Provincia Cosmica. Intervista all’artista che ha lasciato tutto per vivere in campagna (nel segno di Joseph Beuys) 

  • Postato il 10 gennaio 2026
  • Arti Visive
  • Di Artribune
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Arte e agricoltura convivono nella pratica di Giorgia Severi (Ravenna, 1984), scultrice e disegnatrice che ha scelto la campagna come studio. A Borgo Pasini, piccola località in Emilia-Romagna, coltiva ortaggi per i grandi chef, portando avanti un’intensa ricerca sul paesaggio e sugli ambienti naturali che vanno scomparendo o modificandosi velocemente per azione antropica. 

Intervista a Giorgia Severi 

Hai studiato restauro antico, ma con il tempo i tuoi interessi si sono evoluti, prestando sempre più attenzione alla natura e alle tematiche ambientali. Mi racconti qualcosa di te? 
La mia formazione artistica è avvenuta nell’ambito del mosaico e del restauro a Ravenna, dove successivamente ho frequentato l’Accademia di Belle Arti. Credo di aver sempre avuto una naturale predisposizione a tematiche legate all’ecologia, per un’innata sensibilità verso l’ambiente; ma quello che ha acceso la lampadina sono stati proprio gli studi di restauro, in particolare la conoscenza del libro Teoria del restauro di Cesare Brandi, in cui ho percepito un profondo pensiero ecologico da poter applicare al mondo attraverso operazioni artistiche di rigenerazione e che si prendessero cura di ciò che se ne stava andando. 
 
Dimmi di più… 
In quella che Brandi chiamava “l’unità potenziale dell’opera d’arte” (in cui sosteneva che, anche se fisicamente frammentata, l’opera conserva in ogni sua parte la capacità di essere percepita come un tutto) vedevo la possibilità di evocare presenza attraverso l’assenza, il ricordo e le tracce. 

Per un’inclinazione molto intima e personale, il mio focus è sempre stata la “natura” come unica via di salvezza, quindi iniziai ad applicare le regole del restauro al paesaggio lavorando a progetti che si occupavano del rapporto tra persone e territorio, emergenza climatica, problematiche ambientali e paesaggi culturali. Sentii l’urgenza di immortalare le grandi pareti che una volta accoglievano i ghiacciai e trasferire su tela e su carta le texture di foreste e paesaggi cancellati dall’azione antropica attraverso le tecniche del frottage e del calco diretto, apprese durante gli studi di restauro e che da anni erano diventate la mia “pittura”. 

Giorgia Severi al lavoro sulle vigne Bonotto durante la residenza artistica Officina Malanotte, a cura di Daniele Capra, foto credits Nico Covre
Giorgia Severi al lavoro sulle vigne Bonotto durante la residenza artistica Officina Malanotte, a cura di Daniele Capra, foto credits Nico Covre

L’arte di Giorgia Severi in provincia di Ravenna 

Dopo gli studi hai vissuto a lungo all’estero. Il tuo ritorno in Italia è coinciso con il progetto di ristrutturazione di un vecchio casolare in campagna, nei pressi di Cervia. 
Dal 2014 al 2017 ho vissuto in Australia, ma nel 2015 sono tornata momentaneamente in Italia per la 56esima Biennale di Venezia alla quale ho partecipato con il Padiglione collaterale Country: un progetto realizzato insieme ad artisti indigeni australiani, dedicato al paesaggio culturale. Successivamente per esigenze familiari ho deciso di tornare in Romagna, dove, insieme alla mia famiglia, stavamo ristrutturando un casolare di campagna – il luogo dove tuttora abito, ho il mio studio e l’azienda agricola. 
 
Qui, a Borgo Pasini, piccola località in provincia di Ravenna, porti avanti una serie di operazioni artistiche mirate ad aumentare la consapevolezza su tematiche ambientali, climatiche ed ecologiche. Tra queste Cultura Coltura. Me ne parli? 
Cultura Coltura nasce come progetto sperimentale di ricerca sull’ambiente e sul rapporto uomo-terra. In questo progetto si uniscono indagine scientifica e artistica, pratiche agricole e culturali, cucina, cibo e umanità. Nel mio percorso ho appreso che l’agricoltura intensiva è una delle ragioni per cui ora il mondo si trova in queste condizioni; ho quindi deciso di prendere in gestione i terreni annessi alla proprietà di famiglia per sperimentare l’agricoltura in altri modi, dove sostenibilità, territorio, tempo, valorizzazione ed ecologia sono vere pratiche quotidiane. Inizialmente alcuni amici chef e ristoratori hanno saputo del progetto, e mi hanno proposto di coltivare ortaggi per loro; dopo circa un anno è nato Orto Zangàl, l’azienda agricola biologica che gestisco insieme ai collaboratori, dove si producono farina del nostro frumento, ortaggi, erbe aromatiche e fiori eduli. 
 
Un progetto nato nel segno di Joseph Beuys, artista a cui ti senti vicina per sensibilità e “missione”… 
Beuys diceva che “mentre noi lavoriamo alla natura, la natura lavora dentro di noi”. Il suo concetto di “scultura sociale” – attraverso l’unione di arte e agricoltura in una messa in pratica attiva nella società – è sempre stato il mio traguardo non solo ideale. 

Arte e agricoltura nelle opere di Giorgia Severi 

Perché portare avanti questo tipo di ricerca in provincia (dove le persone sono teoricamente più attente al rapporto con la natura), piuttosto che in città (dove forse c’è meno attenzione per questi argomenti, e dunque più bisogno di stimoli in questa direzione)? 
La provincia è un vero campo di prova dove vivere, applicare la teoria e fare esperienza diretta. Qui ci si riempie di paesaggio e dei suoi significati per poterne poi diventare portavoce altrove, dove c’è bisogno. In questo modo il mio studio può avere un’estensione en plein air proprio fuori dalla porta di casa, senza dover continuamente salire montagne o cercare foreste e fare paesaggio quotidianamente. 
 
Come risponde la comunità politica e imprenditoriale alla tua attività? 
Diciamo che la comunità politica non ha ancora dato segni di interesse. Cultura Coltura è seguito principalmente da chi conosce la mia ricerca artistica. La risposta imprenditoriale arriva invece da chef e ristoratori che condividono i valori del progetto. 
 
Alex Urso 

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Autore
Artribune

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