PSG, Luis Enrique oggi è il n.1: dove hanno sbagliato Roma e De Laurentiis, i motivi del flop Italia
- Postato il 29 aprile 2026
- Di Virgilio.it
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Ai piedi di Luis Enrique, oggi il miglior allenatore del pianeta. Perché i trofei contano, senza dubbio, ma da soli non bastano a spiegare uno status. Il tecnico asturiano è diventato un riferimento assoluto anche per tutto ciò che va oltre i successi: la mentalità, il modo di intendere il calcio come spettacolo totale, la capacità di restituire al gioco un’intensità che lo rende, oggi, il più bello del mondo anche grazie a partite come il 5-4 tra PSG e Bayern Monaco.
Mentre ci ritroviamo a raccogliere i cocci dell’ennesima mancata qualificazione al Mondiale – la terza consecutiva -, vale la pena ricordare che l’allenatore che domina la scena internazionale è passato anche dall’Italia. A Roma è rimasto soltanto una stagione, tra incomprensioni e tensioni. E non è tutto. Successivamente è stato anche bersaglio degli sberleffi di Aurelio De Laurentiis.
- Perché Luis Enrique è il numero 1
- La differenza tra la Roma e il PSG
- Il solito problema tutto italiano
- Le critiche di De Laurentiis a Luis Enrique
Perché Luis Enrique è il numero 1
Nel calcio competenza e soldi contano, sì, ma fino a un certo punto. Per andare oltre, per scrivere la storia, per arrivare in cima, servono anche i “los huevos”, gli attributi, il coraggio. E Luis Enrique ne ha da vendere. Lo ha dimostrato nella capacità di rialzarsi dopo una delle prove più dure che la vita possa mettere davanti a una persona, la tragica scomparsa della figlia di 9 anni Xana, strappata troppo presto da un osteosarcoma. E lo ha dimostrato ancora una volta ricostruendo il Paris Saint-Germain a sua immagine e somiglianza.
Via le superstar, via le individualità ingombranti: Messi, Neymar, Mbappé. Follia pura o visione lucida? La risposta, come sempre, è arrivata dal campo. Le figurine hanno lasciato spazio a calciatori funzionali, plasmati sui principi dell’allenatore. Il risultato è stato storico: nella scorsa stagione il PSG ha conquistato la prima Champions League della sua storia, travolgendo l’Inter in finale con cinque gol, un’autentica dimostrazione di forza. Alla terza stagione sotto la Torre Eiffel, Luis Enrique ha inoltre già messo in bacheca due Ligue 1 (con la terza sempre più vicina), due Coppe di Francia, due Supercoppe nazionali, una Supercoppa Europea e una Coppa del mondo per club. L’unica macchia, se così può essere definita, resta la finale del Mondiale per club persa contro il Chelsea. Dettagli.
La differenza tra la Roma e il PSG
Se il calcio italiano è piombato in una crisi senza precedenti, che riguarda club e Nazionale, una delle ragioni è anche molto semplice: la mancanza di pazienza. Nasser Al-Khelaïfi ha fatto ciò che a Roma non è stato possibile: ha concesso a Luis Enrique il tempo necessario per portare avanti il suo progetto, anche quando i risultati non erano immediati.
Ricordate invece cosa accadde nella Capitale? Ingaggiato nella stagione 2011-2012 dopo l’esperienza al Barcellona B – lo stesso percorso di crescita intrapreso da Pep Guardiola – l’allenatore asturiano alzò bandiera bianca al termine del campionato, nonostante un contratto biennale. “Me ne vado perché sono molto stanco”, confessò. Chiuse al settimo posto con 56 punti, mancò la qualificazione alle coppe europee, fu eliminato ai preliminari di Europa League dallo Slovan Bratislava e perse entrambi i derby contro la Lazio per 2-1.
Il solito problema tutto italiano
Le critiche che accompagnarono la sua unica stagione italiana lo spinsero all’addio anticipato. Perché non è nella nostra indole aspettare: si vuole tutto e subito, sempre. Altrimenti si cambia.
Eppure, anche in quella prima Roma americana – guidata da Thomas DiBenedetto, con Franco Baldini direttore generale e Walter Sabatini direttore sportivo – si intravidero già sprazzi dell’odierno Luis Enrique: gli allenamenti divisi per reparti, la ricerca ossessiva del gioco, alcune prestazioni come il 4-0 all’Inter, il 3-1 al Napoli e il 2-0 di Bologna, che potevano rappresentare le basi di un progetto solido e duraturo. Oggi Luis Enrique ha raggiunto la cima. La Roma, nonostante i cambi di proprietà, è ancora alle prese con l’ennesima rivoluzione, frutto di idee confuse e di una mancanza di lungimiranza
Le critiche di De Laurentiis a Luis Enrique
L’addio di Luciano Spalletti dopo la conquista dello storico terzo scudetto del Napoli portò Aurelio De Laurentiis a sondare diversi profili per la panchina azzurra, tra cui anche Luis Enrique. Lo spagnolo, reduce dal flop ai Mondiali del Qatar con la Spagna, scelse però di rimettersi in gioco al Paris Saint-Germain.
L’impatto con la nuova realtà francese non fu immediato, tra difficoltà iniziali e risultati altalenanti, tanto da spingere il vulcanico patron azzurro – che nel frattempo aveva i suoi problemi con Rudi Garcia – a una dichiarazione piuttosto netta: “Avevo chiamato Luis Enrique e meno male che è andato in Francia, guardate che risultati sta facendo. Lui non mi aveva nemmeno convinto negli excursus dialettici che abbiamo avuto per tre giorni”. Parole che, col tempo, hanno assunto un peso decisamente diverso. È proprio vero: a volte è meglio non dire nulla e lasciare che sia il tempo a rivelare tutto.