Proteste in università in Senegal, la polizia irrompe e uccide uno studente: come si è arrivati a questo punto?

  • Postato il 17 febbraio 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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I lacrimogeni entrano prima nei viali, poi nei padiglioni. La polizia senegalese irrompe nel campus dell’Università Cheikh Anta Diop di Dakar il 9 febbraio scorso, con l’ordine ufficiale di “proteggere le infrastrutture”. Ma i video girati con i telefoni dagli studenti — verificati da testate internazionali — mostrano un’altra scena: agenti che entrano nel campus sociale, lacrimogeni sparati vicino alle residenze, manganellate su ragazzi disarmati. In quelle ore, tra il fumo acre e le urla, muore Abdoulaye Ba, 21 anni, iscritto al secondo anno. L’autopsia recente parla di gravi e ripetute ferite alla testa.

Abdoulaye Ba non è morto per caso. È morto alla fine di settimane di proteste per una ragione semplice e concreta: le borse di studio universitarie non vengono pagate da quasi due anni. Per migliaia di studenti senegalesi, quella borsa mensile di 40.000 franchi Cfa — circa 60 euro — non è un bonus o un aiuto extra. È tutto. Affitto della stanza in dormitorio o fuori campus, pasti alla mensa, trasporti, i libri e qualche birra, quando possibile. Se quella borsa salta, o arriva con mesi di ritardo, non ci sono grandi alternative. E in Senegal i ritardi nel pagamento accumulati arrivano fino a tredici mesi. In un contesto di inflazione crescente, quei pochi soldi diventano una questione di sopravvivenza materiale. Lo Stato dice ai giovani “studiate, sarete il futuro del Paese”, ma poi li lascia senza mezzi per farlo.

Il collettivo degli studenti dell’università accusa apertamente la polizia: “Hanno sparato contro di noi”, dicono, e denunciano Abdoulaye come “brutalmente torturato a morte”. Il sindacato dei docenti universitari usa parole più istituzionali ma ugualmente nette: l’uso della forza è stato “sproporzionato”. Lo Stato senegalese risponde con la linea ufficiale della “protezione delle infrastrutture”, ma quella morte ha incrinato qualcosa di profondo.

Come si è arrivati a questo punto? Il Senegal è considerato uno degli Stati più maturi e democratici del continente africano. Gli scontri di febbraio non sono un fulmine a ciel sereno: sono l’esplosione di una frattura che da anni si allarga tra studenti e Stato, con le borse di studio al centro e la crisi economica sullo sfondo.

Il nuovo presidente Bassirou Diomaye Faye, eletto nel 2024 a soli 44 anni, era in carcere fino a pochi giorni prima delle elezioni. Ma le promesse e la buona fede del “ragazzo presidente” si sono scontrate con una realtà più dura: un debito pubblico più pesante del previsto, margini di bilancio strettissimi, pressioni dei partner finanziari internazionali. Un audit sui conti pubblici ha messo in luce quasi 7 miliardi di dollari non dichiarati, accumulati dai precedenti governi di Macky Sall. Un buco nero nei bilanci che riduce drasticamente lo spazio per la spesa sociale.

Risultato: meno risorse per stipendi pubblici, sovvenzioni, welfare universitario. Tagli dove è “più facile” politicamente, anche se non necessariamente più giusto. E così le borse di studio restano sospese.

Fondata nel 1957, l’Università Cheikh Anta Diop di Dakar è il principale ateneo del Senegal, con oltre 90.000 iscritti, molti provenienti da tutta l’Africa francofona. Per il momento, resta chiusa. Centinaia di studenti fuorisede hanno dovuto sgomberare le stanze in poche ore, tornando alle loro famiglie o trovando sistemazioni di fortuna a Dakar. Come se non bastasse, tutte le associazioni studentesche sono state sospese “a titolo precauzionale”. Un passo ulteriore verso l’incomprensione di quella Generazione Z che ha sempre rappresentato la forza e la speranza del Senegal.

Il dramma di Abdoulaye Ba incrina lo stato di grazia del nuovo potere uscito dalle urne del 2024. Un governo che si era presentato come “di rottura” si ritrova a gestire l’università con gli stessi strumenti contestati all’era Macky Sall. Tra i lacrimogeni e aule vuote la domanda che attraversa Dakar è brutale e semplice: come può un potere nato dalle piazze arrivare a reprimere le stesse piazze che lo hanno portato al governo?

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