Progettare il paesaggio ligure, a Tursi il convegno per celebrare l’architetto Ignazio Gardella
- Postato il 4 febbraio 2026
- Cultura
- Di Genova24
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Genova. Non un semplice omaggio, ma un lungo e appassionato viaggio a ritroso nel tempo alla (ri)scoperta di un architetto che, nel ‘900, ha saputo plasmare, come pochi altri, il paesaggio urbano di Genova e della Liguria, con un approccio progettuale fondato su rigore, misura e rifiuto dell’ornamento superfluo, nel rispetto del contesto urbano e delle sue peculiarità architettoniche, storiche e paesaggistiche.
Grande partecipazione questo pomeriggio, nel salone di rappresentanza di Palazzo Tursi, al convegno Ignazio Gardella: progettare il paesaggio ligure, a cura di Emanuele Piccardo/plug_in in collaborazione con la Fondazione Ordine Architetti di Genova e con il patrocinio di Comune di Genova, Archivio Storico Gardella e associazione Docomomo Italia.
Il convegno, introdotto dai saluti dell’assessore alla Cultura del Comune di Genova Giacomo Montanari, ha visto gli interventi di:
– Emanuele Piccardo – architetto e critico di architettura – “Ignazio Gardella: progettare il paesaggio ligure”
– Andrea Vergano – architetto e urbanista – “La città di Gardella”
– Simona Gabrielli – architetto, presidente della Fondazione Ordine Architetti di Genova e curatrice della sezione su Genova della mostra “Ignazio Gardella architetto. Costruire le modernità” allestita nel 2006 a Palazzo Ducale.
Le conclusioni sono state affidate all’assessora comunale all’Urbanistica Francesca Coppola.
“Chiudere un evento su Ignazio Gardella non significa riporre un capitolo in archivio. Significa, piuttosto, portare fuori, nelle scelte quotidiane della città, uno sguardo, un metodo, una responsabilità – dichiara Coppola – Gardella ci parla ancora oggi perché ci ricorda una cosa semplice e difficile al tempo stesso: la modernità è una misura, è la capacità di fare architettura e città con rigore, sobrietà, rispetto del contesto e attenzione profonda a come le persone vivono gli spazi. Non un’idea di qualità come immagine, ma come esperienza: camminare, attraversare, sostare, riconoscersi in un luogo”. “Valori che per la nostra amministrazione – evidenzia l’assessora Coppola – diventano una direzione politica: rigenerare prima di espandere, prendersi cura dei quartieri che sono stati più a lungo trascurati, alzare la qualità dei progetti non solo nei luoghi “vetrina” ma ovunque, perché la dignità dello spazio è un diritto di tutte e tutti”.
“Il pensiero e le opere di un grande architetto come Ignazio Gardella sono ancora oggi perfettamente visibili nella nostra città, grazie alla sua straordinaria capacità di far dialogare l’antico con il contemporaneo – spiega l’assessore alla Cultura Giacomo Montanari – Ricordiamo Gardella, ad esempio, per il rispetto con il quale ha saputo intervenire nel recupero di una porzione di centro storico, quella di Sarzano, completamente devastata dagli eventi bellici e che ha rischiato, per un progetto di rifacimento integrale che non teneva conto delle preesistenze, di essere totalmente cancellata dal corpo e dalla memoria della nostra città”.
“Ancora oggi – prosegue Montanari – credo che l’intervento proposto e realizzato negli anni successivi per il recupero di San Silvestro e della sede vescovile sia, in assoluto, tra i più rispettosi del patrimonio architettonico monumentale genovese. Gardella, come detto, è riuscito, come pochi altri a intervenire sull’antico, tributandogli quel rispetto che oggi vediamo, ad esempio, in un importante edificio a funzione pubblica come la facoltà di architettura dell’Università di Genova che – conclude l’assessore – incarna alla perfezione l’idea gardelliana di un’architettura capace di dialogare con il territorio”.
“A distanza di vent’anni dalla mostra a Palazzo Ducale – racconta Simona Gabrielli, presidente della Fondazione Ordine Architetti Genova – il lavoro su Ignazio Gardella ci invita a interrogarci sull’attualità del suo messaggio. Il suo modo di leggere Genova come città stratificata, in cui il progetto nasce dal confronto con la morfologia urbana e con la memoria dei luoghi, resta un riferimento ancora valido per riflettere oggi sul rapporto tra architettura contemporanea e contesto”.
Il convegno, dedicato all’architetto, ingegnere e designer Ignazio Gardella (1905-1999), ha ripercorso la vita professionale e i capolavori, genovesi e liguri, di uno dei maggiori esponenti dell’architettura novecentesca italiana. Nato a Milano ma di origini genovesi, Gardella ha mantenuto per tutta la sua carriera un legame profondo con la nostra città, ereditato anche attraverso una tradizione familiare di architetti risalente all’Ottocento e alla figura di Carlo Barabino.
Lo stretto rapporto con Genova è ben rappresentato dal piano particolareggiato di San Donato e San Silvestro (1969) – rimasto tuttavia in gran parte sulla carta, tranne che per la facoltà di architettura dell’Università di Genova – con cui Gardella ridisegnava la porzione più antica del centro storico genovese, risalente al castrum romano e coincidente con la zona destinata all’insediamento delle università.
Con questo intervento Gardella ha innescato il successivo processo di recupero architettonico e sociale culminato con l’edificio della facoltà di architettura (1975-1989), a cui seppe conferire un forte motivo di identità e un significativo legame con la città.
Dal convegno è emersa, più in generale, la capacità di Gardella di riuscire, attraverso i suoi progetti, a costruire parti di città in dialogo con il tessuto esistente, facendo diventare la nuova architettura parte integrante del tessuto urbano: a Genova così come ad Alessandria (Case per impiegati della Borsalino, 1950-1952) e sulla riviera ligure (Piani di Invrea, Arenzano), con progetti urbanistici e architettonici di residenze per vacanze segnati da una scrupolosa attenzione al rapporto tra costruito, materia e paesaggio.
Gardella, ricordato e celebrato su tutti i libri di storia dell’architettura moderna, e insignito nel 1955 del Premio Olivetti per l’Architettura, è stato quindi capace, come pochissimi altri, di prendere in prestito gli elementi della poetica architettonica genovese e ligure per disegnare e progettare un paesaggio complesso e compresso tra montagne e mare.