della concertazione: in tutti questi incontri non siamo mai stati chiamati per parlare del Pud, anzi ci è stato imposto e ciò genera un vizio formale che porta all’illegittimità della delibera adozione. Questo potrebbe portare ad essere annullata dal Tar”.